Giorgio Gervasi interrogato dal pm,
la sua versione sui subappalti Sae:
«Fiducioso del buon esito della vicenda»

INDAGINE - Il presidente del Consorzio Arcale sentito oggi in procura ad Ancona. La difesa ha presentato una memoria che contrasta la perizia dell'accusa da cui prende ha preso le mosse l'inchiesta. I legali: «Riteniamo di aver fatto chiarezza»
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Giorgio Gervasi

 

di Gianluca Ginella

Il presidente del Consorzio Arcale, Giorgio Gervasi, sentito dalla procura di Ancona sull’indagine dei subappalti delle Sae: ha respinto ognuna delle accuse che gli vengono rivolte. Gervasi è uno dei venti indagati. «Sono assolutamente fiducioso sul buon esito della vicenda processuale che mi vede coinvolto» ha commentato Gervasi.

Le indagini si erano chiuse a inizio anno e ora sono in corso gli interrogatori per chi ne ha fatto richiesta per spiegare la propria posizione. Gervasi, assistito dagli avvocati Gabriele Cofanelli (per i profili penali) e Claudio Guccione (docente dell’Università La Sapienza di Roma) per i profili di diritto amministrativo, è stato sentito dal pm Irene Bilotta, che ha condotto le indagini. Secondo la procura i subappalti delle Sae realizzate nel Maceratese sarebbero stati affidati (questa la tesi della procura di Ancona) ad aziende prive di certificazioni antimafia, non iscritte alle White list, e in assenza di certificati tecnici. Per aggirare il problema sarebbe stato attestato falsamente che le imprese avessero le necessarie certificazioni, sostiene la procura di Ancona nelle 30 pagine di capo di imputazione.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

I fatti contestati sarebbero avvenuti nel 2017. Venti gli indagati a cui si sommano 15 aziende, le contestazioni sono, a vario titolo, la truffa e l’abuso d’ufficio. Le imprese avrebbero ottenuto appalti (nel complesso) per milioni di euro. Questa mattina l’interrogatorio di Gervasi è durato oltre due ore. Il presidente del Consorzio «con dovizia di particolari riteniamo abbia chiarito quale sia stata in effetti la sua condotta, contestando con assoluta fermezza tutte le ipotesi accusatorie – dicono i legali –. Ipotesi che sarebbero sorte da una perizia redatta da un consulente dell’accusa e che, viceversa, sarebbero state confutate in maniera analitica dalla memoria difensiva depositata al termine dell’interrogatorio». Secondo la difesa con l’interrogatorio «le diverse posizioni dovrebbero essersi chiarite proprio alla luce della deposizione resa da Gervasi e che, in ogni caso, rappresenta e conduce un gruppo imprenditoriale il cui fatturato supera ogni anno i 120 milioni di euro ed a riprova, secondo la tesi difensiva, di una solidità patrimoniale di assoluto rilievo nazionale nel segmento della ricostruzione edilizia sia essa pubblica che privata. Lo stesso Gervasi, che ha ringraziato la dottoressa Bilotta per la sensibilità mostrata ed in quanto inizialmente l’interrogatorio era stato predisposto per il 27 maggio e che con ogni evidenza avrebbe comportato una serie di difficoltà logistiche a causa del noto provvedimento ministeriale, si è comunque dichiarato assolutamente fiducioso per il buon esito della vicenda processuale che lo riguarda». Tra gli indagati ci sono il dirigente della Protezione civile regionale, David Piccinini, 53, di Ancona, Stefano Stefoni, 54, civitanovese, responsabile unico del procedimento (Rup), Lucia Taffetani, 54, di Macerata, direttore dell’esecuzione (Dec). Gli altri indagati, a vario titolo, sono tutti imprenditori e rappresentavano aziende legate ai subappalti: Rossella Zampetti, 67 anni, di Roma, Italve Bovetti, 56, residente a Teramo, Gerardo Castellano, 44, di Oliveto Cistra, Luana Vicinanza, 36, di Nocera Inferiore, Alice e Viola Vitali, di Firenze, Antonio Lanzano, 41, di Acerra, Claudio Rocco, 24, di Afragola, Andrea Ravanelli, 54, di Trento, Diego Luis Aguirrre, 37, di Roma, Rossella Zenobi, 52, di Giulianova, Andrea Ottaviani, 60, di Pesaro, Patrizio Governatori, 54, di Macerata, Dario Marsilii, 44, di Teramo, Pasquale Gallo, 43, di Castellammare di Stabia.

 

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