La corsa del contagio nel Maceratese,
ora è tra le province più colpite d’Italia
con 329 casi su 100mila abitanti

L'ANALISI di Claudio Maria Maffei - E' 17esima nel Paese: la zona rossa è arrivata in ritardo, ma sta anche ai cittadini fare la propria parte. Ci vorrà del tempo perché la situazioni migliori, un virus con queste caratteristiche più è presente in una popolazione e più tende a diffondersi
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Andamento negli ultimi 30 giorni della incidenza di nuovi casi ogni 100.000 abitanti nella Provincia di Macerata. Fonte: dott. Paolo Spada (elaborazioni pubblicate sulla pagina Facebook di Pillole di ottimismo)

 

di Claudio Maria Maffei*

Purtroppo se c’è un modo per rendersi odiosi è quello di partire con “io l’avevo detto”. E allora facciamo fare gli odiosi a quanti dicono da settimane che di fatto Ancona e Macerata erano da considerarsi rosse quanto a diffusione del Covid-19. Il virus è cambiato sia con le sue varianti che con i suoi meccanismi di diffusione, che coinvolgono molto di più le scuole, e con le caratteristiche dei pazienti che colpisce in forma grave, che sono sempre più spesso adulti e qualche volta giovani. Quello che non è cambiato purtroppo, e semmai è in alcuni casi peggiorato, è l’atteggiamento di chi governa e purtroppo di una parte dei cittadini.

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Claudio Maria Maffei

Chi governa, il presidente Acquaroli e la sua Giunta, ha aspettato oltre ogni ragionevole limite il momento in cui dichiarare zona rossa prima Ancona e poi Macerata. Guardiamo tanto per fare un esempio l’andamento della incidenza dei nuovi casi negli ultimi 30 giorni nella Provincia di Macerata e confrontiamolo con quanto è stato scritto qui, con quanto ha deciso la Regione e con quanto hanno fatto alcuni cittadini. Il 4 febbraio l’incidenza settimanale di nuovi casi in provincia di Macerata era già di 172 ogni 100.000 abitanti (limite considerato da alcuni come già meritevole di una zona rossa “preventiva” in quanto superiore a 150) per poi scendere fino a 139 il 9 febbraio, rimanere più o meno stabile fino al 22 febbraio (150 casi) e poi cominciare a salire rapidamente: il 24 febbraio 183, il 27 febbraio 222, il 2 marzo 249 e ieri 6 marzo 329 (17esima Provincia più colpita in Italia).

Il 7 febbraio avevamo scritto qui che Ancona e Macerata erano da zona rossa, il 27 febbraio era la giornata della folla ammucchiata nel centro di Civitanova Marche e il 6 marzo è stato l’inizio della zona rossa per la provincia di Macerata. Solo che nel frattempo la saturazione teorica dei posti letto di terapia intensiva è salita al 40%, ma in realtà se si tiene conto dei posti letto effettivamente operativi è molto più alta. E quindi la rete ospedaliera è in grande affanno.

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La folla a Civitanova nell’ultimo weekend di zona gialla

Adesso, in attesa del vaccino che prima o poi faremo tutti (almeno quelli in età per poterlo e doverlo fare), sta anche ai cittadini fare la propria parte. Ci vorrà del tempo perché la situazioni migliori perché un virus con queste caratteristiche più è presente in una popolazione e più tende a diffondersi. Basta pochissimo per contagiarsi come i dati dimostrano. E serve meno di prima con le attuali varianti come quella inglese. Ma un’arma c’è ed è la solita: rispetto delle banali regole nel distanziamento, nell’uso della mascherina e nel lavaggio delle mani. Cose che ai giovani soprattutto non sembrano stare sempre nella testa.

Adesso si entra in un periodo della stagione (quello di fine inverno e inizio primavera) che rischia di essere il peggiore per la circolazione di un virus con queste caratteristiche. Esattamente un anno fa, il 6 marzo 2020, nelle Marche c’erano 20 ricoverati in terapia intensiva e 93 ricoverati in tutto. Dopo 3 settimane il 27 marzo i ricoveri in terapia intensiva erano saliti a 162 e i ricoveri totali a 932. Ma quest’anno certamente non succederà niente di lontanamente simile, ma sta a tutti noi fare in modo che non solo non ci sia un ulteriore aumento, ma che anzi ci sia una ragionevolmente rapida caduta nella incidenza di nuovi casi. E poi arriverà finalmente il vaccino per tutti.

*Medico e dirigente sanitario in pensione

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