Lavori agli argini del Potenza,
«Abbattute decine di querce»
La Regione: «Tutto a norma»

POLEMICA - Le opere sono in esecuzione tra Potenza Picena e Porto Recanati. Le associazioni ambientaliste: «Tutto quel che c’è di naturale e che ospita piante e fauna ed avifauna viene distrutto». Ma Palazzo Raffaello nega: «Il progetto prevede la salvaguardia dei contenuti ambientali, rispettando il paesaggio». In previsione anche una pista ciclabile
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Alcuni degli alberi abbattuti (foto di Uniti per Porto Recanati)

 

Un milione di euro di fondi europei per consolidare gli argini del fiume Potenza, lavori iniziati e «decine di querce abbattute, anche secolari».

Gli argini del Potenza dopo i lavori

Pioggia di critiche sul cantiere avviato in questi giorni dalla Regione nel tratto che va dalla foce alla frazione Molino Gatti (Potenza Picena) dove da più voci è arrivato l’allarme per gli alberi abbattuti e l’habitat a rischio. Dopo le critiche spunta oggi la spiegazione della Regione, che ripercorre addirittura la storia dell’argine dai Benedettini in poi, specificando: «Le scelte progettuali sono state condotte con il massimo rispetto ambientale e del paesaggio: il consolidamento dell’argine esistente ha mantenuto le piante di maggior pregio quali le querce secolari, ha previsto la rimozione di piante infestanti e di minor pregio e di ridotto diametro del fusto. Si ricorda che la normativa, ormai centenaria, vieta la presenza di piante sugli argini perché le radici indeboliscono la stabilità e ne limitano il controllo e la manutenzione».

I primi a lanciare l’allarme sull’abbattimento degli alberi sono stati i componenti di Uniti per Porto Recanati, con tanto di foto: «L’opera comporta l’abbattimento di decine di querce. Attualmente l’attività di “deforestazione” sta interessando il tratto che va dal maneggio Andrea al Camping Paradise, ed a farne le spese sono alberi secolari. Pare che il progetto ne preveda il taglio al fine di evitare che, cadendo, possano fare da paramento al normale deflusso delle acque, sebbene appaia poco probabile che, alberi che hanno resistito alle piene per secoli, siano improvvisamente diventati una minaccia. Seguendo una cultura contadina millenaria le querce vengono messe a dimora ai lati dei fiumi per consolidare le sponde e per rallentare la velocità dell’acqua, e dunque la forza erosiva, in caso di esondazione. Inoltre la vegetazione, offrendo resistenza alla corrente, ritarda la corrivazione delle acque attenuando i picchi di piena. Il danno enorme alla biodiversità non colpisce solo il settore botanico, ma incide anche su tutto il patrimonio faunistico caratteristico di quell’ambiente».

Si sono unite al coro anche tutte le associazioni ambientaliste regionali: «Siamo ovviamente a favore dei lavori che riguardano la riduzione del rischio idraulico nella nostra regione. Quello che si contesta sono le modalità dei lavori che trasformano il fiume eliminando la fascia vegetazionale riparia ed abbattendo tutti gli alberi, anche quelli protetti dalla legge ad iniziare dalle querce, anche se collocati a buona distanza dal letto del fiume, come sta avvenendo presso la foce del fiume Potenza. Il progetto di fattibilità del 2017, per il tratto 5, quello interessato attualmente dall’inizio lavori del Potenza, afferma che “per un normale deflusso delle acque dovrà essere previsto il ripristino di adeguate sezioni con rimozione dei depositi costituenti le barre in alveo e il taglio della vegetazione arborea e arbustiva radicata in alveo”. La domanda è se i lavori come nella realtà effettuati siano coerenti con queste premesse: in pratica tutte le aree presenti lungo il fiume, interessate dai lavori, vengono temporaneamente espropriate e restituite successivamente senza più flora e fauna, senza querce ed altre alberature di interesse naturalistico. Tutto quel che c’è di naturale e che ospita piante anche rare e fauna ed avifauna viene distrutto». Le associazioni puntano il dito contro «tutti i progetti approvati dalla Regione Marche e riguardanti tutti i fiumi delle Marche».

La Regione oggi ribatte che i lavori sono necessari, anche per le situazioni rischiose degli anni passati (in particolare il 2013 quando le acque raggiunsero il campo sportivo) e che «nel 2018 con un finanziamento della Ue, finalizzato alla riduzione del rischio dei territori costieri più urbanizzati, il Genio Civile di Macerata, nel pieno rispetto della normativa vigente,  ha redatto il progetto di riduzione del rischio esondazione. Un progetto che riguarda un tratto fluviale di circa 3 km dalla foce e prevede il consolidamento dell’argine nella sponda sinistra che costeggia la strada comunale e una robusta manutenzione dell’alveo di piena ordinaria. Le scelte progettuali sono state condotte con il massimo rispetto ambientale e del paesaggio: il consolidamento dell’argine esistente ha mantenuto le piante di maggior pregio quali le querce secolari, ha previsto la rimozione di piante infestanti e di minor pregio e di ridotto diametro del fusto. Si ricorda che la normativa, ormai centenaria, vieta la presenza di piante sugli argini perché le radici indeboliscono la stabilità e ne limitano il controllo e la manutenzione. L’attuale progetto, al fine di non disturbare l’habitat delle querce salvaguardate, prevede la scelta progettuale di effettuare rinterri nella zona di ombra della chioma e setti metallici al di fuori. Un’impostazione che trova la principale motivazione nella salvaguardia dei contenuti ambientali, rispettando pienamente quelli del paesaggio che non sarà danneggiato in nessun modo dai lavori di consolidamento che si sostanziano in un continuo morfologico di minimo impatto visivo, in considerazione dell’esistente e della sua altezza che solo in alcuni punti supera il metro dalla campagna circostante. Inoltre, i lavori che renderanno solido l’argine, in sicurezza idraulica ed il suo facile controllo permetteranno di rendere carrabile la sommità dell’argine che potrà permettere anche la realizzazione di una ciclovia lungo fiume in sicurezza stradale. Le scelte progettuali sono state esaminate ed approvate dalle autorità competenti sia in ordine alla valutazione ambientale e paesaggistica, sia sotto il profilo dei regolamenti comunali. Non è superfluo, infine, ricordare che mantenere in funzione l’argine è un dovere previsto dal codice civile nella apposita sezione delle acque pubbliche».

(Fe. Nar.)

 



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