Felycita, il sogno e realtà:
«In primavera iniziano i lavori
Sarà un posto pieno di speranza»

USSITA - Gianfranco Tombini anticipa il progetto di ricostruzione del suo hotel di Frontignano, che andrà prima demolito: «Ci sarà anche una sorta di beauty farm». Unico ostacolo, al momento, un cavillo che gli accollerebbe tutta l'Iva dei lavori, quasi 400mila euro: «Stiamo aspettando una risposta ma è tutto approvato. Non vediamo l'ora di iniziare»
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Gianfranco e Felicita Tombini

 

di Federica Nardi

La primavera porterà a Gianfranco Tombini e famiglia la notizia più attesa: la demolizione e la ricostruzione del loro hotel Felycita a Frontignano di Ussita. Sempre se (perché nella ricostruzione post sisma i “se” della burocrazia sono più resistenti che mai anche dopo quattro anni) si sbloccherà «l’inciampo dell’Iva».

Lo chiama così Tombini, che spiega: «Non so se non ci hanno pensato all’inizio, ma le attività commerciali con la partita Iva, come me, dovrebbero pagare le fatture per conto proprio, così che dovrei anticipare quasi 400mila euro di Iva per i lavori, man mano che proseguono, soldi che davvero non abbiamo e che comunque dopo dovrei recuperare». Sul caso comunque stanno lavorando vari enti, anche la Protezione civile è stata informata e una soluzione, confida Tombini, si troverà. Se non a livello statale, potrebbe essere anche Cassa depositi e prestiti a farsi garante della somma, per lui e altri nella sua situazione.

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L’hotel Felycita da demolire e ricostruire

In ogni caso la prospettiva di ricostruire per Tombini genera un ottimismo più forte di qualsiasi ostacolo. Anche perché «è tutto approvato – spiega -. Sono veramente soddisfatto di quello che arriverà per il Felycita. La cubatura sarà la stessa ma le comodità saranno maggiori. Ci saranno 21 camere, 2 suite, l’ascensore che prima non c’era. E vari locali, oltre a una sorta di beauty farm per i visitatori. Delle belle cose, verrà un bel locale pieno di speranza e soddisfazione».

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L’inaugurazione di “Cotto e mangiato”, la delocalizzazione del Felycita

L’ingegnere che segue il progetto ha anche pronosticato una data di fine lavori: «Due anni, iniziando quest’anno – spiega Tombini -. Non vediamo l’ora che si incominci, il punto interrogativo è solo questa situazione dell’Iva che forse all’inizio non hanno considerato perché non eravamo in molti». Nel frattempo comunque il cuore del Felycita non si è mai fermato. Prima con un furgoncino e da quest’anno con la delocalizzazione che sorge poco distante, “Cotto e mangiato”, l’attività sta procedendo bene nonostante la pandemia. «Va molto bene, con piena armonia e voglia di riprendere il lavoro che avevo prima – conclude Tombini -. C’è una bella presenza e sono veramente soddisfatto. Certo, in questi mesi del Covid, non c’è certezza. Ma siamo monytanari con la testa dura, affrontiamo tutto quanto».

Frontignano fa il pieno di sciatori anche con gli impianti chiusi Taglio del nastro al “nuovo” Felycita



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