Moda, l’allarme dei sindacati:
«Milioni di ore di cassa integrazione,
chiuse 500 aziende in 10 anni»
CRISI - E' questo il quadro tracciato da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec dopo un anno e mezzo di pandemia. Bracalente: «Per riprendere i volumi del 2019 dovremo attendere altre due collezioni, quindi non sarà prima della fine del 2022». Ballini: «E’ chiaro che per sostenere questo comparto è necessario che il governo continui con ammortizzatori sociali». Broglia: «il blocco dei licenziamenti è stato prorogato a fine ottobre per il settore moda ma dobbiamo ancora capire cosa sono i contorni»

I sindacati hanno lanciato l’allarme per il settore. Da sinistra David Ballini, Manuel Broglia e Marco Bracalente
di Mauro Giustozzi
Si impenna la richiesta di ore di cassa integrazione, in dieci anni hanno chiuso oltre 500 aziende, gli addetti si sono ridotti e solo grazie alla proroga del blocco dei licenziamenti abbinati al mantenimento degli ammortizzatori sociali il settore moda e manifattura può guardare al futuro. Puntando verso una ripresa del comparto che, se il covid non avrà una recrudescenza nei prossimi mesi, potrebbe giungere nella seconda metà del 2022. Questo il quadro allarmante del settore nella nostra provincia che viene dipinto dalle organizzazioni sindacali territoriali di categoria.
Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec dopo un anno e mezzo di pandemia con particolare attenzione alle dinamiche occupazionali. «La cassa integrazione con causale covid del periodo aprile-giugno di quest’anno purtroppo conferma come le richieste arrivate alle categorie manifattura, moda, chimico, gomma-plastica, ceramica –afferma Marco Bracalente della Filctem– per il 95% interessa il settore moda e quanto ad esso connesso come i fondi per calzature. Una tendenza che si è verificata sin da inizio pandemia, dal marzo dello scorso anno che ha portato ad una sospensione dell’attività legata alle collezioni. Per via della chiusura dei negozi, con la clientela che non ha potuto circolare di fatto il settore si è bloccato per diverse collezioni stagionali che sono di fatto saltate. Dovesse terminare magicamente la pandemia oggi il manufatturiero, che è presente massicciamente nella nostra provincia, avrebbe ancora ripercussioni di lungo periodo. Se il covid andrà ad esaurire la circolazione come tutti auspichiamo, per riprendere quelli che erano i volumi del 2019 dovremo attendere altre due collezioni e quindi non prima della fine del 2022 si potrebbe prevedere una ripresa vera del settore con l’aumento delle produzioni. Per questo è fondamentale l’accompagnamento del comparto con blocco dei licenziamenti e ammortizzatori sociali fino a quel momento per evitare una ulteriore chiusura di imprese sul territorio».
Già prima della pandemia la moda, e in particolare il settore calzaturiero molto presente nel maceratese, non è che vivesse momenti esaltanti come testimoniato i numeri snocciolati da David Ballini della Femca Cisl. «La dimensione del comparto moda in provincia -ha sottolineato il sindacalista- che ricomprende pelletteria, calzature, tessile, abbigliamento presentava nel 2010 ben 1944 aziende attive di cui 1423 artigiane mentre nel 2020 siamo scesi a 1428 aziende attive di cui 971 quelle artigiane: quindi si è registrata una perdita di 516 aziende (di cui 452 artigiane). Anche per quanto concerne gli addetti che lavorano in questi comparti al 2018 il dato si attestava sui novemila dipendenti. E’ chiaro che l’arrivo della pandemia ha contribuito e contribuirà ancora a mettere in crisi le imprese di questi settori e quindi il rischio è che ci sia un ulteriore calo di questo dato occupazionale che finora regge grazie ad ammortizzatori sociali e blocco dei licenziamenti. Pure in questo ambito i numeri sono eloquenti: se nel 2011 per tutto l’anno in questo territorio sono state utilizzate 1 milione e 454 mila ore di cassa integrazione nel 2018 eravamo scesi a 511 mila ore di cig. Nel 2019 c’era stato un lieve incremento delle ore di cassa ma l’esplosione autentica è giunta nel 2020 con ben 6 milioni e 132 mila ore di cassa integrazione usufruite dalle aziende. In questi primi quattro mesi del 2021 sono state già spese 1 milione e 600 mila ore di cig. Ammortizzatori sociali che hanno sostenuto da un lato l’occupazione in azienda e dall’altro il reddito dei lavoratori. E’ chiaro che per sostenere questo comparto è necessario che il governo continui con ammortizzatori sociali per accompagnare il manufatturiero-moda verso la ripresa che non potrà essere però così immediata per tutta una serie di motivazione che abbiamo illustrato». Su blocco dei licenziamenti, ammortizzatori sociali, formazione professionale e costi delle materie prime in vertiginoso aumento si è invece soffermato Manuel Broglia della Uiltec Marche. «La situazione del territorio è complessa, articolata e difficile attraverso un lungo periodo che ha inciso sull’economia del territorio –ha ribadito Broglia-. E’ notizia di oggi che il blocco dei licenziamenti è stato prorogato a fine ottobre per il settore moda ma dobbiamo ancora capire cosa sono i contorni. Dietro a questo comparto c’è un indotto legato a tante lavorazioni e dobbiamo valutare come verranno coinvolte in questo blocco. Siamo anche in un momento di rinnovo contrattuale: nel calzaturiero c’è un’ipotesi di accordo che ora sarà sottoposto ai lavoratori per l’approvazione dell’accordo raggiunto ma quello che deve essere assolutamente rinnovato è proprio quello della moda. C’è uno stato di agitazione in corso nel distretto maceratese-fermano che è tra i più importanti d’Italia. C’è da potenziare la vocazione territoriale del comparto attraverso la creazione di percorsi che portino i nostri giovani ad entrare in azienda come avviene in altre regioni italiane. Abbiamo tentato in passato questa strada ma se non c’è il coinvolgimento di tutti gli attori, sindacato, imprese e scuole, non si riesce a creare questo percorso di formazione dedicato ai nostri ragazzi. Su questo si può e si deve lavorare in sinergia. Tra le altre criticità che investono il settore ci sono la dimensione delle imprese, la difficoltà di accesso al credito, la legalità nel lavoro visto che stanno iniziando a presentarsi dei contratti nazionali non sottoscritti dai nostri sindacati più rappresentativi e che presentano minori garanzie per i lavoratori. In questo periodo si registra anche l’impennata dei prezzi delle materie prime che comporta difficoltà di reperirle oltre all’aumento dei costi. Nel calzaturiero i suolifici non riescono a fornire materiale a chi assembla le scarpe e ciò provoca rallentamenti o interruzioni di intere produzioni. Il territorio, il distretto della moda può rialzarsi ma questo non deve passare tramite esuberi di personale bensì col sostegno di ammortizzatori sociali che consentano il mantenimento di quelle professionalità che altrimenti andrebbero perdute per sempre».
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