Spacciatori “mordi e fuggi”,
sgominato un gruppo di nigeriani:
13 arresti e cinque denunce

MACERATA - Operazione della Squadra mobile, coordinata dal procuratore Giovanni Giorgio. Il giro di spaccio di eroina messo in piedi da persone che si alternavano tra loro. «Dopo l’omicidio di Pamela cambiato il modo di operare, non più luoghi fissi». Tra gli arrestati c’è chi aveva spacciato un migliaio di dosi. Per evitare di essere presi erano pronti a ingoiare lo stupefacente
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L'unità Cinofili in azione

 

di Gianluca Ginella (foto di Fabio Falcioni)

Spacciatori pendolari a Macerata, tredici persone colpite da misure cautelari in carcere, altre 5 sono state denunciate per spa.ccio. Si tratta di cittadini nigeriani che vendevano eroina nel capoluogo.

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Il questore Vincenzo Trombadore, il procuratore Giovanni Giorgio e il commissario capo Matteo Luconi, dirigente della Squadra Mobile di Macerata, durante la conferenza stampa

Un’attività di spaccio iniziata dal 2017 e proseguita fino al 2020. I nigeriani coinvolti nel mercato dello spaccio a Macerata «hanno modificato il modo di operare, applicano la tecnica del mordi e fuggi – dice il procuratore Giovanni Giorgio -. Sono pronti a ingoiare le dosi che portano in bocca, come successo venerdì scorso quando un giovane nigeriano ha ingoiato 14 dosi (l’uomo, che è tra i 13 nigeriani raggiunti dalla misura cautelare, era stato poi arrestato dopo un inseguimento con la polizia, ndr)».

L’operazione è della Squadra mobile di Macerata, diretta dal commissario capo Matteo Luconi, coordinata dal procuratore Giovanni Giorgio, ha ricostruito un giro di spaccio messo in piedi da persone che si alternavano tra loro e che avevano modificato le piazze delle cessioni di droga dopo le indagini seguite al delitto di Pamela Mastropietro e a una 50ina di misure cautelari legate a reati di spaccio nel capoluogo (verso altre persone che non rientrano tra quelle colpite dall’ordinanza di oggi). Prima c’erano punti fissi in cui avvenivano gli episodi di spaccio, ora sono diventati “mobili”. Le indagini, ha sottolineato il procuratore erano partite sotto il precedente questore, Antonio Pignataro, e sono proseguite con l’attuale questore, Vincenzo Trombadore.

foto-arrestoNumerosi gli episodi di spaccio che sono stati registrati dagli inquirenti nel corso delle indagini. Tra gli indagati c’era chi aveva ceduto 100-150 dosi e anche chi ne aveva vendute un migliaio. Dosi di eroina, vendute al prezzo di 25-30 euro per ogni mezzo grammo. Il questore Vincenzo Trombadore che ha ringraziato il procuratore «che non ci fa mai mancare la sua vicinanza all’attività di contrasto allo spaccio», ha sottolineato l’importanza di far sentire la presenza della polizia e delle forze dell’ordine nella lotta al contrasto della vendita della droga. Ha aggiunto anche che in questa battaglia sarà coinvolta anche la polizia locale e gli agenti seguiranno dei corsi di formazione per operare sul campo nel contrasto allo spaccio.

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Un momento dell’operazione

«Le 13 ordinanze attestano impegno della Squadra mobile nel contrasto allo spaccio di droga. A Macerata, dopo l’uccisione di Pamela Mastropietro, lo spaccio da parte della criminalità nigeriana prosegue con modalità diverse – ha spiegato il procuratore Giorgio -. Prima c’erano zone fisse dove avveniva il “mercato”, adesso, dopo una 50ina di misure cautelari, le modalità dello spaccio sono cambiate. Ora abbiamo spacciatori che vengono da fuori, attuano la tecnica del mordi e fuggi, vanno in determinati luoghi, non in centro comunque, e dopo l’incasso quotidiano tornano nei comuni dove vivono». Comuni vicino a Macerata o nelle provincie vicine. Il problema ha sottolineato il procuratore è che «Quando capiscono di essere scoperti magari ingeriscono le dosi di droga. Cosa pericolosa perché c’è il rischio che l’ovulo possa rompersi». Giorgio ha sottolineato che in provincia la domanda di droga rimane elevata e che il contrasto deve avvenire anche su altri tavoli. Ha spiegato che «ci sono temi più grandi, quale può essere quello di una normativa più adeguata al contrasto».

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Il questore Vincenzo Trombadore e il procuratore Giovanni Giorgio

Il commissario Luconi sull’attività di indagine ha spiegato che «nasce a fine 2019 e mette in luce un duplice dato, da un lato la professionalità delle 13 persone raggiunge da misure cautelari e dall’altro la mobilità degli stessi. Professionalità perché sono persone che hanno lo scopo di smerciare in maniera capillare lo stupefacente nel capoluogo. È stato accertato che lo stupefacente veniva trasportato in ovuli in bocca, che denota la scaltrezza e la pericolosità sociale dei soggetti. La mobilità: dopo un periodo determinato di spaccio, i soggetti venivano rimpiazzati da altre persone provenienti da altre province. Dunque difficile individuarli». Ha sottolineato che uno degli indagati nell’arco di tre anni si è assicurato un profitto di oltre 20mila euro.

Nel corso dell’operazione (partita sabato ma alcune misure sono in fase di esecuzione), sono state svolte perquisizioni domiciliari, col supporto di operatori dei reparti Prevenzione crimine e dell’Unità cinofili della questura di Ancona, nei luoghi ritenuti di interesse investigativo perché frequentati dai pusher.

(Aggiornato con servizio completo)

 

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Il procuratore Giovanni Giorgio

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Il commissario capo Matteo Luconi, dirigente della Squadra mobile di Macerata

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