«Jaspal era finalmente felice:
dopo tanti sacrifici
aveva trovato un lavoro sicuro»

TOLENTINO - La cugina del 48enne morto in un incidente in bici: «Da una settimana aveva trovato il nuovo impiego dopo aver perso anni fa quello che aveva a Civitanova a causa di un infortunio alla mano. Ogni giorno faceva 28 chilometri in bici, aveva comprato un motorino, ma doveva finire di sistemarlo»
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La moglie di Jaspal Singh, a sinistra, con la cugina del 48enne

 

di Francesca Marsili

Aveva trovato un lavoro sicuro da solo una settimana dopo anni di impieghi precari dovuti ad un infortunio ad una mano e al licenziamento dell’azienda in cui era impiegato a Civitanova. Per andarci c’erano però da fare quei quotidiani e sfiancanti chilometri di curve che oltre che faticosi sono divenuti fatali. Proprio due giorni fa Jaspal Singh con tanto sacrificio, era riuscito a comperare un motorino di seconda mano che gli avrebbe risparmiato di percorrere pedalando quella strada di tortuosa salita che separava Tolentino da San Severino, la sua casa dal suo posto di lavoro. Aveva ancora qualcosina da mettere a punto su quel mezzo, cosi l’uomo, questa mattina, all’alba, ha scelto di salire ancora una volta in sella alla sua bicicletta, ma lungo quel serpentone d’asfalto, alle 4,45, ha tragicamente perso la vita cadendo e battendo la testa dopo essere stato sorpassato da un furgone. Era indiano Jaspal, viveva a Tolentino da quasi due anni, al secondo piano di un palazzo di viale Bruno Buozzi.

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Jaspal Singh

Aveva 48 anni, una moglie e due bambini piccoli: una femminuccia di 8 anni e un maschietto di 5. Sulle spalle una vita dura, piena zeppa di difficoltà, che per un assurdo scherzo del destino si è spezzata proprio nel momento in cui le cose sembravano girare nel modo giusto, lontano dalla sua terra di origine e dove sognava un futuro migliore per la sua famiglia. «Era felicissimo, da soli sette giorni aveva finalmente trovato un lavoro dignitoso a Taccoli di San Severino dopo essere stato per tantissimo tempo disoccupato – racconta tra le lacrime, ma composta, sua cugina Jit Kawal accorsa subito dopo aver appreso la tragica notizia – il motorino gli serviva per evitare di fare tutti i giorni 28 chilometri di strada pedalando, e forse se lo avesse preso chissà… si sarebbe salvato». Seduta sul divano di casa la moglie di Jaspal, Sita Devi sua connazionale è atterrita dal dolore, incredula, pietrificata. Soltanto poche ore prima aveva con orgoglio salutato suo marito che con sacrificio stava cercando di andare incontro ad una nuova vita per la sua famiglia ma che proprio sulla questa strada ha incontrato la morte. Attorno alla vedova e i suoi bambini, i parenti e la comunità indiana limitrofa, accorsi per stringersi a loro protezione.

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Il motorino comprato da Jaspal Singh

«Jaspal aveva vissuto per diversi anni a Civitanova lavorando come operaio calzaturiero – prosegue la cugina che vive e lavora a San Severino – ma a causa di un infortunio sul lavoro avuto alla mano è stato licenziato. Per lungo tempo senza un lavoro si era arrangiato come stagionale raccogliendo frutta, niente di sicuro, nulla che potesse garantire il sostentamento della sua famiglia. Poi circa due anni fa – ricorda la cugina di Jaspal – si era trasferito con la sua famiglia dalla costa a Tolentino nella casa che era di suo fratello che aveva deciso di lasciare per andarsene a Londra in cerca di un impiego». La scorsa settimana un lavoro vero e dopo poco un mezzo per arrivarci, obbiettivi apparentemente semplici e scontati ai più erano inafferrabili e faticosi per Jaspal Singh che silenziosamente e affannosamente sperava di scorgere oltre la salita una strada in discesa per sua famiglia. Di quella fatica sopportata a denti stretti resta purtroppo solo il grande dolore di una famiglia distrutta.

 

 

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