Centri commerciali alla canna del gas
«Così non reggiamo a lungo
Manca anche la voglia di fare shopping»
VOCE ai responsabili dei grandi punti di vendita: Giulia Gamberini del Cuore Adriatico a Civitanova, Gianluca Tittarelli del Val di Chienti a Piediripa e Marco Masucci de La Rancia a Tolentino
di Laura Boccanera
I saldi non tirano la ripresa, nei centri commerciali le file davanti alle vetrine, la caccia all’affare d’oro o al cappotto scontato su cui si erano messi gli occhi ad inizio stagione ormai sono immagini che appartengono al passato.
Non è tanto una questione di prezzo, ma l’aspetto emotivo culturale connesso allo shopping a mancare. Il momento è molto incerto e gli acquisti per quest’anno sono saltati. I responsabili dei centri commerciali della provincia di Macerata sono concordi nel ritenere l’attuale come uno dei momenti più bassi per lo shopping mai registrati fino ad ora. «Manca proprio la voglia di fare shopping – commenta Giulia Gamberini direttrice del Cuore Adriatico – lo capisco purtroppo. Lo shopping è spensieratezza, appagamento e tutto questo è stato totalmente annullato. Come sono andati i saldi? Male, ovviamente. Nella giornata in cui sono partiti noi eravamo chiusi. Veniamo penalizzati e questa è ormai una scelta sinceramente incomprensibile. L’apertura infrasettimanale non consente di recuperare le chiusure del week end perché quella fetta di clientela non la recuperi, è fatta da chi lavora e non ha tempo durante la settimana per frequentare il centro commerciale. Dateci delle regole, ma non imponeteci la chiusura». Le conseguenze di queste chiusure prolungate hanno già iniziato a far vedere i primi effetti con le serrande abbassate di alcuni punti vendita della ristorazione all’interno del centro commerciale e di alcuni negozi di abbigliamento. «E’ un momento molto triste e difficile e lo scenario purtroppo non è positivo».
Dello stesso avviso anche Gianluca Tittarelli che dirige il centro commerciale Val di Chienti a Piediripa: «Altro che saldi, fra qualche mese mi chiamerà per sapere quanti negozi hanno chiuso. Finché non ci fanno aprire il sabato e la domenica la situazione è brutta. La chiusura a partire da novembre dei centri commerciali come se fossimo i lazzaretti è stato un errore di valutazione, visto che diversamente avremmo dovuto avere un abbassamento sistematico dei contagi e così non è stato. L’unico senso di queste misure è stato mettere in difficoltà le strutture come le nostre. – sostiene Tittarelli – Le chiusure nei fine settimana pesano per il 40% sul budget settimanale. Abbiamo buttato via il Natale, abbiamo buttato via i saldi, fra qualche mese mi chiamerà per chiedermi quanti negozi hanno chiuso».

Il centro commerciale Val di Chienti
Una possibile soluzione sarebbe anche secondo Tittarelli regole rigide, ma possibilità di apertura: «Ci diano un tetto massimo di persone che possono entrare, facciano i controlli e le multe se non siamo in regola, ma ci venga data la possibilità di tenere aperto. Anche perché la gente davvero non ci capisce più niente. A livello di occupazione lavorativa al momento ancora reggiamo, ma se questa situazione diventerà strutturale non potrà reggere a lungo». Impossibile fare paragoni sui numeri: «I confronti sono tutti saltati, anche questa liturgia dei saldi ormai noi del settore neanche la percepiamo più, sì ci sono, ma a mio avviso andrebbe liberalizzato tutto».
«Questo è un momento in cui la gente sta concentrando gli acquisti online e certamente la zona arancione ci penalizza – aggiunge Marco Masucci, responsabile del centro commerciale La Rancia di Tolentino – Spero che chi ha il compito e il dovere di decidere capisca che siamo alla canna del gas. Nel nostro centro, che è stato tra i primi ad aprire dopo la struttura di Ancona e una di Fano, già dopo il lockdown un punto vendita ha chiuso e altri stanno ragionando di farlo. Purtroppo si deve capire che il ristoro come credito di imposta non funziona, serve liquidità sui conti correnti. Avevamo chiesto di anticipare la data dei saldi, ma nessuno ci ha risposto. E nel frattempo le spese del “condominio” del centro commerciale relative a pulizia, manutenzione del verde, corrente elettrica continuano ad arrivare. E su questo anche non abbiamo alcun tipo di agevolazione».




Mi dispiace per i lavoratori dei centri commerciali, mi dispiace per le loro famiglie. Ma l’errore è stato farli nascere: i centri storici si sono sempre più spopolati proprio a causa della loro creazione. Le famiglie, invece di fare un bel giretto per le strade ed i negozi delle città, invece di riempire le stradine dei paesi con le gioiose grida dei bimbi e il tacchettio delle signore sono state stimolate a rinchiudersi in locali pur ampi, ma rimbombanti di falsi rumori e profumi artificiali! È stato invece bello rivedere la vita nelle città e qualche cliente in più nei negozi dei centri storici!!
i negozi sia nei centri commerciali che fuori la domenica e i festivi dovrebbero restare chiusi, i dipendenti hanno diritto di stare con la famiglia almeno un giorno alla settimana, basta con la ” moda” dello shopping festivo , siamo arrivati al punto di tenere chiuso solo a natale e il 1^ gennaio, assurdo!!
D’accordissimo! La domenica è per il riposo, la riflessione e la famiglia. Ovviamente parlavo dei giorni feriali.
invece prima del COVID prosperavano? tra fallimenti e cambi di proprietà non ci si capiva più niente. forse non era il caso di aprirne così tanti no?
Se si abbassano i prezzi la voglia di fare shopping ritorna!