«Giù le mani da nonna Peppina,
non sia oggetto di campagna elettorale»

L'APPELLO di Agata Turchetti, figlia di Giuseppa Fattori, dopo che il centrodestra di Castelfidardo ha individuato sua sorella Gabriella come possibile candidata sindaca: «Noi abbiamo lottato per il sacrosanto diritto di restare nella propria terra. Mia sorella farà le sue scelte. Non dico che ne prendo le distanze, ma reclamo il diritto a scindere le due cose»
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Agata Turchetti con la madre il 30 settembre del 2017, il giorno in cui dovette lasciare la casa di legno

 

di Federica Nardi

«Peppina è stata, è e sarà per sempre questo: il simbolo di una resistenza alla decisione calata dall’alto di andarsene altrove. E la capacità che lei, con il supporto della sua famiglia, è riuscita a mettere in campo per restare nel suo paese. Giù le mani da Peppina quindi, non è un oggetto di campagna elettorale e se la devono finire tutti. Anche la destra di Castelfidardo, se dovesse essere questo il motivo della scelta di mia sorella».

Agata Turchetti è una delle due figlie di Giuseppa Fattori, 98enne di Fiastra diventata simbolo di chi dopo il sisma non ha voluto abbandonare la sua terra a costo – nel suo caso e in quello di molti altri – di lunghe e onerose cause legali. Alla fine la vicenda di Peppina (così la chiamano affettuosamente tutti) è valsa una legge che porta il suo nome e che le ha consentito di restare nella casa di legno che inizialmente era stata sequestrata perché considerata abusiva. L’altra figlia di Peppina è Gabriella Turchetti, individuata dal centrodestra di Castelfidardo come candidata sindaca (lei deve però ancora sciogliere le riserve e al momento non ha confermato). Agata però non vuole che le scelte politiche della sorella gettino un’ombra di ambiguità sulla vicenda della madre.

«Il fatto che mia madre torni in campo ogni volta che si parla di politica a me non va. Perché mamma non vuole essere affatto la porta bandiera di questa o quella forza politica. La scelta che ha fatto o farà mia sorella è assolutamente personale e nessuno deve ricondurla alla vicenda della casetta. È ora di sgombrare il campo dalla relazione causale tra la vicenda della casetta e altre scelte che attengono a singoli componenti della famiglia e non necessariamente vengono condivise da tutti. Non dico che ne prendo le distanze, ma reclamo il diritto a scindere le due cose. Mia sorella farà le sue scelte e sicuramente la sua campagna elettorale verterà sui programmi che ha da amministratrice».

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Nonna Peppina insieme al gatto Oreste

Agata Turchetti ricorda anche il recente studio internazionale di Lucia Ruggeri, docente Unicam e dirigente della Scuola di specializzazione in Diritto civile. «Lei è anche venuta nella casetta da mamma qualche tempo fa, prima dell’inizio della pandemia. Nello studio si afferma che nonna Peppina è l’esempio femminile di resilienza e di resistenza allo stress post traumatico conseguente a una calamità naturale, lo studio era sulla volontà di esaminare l’impatto sociale di una calamità naturale e dello stress post traumatico conseguente sulla vita delle persone che molto frequentemente vengono costrette a lasciare i propri luoghi di origine e di vita e andare altrove, con danni gravissimi. Per quanto riguarda il nostro cratere sappiamo bene di quanto sia cresciuta la mortalità soprattutto tra gli anziani. La fase successiva dello studio era la comparazione del diritto tra i vari stati per capire che cosa è stato fatto a livello normativo nazionale per contrastare le inadempienze della burocrazia e per dotarsi di una legge in grado di garantire il diritto delle persone a restare nei propri luoghi di origine. Sono grata alla professoressa Ruggeri per questa cosa e di aver pensato a mamma come esempio. L’oggetto della questione, almeno per quanto riguarda me, è proprio questo. Il fatto che la nostra battaglia verteva unicamente sul convincimento mio, di mia madre, di mia sorella, che mamma come tutti gli altri avesse il sacrosanto diritto di restare nella sua terra. Se possibile con il supporto dello Stato, altrimenti con il nostro».

Agata Turchetti a tal proposito cita a memoria anche il presidente dell’Ingv, Carlo Doglioni, che durante l’inaugurazione della sede dell’istituto a Camerino disse: “Costringere le persone che hanno subito un trauma ad andare altrove, senza alcuna colpa, significa privarle della libertà di scegliere le proprie condizioni di vita e questo è un vulnus alla democrazia che nessun paese civile può permettersi”.

«Mia madre durante la “deportazione” è stata malissimo nonostante le nostre cure – prosegue Turchetti -. Nell’estate del 2018 ha rischiato di morire. Per questo volevamo che avesse il diritto di restare lì e quindi la norma Salva Peppina che siamo riusciti ad avere, aveva l’unico scopo di garantire questo a Peppina e a tutti coloro che versavano nella medesima situazione e avevano il medesimo desiderio».

Agata Turchetti conclude rivolgendosi a chi ancora oggi insinua doppi fini nella vicenda della casetta: «Se qualcuno ha una storia diversa da raccontare sulla casetta parli ora o taccia per sempre. È ora di finirla. Il mio nome è onorabile ed è ora che basta che qualcuno impunemente continui a gettare il seme del dubbio».

Storie di resilienza al femminile, pubblicazione internazionale su Peppina

La figlia di Peppina candidata sindaco: su Gabriella Turchetti centrodestra compatto



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