L’appello di un parrucchiere a Legnini:
«Sfrattato quattro anni dopo il sisma,
non posso chiedere i contributi»

MACERATA - Mattia Chiacchiera, che aveva il locale in via Barilatti dichiarato inagibile nel 2020, chiede un intervento del commissario alla Ricostruzione: «Mi sento abbandonato da tutti»
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Matteo Seccacini e Mattia Chiacchiera

 

Affitta un locale per aprire una parrucchieria nel 2017, ma nel 2020 il Comune dichiara lo stabile inagibile a causa del sisma e ne ordina lo sgombero. E ora lui non può neanche accedere ai contributi per la ricostruzione. E’ la paradossale vicenda che vede protagonista suo malgrado Mattia Chiacchiera, piccolo imprenditore che ha un’attività commerciale di parrucchieria a Macerata. E che ora lancia un appello al commissario alla Ricostruzione Giovanni Legnini. Chiacchiera riesce ad aprire nel 2017 la sua parrucchieria in via Barilatti 1. Con notevoli costi e sacrifici prende il locale in affitto e avvia l’attività. Tutto bene fino all’agosto scorso, quando il Comune, a ben quattro anni dal sisma, dichiara lo stabile inagibile a causa delle lesioni riportate e ordina lo sgombero di tutto lo stabile in cui vivono anche diverse famiglie. E così Chiacchiera si trova dall’oggi al domani senza più il suo locale. Nel frattempo, riesce a trovarne un altro, sempre a Macerata, grazie alla solidarietà dimostrata dal suo collega Matteo Seccacini. Ma quanto fa richiesta dei contributi per la delocalizzazione delle attività commerciali destinati al cratere, arriva la beffa: non può accedere ai fondi perché la sua attività è stata avviata dopo il sisma. Da qui l’appello a Legnini. «Le scrivo – si legge nella lettera di Chiacchiera – in merito alla mia grave situazione venutasi a creare in questo agosto a seguito dell’ordinanza immediata di sgombero del locale sito in via Achille Barilatti di cui ero affittuario, emessa dal comune di Macerata a seguito delle lesioni riportate dall’immobile a causa del sisma del 2016. Le allego anche la riposte di rigetto dell’Usr Marche per usufruire dei fondi di delocalizzazione per le attività commerciali come la mia, facendoci ritrovare completamente abbandonati dallo Stato e letteralmente “in mezzo ad una strada”. Il motivo del rigetto è che la stipula di contratto di affitto del locale commerciale è del gennaio 2017, a sisma avvenuto, e quindi secondo l’Usr non ammissibile nei requisiti. Ci ritroviamo in un periodo di estrema incertezza sicuramente aggravata dal Covid e dal sisma. Le chiedo fortemente un suo intervento. Mi sento abbandonato da tutti e non stiamo parlando di cifre astronomiche, ma per me al momento sono vitali».

(Redazione Cm)

 

«La mia attività salvata da una poltrona in affitto»

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