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Ospedale di Camerino,
ok al posto di terapia intensiva
«Così mantiene le sue funzioni»

SANITA' - Le operazioni più complesse potranno essere ancora fatte nel nosocomio. Soddisfatto Gianluca Pasqui, vicepresidente del Consiglio regionale. Reazioni dall'entroterra sul no agli ospedali provinciali

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di Monia Orazi

All’ospedale di Camerino si potranno fare gli interventi più complessi, quelli che i medici definiscono di classe A, ed in accordo con il primario di rianimazione Angelo Leo, si potrà usare anche un posto letto di terapia intensiva. A chiarirlo una determina dell’Asur Marche, dopo che il problema era stato sollevato dal primario di chirurgia Giambattista Catalini, insieme ad altri medici dell’ospedale tra cui lo stesso Angelo Leo, venerdì scorso, durante l’incontro con il presidente regionale Francesco Acquaroli. Bene accolto dal comitato per la tutela e la difesa dell’ospedale di San Severino, e dal sindaco di Fiuminata Vincenzo Felicioli, la decisione dell’esecutivo regionale di non procedere più alla costruzione dell’ospedale unico.

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Gianluca Pasqui

A dare la notizia su Camerino è il vicepresidente del consiglio regionale Gianluca Pasqui: «A scanso di equivoci e per corretta informazione, comunico ai cittadini che all’ospedale di Camerino sono possibili anche interventi chirurgici in cosiddetta classe A, in cui rientrano i casi clinici che si possono aggravare, al punto da recare grave pregiudizio alla prognosi. Fra questi, va data assoluta priorità alle patologie tumorali. Qualora si verificasse la necessità di stabilizzare i pazienti operati, sarà possibile utilizzare il posto letto di terapia intensiva disponibile. Tutto questo va a significare che pur essendo riusciti a mantenere, salvo un repentino aggravarsi della situazione pandemica regionale, la struttura “no Covid” e con tutte le difficoltà del caso, compresi i sacrifici richiesti al personale sanitario, l’ospedale di Camerino continua a svolgere le sue funzioni sul territorio».

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L’avvocato Marco Massei con Filippo Saltamartini in un incontro nel 2016

Accolta positivamente a San Severino, la notizia del no regionale all’ospedale unico e il potenziamento della medicina sul territorio, come spiega l’avvocato Marco Massei, vicepresidente del comitato per la difesa e la tutela dell’ospedale Bartolomeo Eustachio: «Con questo punto fermo messo dalla Regione, si è fatto un passo avanti nel dire no ad un ospedale unico. Ora auspichiamo che ci sia un passo in avanti, che come annunciato quando sarà rivisto il piano sanitario, vengano indicate chiaramente le funzioni che avrà ciascuna struttura territoriale. Da sempre sosteniamo che gli ospedali di territorio devono essere riempiti di contenuti, ci auguriamo che in sede di redazione del nuovo piano sanitario ci siano il coraggio e la trasparenza di consultare il territorio, dal sindaco alle associazioni, in modo da evitare di ripetere gli errori del passato. Il primo di metodo, in quanto le scelte sono state calate dall’alto, senza la partecipazione della popolazione, il secondo di merito, sono state privilegiate le zone costiere, non vanno create discriminazioni. Come comitato ringraziamo tutti i consiglieri che hanno votato la risoluzione e coloro che in questi anni, come l’assessore Filippo Saltamartini e la consigliera regionale Elena Leonardi, a cui auguriamo un proficuo lavoro». Anche per Vincenzo Felicioli, sindaco di Fiuminata, è positiva la svolta della Regione, in materia di sanità: «Il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli ha ragione a pretendere un ospedale nuovo per Macerata. Una struttura come quella esistente non è degna di una città civile, è vecchia, è difficile da raggiungere, per il ripristino servirebbero interventi economici molto pesanti. Lo dico da anni, ma nessuno mi ha mai preso in considerazione, non serve l’ospedale unico di area vasta. Servono ospedali funzionanti sul territorio. Un ospedale unico creerebbe le medesime problematiche dell’ospedale regionale di Torrette. L’esperienza insegna, con la chiusura del punto nascite di San Severino, si è contribuito ad ingolfare un’unica struttura, senza benefici per gli utenti».

 

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