«Ho la fibromialgia,
non riesco a vestirmi e cucinare
ma sono una malata invisibile»

L'ESPERIENZA di Valentina Ciccarelli, 27 anni, studentessa Unimc, che ha scoperto da 3 anni di essere affetta dalla patologia che colpisce l'apparato muscolo-scheletrico. «Ho perso un anno di università perché non riuscivo a muovermi, grazie alla mia forza di volontà sono riuscita a riprendermi»
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Valentina Ciccarelli

 

di Elisabetta Brasca

«Era gennaio 2018 quando ho iniziato a sentire i primi dolori ai muscoli e alle ossa, non sapevo cosa fosse ed ero spaventata. Dopo vari controlli mi è stata diagnosticata la fibromialgia e ho passato un brutto periodo a letto, quello che più mi ha aiutato è stata la vicinanza del mio fidanzato e della mia famiglia». Sono queste le parole con cui Valentina Ciccarelli, 27 anni, studentessa di Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata spiega l’iter della sua malattia.                                     

Come è iniziato tutto?

«All’inizio avevo dei dolori sopportabili che poi si sono acutizzati in maniera molto rapida nel giro di qualche giorno, i medici pensavano fosse cervico-brachialgia e quindi mi avevano dato da fare delle punture di cortisone per 15 giorni ma i dolori non cessavano, dopo svariati controlli, ho prenotato una visita specifica e mi hanno diagnosticato la fibromialgia attraverso il test tender points. Dopo di che mi sono stati somministrati dei medicinali ma non ho ricevuto grande giovamento. Ho provato in seguito delle sedute laser che però anch’esse non hanno sortito effetto e quindi spontaneamente ho deciso di non prendere più medicine».

Quali  sono i movimenti in cui trova difficoltà?

«Qualsiasi movimento che prevede l’utilizzo della parte destra del corpo superiore tipo aprire il frigorifero, cucinare, vestirsi. Molte persone che hanno delle forme più gravi della mia non riescono ad esempio ad uscire di casa. Ci sono periodi in cui si intensifica, periodi in cui si riesce a sopportare. Ho perso un anno di università perché non riuscivo a muovermi, grazie alla mia forza di volontà sono riuscita un po’ a riprendermi. Personalmente cerco ogni giorno di non abbattermi nonostante i dolori non cessano nemmeno un secondo, nel tempo però mi sono abituata a sopportare il più possibile. Cerco quindi di vivere un’esistenza normale per quel che mi è consentito quindi uscire, guidare e stare in compagnia con le mie amiche e il mio fidanzato. Non è sempre facile perché ci sono giornate in cui provo forti dolori ma non mollo mai, devo riconoscermi che ho una grande tenacia».

La fibromialgia non è riconosciuta come malattia, cosa pensa a riguardo?

«Mi confronto con diversi gruppi sui social, c’è da dire che il malato fibromialgico è definito il malato invisibile perché non si conoscono bene cause e cure di questa malattia che infatti non è riconosciuta dalla sanità e inoltre molti medici non hanno approfondito questa patologia quindi ci si sente un po’ soli. Diciamo che nei pazienti solitamente il fatto di non essere capiti è un sentimento che va per la maggiore. La mia speranza è che si possa investire sulla ricerca per progredire nella conoscenza di questa malattia, mi auguro poi che lo stato possa aiutare le persone meno abbienti per curarsi ed anche in ambito lavorativo essere tutelati perché obbiettivamente non si possono affrontare delle mansioni al pari di una persona non affetta dalla fibromialgia».



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