Treia e l’Asur bruciano i tempi,
riaperto il reparto di Cure intermedie
«Piccoli passi verso una pseudo normalità»
SANITA' - Dopo il restyling, sono tornati operativi i locali dell'ospedale chiusi da maggio. Saranno dedicati ai pazienti no Covid. La direttrice dell'Av3 Daniela Corsi: «Abbiamo anticipato perché ci sono forti esigenze di liberare le medicine. È una azione consequenziale per alleggerire i posti letto». Soddisfatto il sindaco Capponi: «Contento sia per noi che per la sanità provinciale»

Il piano riaperto oggi
di Federica Nardi
Nessuna cerimonia in pompa magna per il traguardo (in anticipo) della riapertura delle cure intermedie di Treia. Anche se oggi pomeriggio nella struttura erano presenti praticamente tutti i vertici della sanità locale. Assente giustificato l’assessore regionale Filippo Saltamartini, trattenuto ad Ancona da un impegno. In ogni caso un passo importante: riaprono i locali al secondo piano che erano chiusi da maggio.

Daniela Corsi
«Dovevano riaprire a marzo – spiega Daniela Corsi, direttrice di Area vasta 3 – ma abbiamo anticipato perché ci sono forti esigenze di liberare le medicine. È una azione consequenziale per alleggerire i posti letto. È una politica dei piccoli passi, per riportarci a una pseudo normalità». Corsi incrocia le dita insomma, perché l’imprevisto con il Covid è sempre in agguato. Ma intanto «il Covid hospital sta funzionando bene – spiega Corsi -, i ricoveri sono stabili sia sul fronte Terapia intensiva che semi intensiva. Il punto adesso era prenderci cura dei pazienti non Covid, non si devono sentire dimenticati».
Nell’ospedale-Casa della salute di Treia, al piano riaperto, ci sono 24 posti letto che però con le nuove regole di distanziamento arriveranno massimo a 18. Sono stati adeguati gli impianti di riscaldamento, elettrico, i pavimento e anche qualche pannello del soffitto. L’attenzione è ai pazienti non Covid appunto anche se, tra chi esce da un ricovero causato dal Coronavirus, sono in molti che hanno bisogno di una riabilitazione. Infermieri e dottori, anche qui, ne hanno viste tante. Alcuni sono stati anche contagiati in questi mesi (ad aprile c’era stato un focolaio, leggi l’articolo) e hanno vissuto il Covid da pazienti con l’ossigeno (e senza nessuna patologia concomitante). Chi contrae il Covid in modo grave non per forza è anziano e malato. Ci sono anche pazienti molto giovani, con meno di 40 anni. Chi esce dalla malattia può avere conseguenze sia muscolari che neurologiche. Da qui l’importanza di strutture come quelle di Treia per accompagnare il recupero una volta che il paziente torna negativo.

Franco Capponi
Il sindaco Franco Capponi si dice «contento che riapra, anche prima del previsto. Sia per noi e anche per la sanità provinciale. Gli ospiti che vengono qui altrimenti fanno “da tappo” nei reparti per acuti di Macerata». Il sindaco sottolinea l’eccellenza, tutta pubblica, della struttura: «In futuro, una volta che l’Inrca tornerà ad Appignano, immaginiamo servizi aggiuntivi per psichiatria, Alzheimer e demenze. Inoltre già abbiamo una Moc, che serve per la misurazione del calcio nelle ossa e tutto un sistema di palestre e trattamenti fisioterapici che sono aperti anche agli esterni».
Presenti oltre allo staff, anche il direttore della struttura Giorgio Caraffa, la direttrice del Distretto di Macerata Giovanna Faccenda, il deputato della Lega Tullio Patassini.

I nuovi termosifoni
Riapre Cure intermedie a Treia, «riattivazione in largo anticipo Decongestioniamo gli ospedali»
Nell’articolo non si parla di personale oltre il direttore, qualcuno può delucidarci?