«Miglioreremo le mense scolastiche
guardando a realtà più virtuose»

MACERATA - Gli interventi dell'assessora Katiuscia Cassetta e della consigliera comunale Romina Leombruni sul tema che ha acceso il dibattito consiliare e ha fatto scendere in piazza i genitori degli istituti coinvolti dalla sperimentazione
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Leombruni

Romina Leombruni

 

Sperimentazione per le mense scolastiche di Macerata, oggi tornano sull’argomento Romina Leombruni, del gruppo consiliare Sandro Parcaroli sindaco, e l’assessora Katiuscia Cassetta. Ieri l’argomento è stato oggetto di discussione in Consiglio comunale con una mozione di Stefania Monteverde (Macerata bene comune) che non è stata approvata. Sempre ieri pomeriggio una delegazione di una trentina di genitori delle cinque scuole coinvolte dalla sperimentazione (Mameli, Villa Serra, Frank, Natali e De Amicis) è scesa in piazza della Libertà per protestare contro la sperimentazione (che dovrebbe partire a marzo), chiedendo all’amministrazione di confrontarsi prima di partire.

«In queste ultime settimane – dice Leombruni -, sono stata contatta da molti genitori preoccupati della riorganizzazione delle mense scolastiche e per questo mi sono documentata visto che ho vissuto tutti i passaggi delle mense personalmente. Al momento, gli uffici del Comune di Macerata hanno allo studio una riorganizzazione per il servizio mensa non una esternalizzazione del processo. Si tratta, nello specifico, di far preparare i pasti dai cuochi del Comune di Macerata da alcune mense serventi verso mense riceventi senza perdere di qualità. Questo servizio è già attivo da tre anni, con successo, per la scuola d’infanzia Padre Matteo Ricci, che riceve il pasto dalla Mameli. Ora tale servizio si vorrebbe attuare anche in altre mense dove il primo piatto verrà preparato in loco mentre il condimento e il secondo dalla mensa servente. Sono già stati studiati i tempi di percorrenza, che al massimo sono di 15 minuti, e il pasto sarà trasportato in contenitori che mantengono la temperatura senza pertanto far perdere le proprietà organolettiche – spiega Leombruni -. Questa riorganizzazione permetterà di ridurre le ore lavorative, senza licenziare nessuno, e questo avverrà non sostituendo i pensionamenti e riducendo le ore di scodellamento. È stato valutato il costo del nuovo trasporto e, al netto della riduzione delle ore lavorative, ci sarà un risparmio di 60mila euro. Questo permetterà di dotare le cucine di attrezzature più avanzate e di formare i cuochi. Il cibo verrà trasportato in contenitori adatti al trasporto e al mantenimento della temperatura come stabilito dalla normativa vigente». Nella classifica 2019/2020 di Foodinsider sulle mense scolastiche, «il Comune di Macerata è posizionato all’undicesimo posto» e Leombruni sottolinea che nel comune di Trento, al quarto posto, «il servizio mensa è strutturato così come il progetto di mense serventi e mense riceventi che vorrebbe attuare il Comune di Macerata».

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La protesta ieri in piazza della Libertà

«Con il progetto proposto dal Comune di Macerata le mense non verranno esternalizzate e date in appalto ma resteranno in mano al Comune; questa sperimentazione permetterà di capire se questo porterà dei giovamenti a livello qualitativo e di risparmio dei costi, senza licenziare nessuno ma non sostituendo i pensionamenti. Da una valutazione che ho fatto con i dati che vanno dal 2015 al 2019, ho potuto appurare che ogni anno il Comune di Macerata ha avuto in media un disavanzo di gestione per il servizio a domanda individuale delle mense di 1 milione e 200mila euro e complessivamente nei 5 anni l’importo totale è pari a 6 milioni di euro. Costi a carico di tutti i cittadini maceratesi. Sicuramente non si vuole risparmiare sulla salute dei bambini ma, al contempo, si può far in modo che i bambini mangino bene acquistando prodotti di qualità e abbassando quei costi che sono eccessivi. Si è consci che i servizi delle mense saranno un po’ in disavanzo, ma 1 milione e 200mila euro circa ogni anno è una cifra esorbitante. L’organizzazione attuale prevede 50 dipendenti tra cuochi e scodellatori per 1.646 pasti, ciò significa che c’è un dipendente ogni 33 pasti quando la media è di un dipendente ogni 60 pasti – ha concluso la Leombruni -. Non si può dunque prescindere da una razionalizzazione dei costi. Sarebbe più facile, e si otterrebbe sicuramente maggiore consenso, lasciare le cose così come stanno ma dobbiamo agire responsabilmente per far sì che il servizio rimanga di qualità abbassando i costi in eccesso. Chi fomenta e cavalca la protesta deve spiegare a tutti i cittadini maceratesi gli elevati costi che si chiedono di finanziare con il contributo di tutti».

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L’assessora Katiuscia Cassetta ieri in Consiglio

L’assessora Katiuscia Cassetta anche oggi ribadisce l’intervento di ieri in Consiglio attraverso un a nota del Comune: «Se è vero che le nostre mense sono inserite all’undicesima posizione nella classifica nazionale di una rivista online dedicata al tema sono però precedute da altre importanti realtà il cui sistema organizzativo si discosta molto dal nostro e i cui punti di forza non sono la cucina interna ma altri e importanti fattori: cibo sano, locale, legato alle stagioni, cucinato bene, esperti di riferimento, controllo costante con tutte le professionalità coinvolte. Per cui forse le nostre mense non sono così perfette come si tende a definirle e se il servizio fosse stato di qualità sicuramente non ci saremmo mossi. Mense per le quali il bilancio comunale investe pesantemente – continua l’assessore Cassetta -. E che abbiamo scoperto non dotate tutte della stessa strumentazione per preparare un cibo sano e nutriente. Dotate di uno solo abbattitore per 13 mense (installato solo a dicembre 2020) non tutte organizzate con personale adeguatamente formato e aggiornato (solo sei le ore di formazione fatte dai cuochi lo scorso anno). Mense che occupano 43 tra cuochi e aiuto cuochi, chi a tempo pieno chi part-time, 7 scodellatori esterni per una produzione media giornaliera di 1646 pasti. Mense che benché per molti genitori funzionino bene potrebbero, secondo il nostro parere, essere ulteriormente migliorate grazie a una possibile riorganizzazione che stiamo analizzando da mesi e che continueremo ad analizzare avendo come obiettivo quello di una mensa di qualità e partecipata dato che tutti saranno coinvolti in percorsi di approfondimento, controllo, proposte e suggerimenti».

Sui 60mila euro circa di risparmio che si otterrebbero, Cassetta ricorda che «sono di tutti e che, nel caso specifico, saranno destinati per una educazione alimentare e per un controllo maggiore. Allora ci siamo chiesti se è possibile provare a migliorare guardando a realtà più virtuose della nostra e tornando, a esempio, a produttori locali a km 0 e magari facendo aggregare i nostri produttori locali in cooperative quando scadrà il contratto di appalto. L’ipotesi che stiamo ancora vagliando, dopo aver coinvolto cuochi, dirigenti, genitori con i Comitati mensa, Asur, ascoltato esperti e consulenti è quella di provare ad ampliare un sistema che funziona per la scuola Padre Matteo Ricci da tre anni e non ha mai creato criticità. Non si tratta di un processo di esternalizzazione, non sarà eliminato il biologico e non ci sarà nessun catering dal momento che il processo di preparazione dei pasti rimane totalmente in gestione diretta, nessuna mensa interna verrà smantellata nell’ipotesi allo studio. Da sempre i pasti vengono anche trasportati alla scuola IV Novembre, via Verdi, Primaria della Pace, e Natali un giorno a settimana. L’unica variante, rispetto a oggi, risiede nel fatto che nelle mense riceventi il secondo piatto e il condimento verranno trasportati da una mensa a un’altra con un tempo di percorrenza di pochi minuti garantendo massima sicurezza e qualità di modo da garantire tutte le proprietà organolettiche del cibo che non subirà sbalzi termici. A tal proposito ricordo che anche attualmente il cibo viene cotto prima e mantenuto a temperatura fino al momento del servizio. Verrà stilato inoltre un aggiornamento del Piano di autocontrollo che prevede la rilevazione puntuale delle temperature del cibo presso la mensa di destinazione. Le mense serventi sono state scelte nelle immediate vicinanze di quelle riceventi. La preparazione del cibo da veicolare è suddivisa in più mense proprio per non creare squilibri e sovraccarichi di lavoro e consentire che la cura del pasto non venga alterata».

Aggiunge Cassetta che «abbiamo già preso contatti con l’Università, con lo Slow Food Marche e con esperti e nutrizionisti di fama nazionale per programmare una serie di lezioni e progetti di sensibilizzazione sul tema. Inoltre è stato espressamente chiesto alla Regione di poterci coinvolgere in programmi e progetti legati ai distretti del cibo biologico che possano permetterci, appena scadrà l’appalto di fornitura, di rivedere il piano di acquisto dei prodotti per le mense».

«Nessuno ha intenzione di mettere a rischio la sicurezza alimentare dei nostri alunni, nessuno ha intenzione di licenziare il personale, nessuno ha intenzione di smantellare 13 mense per il cui allestimento e funzionamento sono stati spesi dei soldi pubblici, ma crediamo sia un dovere e diritto poter analizzare le varie questioni che sono state poste da una parte della popolazione senza pregiudizi o pressioni, ascoltando tutti e rispettando le idee di tutti – ha concluso la Cassetta -. Il confronto è aperto e costante, gli incontri con tutti gli attori coinvolti continueranno anche nei prossimi giorni, ma è difficile interloquire con chi non analizza la questione solo per mere prese di posizioni politiche. Si sta infatti pagando la disinformazione e il fatto che le notizie siano state veicolate in modo errato; è per noi un dovere morale evitare lo spreco e migliorare dove è possibile farlo oltre che adoperarci per un controllo costante e un adeguamento delle cucine con tutte le strumentazioni adeguate. Chi parla di abbassamento della qualità su quali basi lo dice se non si è mai confrontato, nel dettaglio, con chi sta studiando la sperimentazione da mesi?».

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