L’industria meccanica rilancia
e impiega robot antropomorfi

A TOLENTINO c’è un’azienda in controtendenza rispetto alla crisi generalizzata. Dopo la pandemia ha rilanciato aprendo un nuovo sito a Pollenza e attingendo giovani degli Istituti professionali della nostra provincia. I suoi prodotti sono assorbiti non solo in Italia ma in tutta Europa e anche negli Usa
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L’interno dell’azienda Giorgi

 

di Ugo Bellesi

La pandemia ha creato problemi a molti settori della nostra economica ed in particolare alle imprese produttive, molte delle quali hanno messo in cassa integrazione i loro dipendenti, altre non hanno ancora ripreso la loro attività, altre ancora hanno addirittura deciso di sospendere la produzione in attesa di tempi migliori. Infatti il problema più grave è costituito proprio dal fatto che non ci sono ordinativi. Fortunatamente però c’è qualcuno che non solo è ripartito ma ha rilanciato alla grande.

Giovanni-Feliziani

Giovanni Feliziani

«Il Covid-19 è stato un brutto intralcio per tutti e anche noi siamo stati costretti a restare quasi fermi nel periodo in cui si è arrestata tutta l’Italia, ma ora abbiamo ripreso la piena attività, “galoppando” per recuperare il tempo perduto». A parlare così è Giovanni Feliziani, amministratore unico della “Giorgi 1863”, industria di tecnologie meccaniche di Tolentino, che figura tra le imprese leader nella progettazione e costruzione di caldaie e generatori di vapori. E’ infatti un’azienda che, a dispetto dei suoi oltre 150 anni di storia, è vitale più che mai e non solo per l’età media (appena 32 anni) dei suoi cinquanta addetti. Sta vivendo, infatti, un processo di profonda trasformazione digitale per tenere testa ai competitor internazionali ed inoltre ha appena portato a termine diversi investimenti strutturali, ultimo dei quali il secondo sito produttivo a Casette Verdini di Pollenza.
«Quando a metà marzo il governo ha decretato il “fermi tutti” a causa della pandemia – riferisce Giovanni Feliziani – eravamo da poco entrati a pieno regime nel nuovo stabilimento dove abbiamo spostato una parte della produzione».
Come avete suddiviso la produzione tra i due siti?
«Nello stabilimento di Pollenza abbiamo spostato tutti i semilavorati, mentre a Tolentino sono rimasti i reparti della saldatura e dell’assemblaggio finale dei prodotti».
Cosa vi ha spinti a dividere le attività su due stabilimenti?
«La necessità di maggiori spazi. La sede originaria in contrada Rancia di Tolentino (3.000 metri quadrati accanto alla superstrada 77 Val di Chienti) si trova all’interno della zona industriale e, confinando con altre aziende, non ha spazi di ampliamento. Era questa una necessità ormai diventata per noi imprescindibile. Spetto ampliamento degli spazi ci consente, inoltre, di migliorare la gestione del magazzino, fornendo ai clienti un servizio che è molto gradito, il ‘kanban’».
Giorgi-Tolentino1-300x400Di cosa si tratta?
«Per i maggiori clienti (in Italia come in tutta Europa e negli Stati Uniti) con i quali abbiamo un rapporto continuo, teniamo sempre pronta in magazzino una scorta dei prodotti da loro maggiormente richiesti. In questo modo appena ci arriva l’ordine noi siamo in grado di evaderlo immediatamente e contestualmente mettiamo in produzione lo stesso prodotto, per la stessa quantità, che andrà immagazzinato come nuova scorta per il prossimo ordine».
Possiamo dire che il vostro settore è in buona salute?
«Il settore della meccanica in generale non va tutto bene, ma la nostra azienda fortunatamente non conosce crisi in quanto si è da tempo orientata in produzioni fortemente specializzate e la scelta di perseguire sempre l’alta qualità, innovando continuamente per arrivare primi sulle novità che il mercato richiede, ci sta premiando. Da quando nel 2013 abbiamo festeggiato i 150 anni di vita abbiamo raddoppiato il fatturato (da 6 a 12 milioni di euro) e anche gli utili e la marginalità sono in trend positivo».
Questo a seguito degli investimenti?
«Se non si investe non si può pretendere di crescere, ma nello stesso tempo avere un bilancio sano consente di investire meglio e sempre al momento giusto. Negli ultimi tre anni abbiamo investito circa un milione e mezzo di euro in nuovi macchinari ed attrezzature che ci consente oggi di gestire tutti i processi produttivi a livello di eccellenza».
giorgi-saldatura-tig-metalli-02-1280px-325x183Quali in particolare?
«Siamo leader in molte lavorazioni di alta specializzazione nel campo metalmeccanico e nella realizzazione di componenti di precisione. Inoltre in questi ultimi anni alla Giorgi è entrata la robotica».
Che tipo di robot?
«Sono i cosiddetti robot antropomorfi in grado di ricreare e riprodurre alcuni movimenti propri dell’uomo. Vengono impiegati nella saldatura, tornitura e fresatura dei metalli».
Con quali riflessi sull’occupazione?
«Positivi, negli ultimi dieci anni abbiamo praticamente raddoppiato il personale dipendente, tra tecnici e operai specializzati, assumendo anche molti giovani diplomati degli istituti professionali ad indirizzo meccanico di Tolentino, San Severino e Corridonia».
GiorgiRobot1-300x400Quindi gli investimenti nel digitale e nella robotica non hanno fatto ridimensionare il capitale umano?
«Sono entrambi strategici. L’innovazione tecnologica permette di aumentare la produttività, consolidando e ampliando la clientela, ma il capitale umano rimane insostituibile e soprattutto prezioso. È una caratteristica della ‘Giorgi’ tenere nella massima considerazione i propri collaboratori. Durante il lock-down l’azienda ha fatto un consistente ricorso al lavoro da remoto al fine di proteggere il personale degli uffici ed ha investito in acquisto di presidi sanitari che sono sempre a disposizione di tutto il personale. Inoltre, nel periodo iniziale della pandemia, sono stati concessi dei rimborsi extra al personale di produzione che, per la natura delle proprie mansioni, era impossibilitato a svolgere il proprio lavoro da remoto».
Avete fatto ricorso alla cassa integrazione?
«No. Così come avvenuto durante la crisi finanziaria mondiale iniziata nel 2008, anche in questo complesso periodo legato alla pandemia da Covid-19 siamo riusciti a non ricorrere ad ammortizzatori sociali. Inoltre per proteggere ulteriormente le maestranze abbiamo stipulato a favore di tutto il personale una speciale polizza assicurativa appositamente studiata per dare supporto economico ed operativo nel malaugurato caso di contatto con il virus e più recentemente abbiamo offerto a tutti dipendenti l’esecuzione del test sierologico quantitativo per la ricerca di anticorpi».
Cosa c’è nel futuro della “Giorgi 1863”?
«Abbiamo la consapevolezza, riconosciuta anche dalla nostra vasta clientela, italiana ed estera, di possedere un avanzato know-how e di essere un’azienda dove in ogni reparto si respira tecnologia meccanica allo stato puro. Rimanendo fedeli alla nostra forte predisposizione all’innovazione dei processi produttivi e dei prodotti, contiamo – al netto degli inevitabili effetti che deriveranno dalla pandemia da Coronavirus – di poter progredire nel nostro trend positivo di crescita economica, di ottimizzazione tecnologico e di miglioramento delle condizioni di lavoro».

 



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