Come riapriranno bar e ristoranti
«Più tavoli all’aperto, voglia di rilancio»
Macerata e Civitanova verso il 18

FASE 2 – L'attesa dei titolari che da lunedì potranno tornare ad accogliere i clienti. Dalla preoccupazione per il futuro economico alla ripartenza che può essere un modo per far rinascere il centro del capoluogo. Nella città costiera c’è anche chi ha dovuto far fronte a un furto di 28mila euro. FOTO
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di Gianluca Ginella e Laura Boccanera

È segnata in rosso sul calendario dei titolari di bar e ristoranti: la data è il 18 maggio, ed è il giorno previsto per tornare ad accogliere i clienti. Non come era prima, ma con mascherine e guanti, con dispenser di disinfettanti all’ingresso, con pannelli in plexiglass ai banconi e tra i tavoli. Da Macerata a Civitanova, comunque sarà (le regole definitive non si hanno ancora), i commercianti si preparano in vista del 18. Un lunedì mattina che non sarà come uno dei tanti e a Macerata c’è chi propone di unirsi per creare finalmente quel centro commerciale naturale che fin qui non ha mai preso piede ma che altrove ha segnato il successo e il rilancio delle parti antiche delle città.  

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Roberto Andreoli e Marika Eustacchi dietro ai pannelli in plexiglass approntati al bar Mercurio

MACERATA – Ha ricominciato a lavorare da mercoledì scorso il bar Mercurio, in galleria del commercio. Luogo di aperitivi sotto le logge che danno sulla piazza nei giorni d’estate, con i tavoli pieni di persone. Qualcosa che non potrà, almeno per la prossima estate, essere replicato. «Sicuramente non potrà essere come prima, al massimo potremo mettere due persone per ogni tavolino. Ognuno poi dovrà essere distanziato dagli altri» dice Marika Eustacchi, proprietaria col marito Roberto Andreoli del bar Mercurio. Il locale del centro è rimasto chiuso per due mesi: «Sono stati pieni di preoccupazioni perché non c’erano guadagni ma i costi delle utenze e dell’affitto sì. E poi c’è preoccupazione anche per i nostri dipendenti che al momento sono in cassa integrazione, una cosa di cui ci dispiace molto per il rapporto che da sempre abbiamo con loro» spiega la commerciante.

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Marika Eustacchi

E poi c’è il discorso della ripartenza. «Il lavoro inevitabilmente diminuirà, potremo avere meno clienti. Sulle misure di sicurezza: all’interno purificheremo con aria all’ozono che sanifica tutto il locale, una operazione che verrà effettuata ogni sera. Abbiamo anche messo i pannelli in plexiglass al bancone. Mentre per i dipendenti, quando potranno tornare al lavoro, abbiamo acquistato delle visiere in plexiglass». Meno lavoro, tanti problemi ma «Abbiamo deciso di aprire prima del previsto, anche a costo di rimetterci: il motivo è far vedere che vogliano ripartire. È un segno positivo, credo, trovare un locale aperto con le luci accese».

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Aldo Zeppilli

Sempre su piazza della Libertà affacciati sotto i portici, ci sono i due locali di Aldo Zeppilli, il bar Centrale e il Centrale.eat. Locali che sono da anni un punto fisso per chi viene in centro: dal caffè alla mattina, all’aperitivo, alla cena e dopocena. Zeppilli i suoi locali li ha sempre tenuti aperti, ora si prepara per il 18, anche se, spiega, per ora non ci sono certezze assolute sulle misure che dovranno adottare. «Posso dire che sicuramente potenzieremo molto l’esterno del locale, che sarà più basato su un discorso di usa e getta. Mentre all’interno rimarrà come prima. Per i banconi al bar metteremo il plexiglass, abbiamo ordinato i panelli e siamo in attesa che arrivino – spiega Zeppilli –. Ritengo che per il centro le riaperture possano essere l’anno zero: perché questa emergenza comporta delle modifiche: lo stare più all’aperto, il vivere in modo più naturale. La riapertura può essere una grande ripartenza per il centro storico di Macerata». Per questo «ho intenzione di proporre agli altri commercianti di fare tutti insieme una grande campagna pubblicitaria per far capire che se si viene in centro storico c’è una grande offerta, si trova tutto – aggiunge Zeppilli – . Dobbiamo pubblicizzare il centro come fanno i centri commerciali, una offerta unica tutti insieme».

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Marco Guzzini

Data segnata in rosso sul calendario anche per Marco Guzzini, uno dei titolari di Di Gusto, altro locale di riferimento nel centro cittadino, sia a pranzo che a cena. «Stiamo aspettando le norme in dettaglio. Ci stiamo comunque portando avanti e stiamo preparando la disposizione dei tavoli, ci sarà la prenotazione obbligatoria, la distanza di un metro tra i tavoli. Ci stiamo organizzando per mettere strutture divisorie in plexiglass, useremo molto l’esterno. Stiamo pensando ad un modo per sopperire ai menù cartacei, che credo non si potranno usare. Inoltre i dipendenti saranno dotati di mascherine, guanti e ogni cameriere seguirà un tavolo dall’inizio alla fine. Per lunedì siamo pronti».

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Andrea Orazi

Su corso della Repubblica, si affaccia l’osteria il Quartino, di Andrea Orazi. Un locale grande, su due piani «non ci saranno problemi per il distanziamento – dice il titolare –. Saremo pronti ad accogliere i clienti con mascherine, guanti. Finora abbiamo sempre lavorato in questi mesi con il fatto che serviamo i pasti per i terremotati ospiti all’hotel Claudiani. Le ultime famiglie sono andate via la scorsa settimana e ora ne rimane una». Per gli ospiti del Claudiani, dove dal 2016 si trovano famiglie che hanno perso la casa a causa del terremoto, il conto dei pranzi lo dovrebbe pagare la Regione: «stiamo aspettando che ci paghino da dicembre – dice Orazi –. Comunque aver lavorato ci ha consentito di tenere aperto e poi all’interno del mio locale ne ho approfittato per fare dei lavori. Questi due mesi però sono stati un pianto: bloccati i pagamenti, bloccato tutto. Abbiamo due dipendenti in cassa integrazione: che ancora non gli è stata pagata (avevamo fatto domanda dal primo marzo)».

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Da sinistra: Ludovica e Laura Tanoni

Un metodo diverso per servire i clienti l’hanno pensato Laura Tanoni e Ludovica Tanoni, titolari del bar Mon Amour in viale Trieste. Loro hanno riaperto ieri e anche dopo il 18 non vorrebbero allontanarsi troppo dal discorso dell’asporto: «pensiamo di servire ai clienti quanto ordinato su un vassoio, poi saranno loro a portarlo al tavolo – dice Laura Tanoni –. Soprattutto penso lavoreremo con i tavoli all’esterno, all’interno mi sembra difficile anche perché è vietato usare l’aria condizionata e con l’aumento delle temperature è difficile poter stare dentro. Comunque siamo abbastanza sereni, abbiamo usato tutte le misure di sicurezza. I clienti li vedo contenti della riapertura».

CIVITANOVA – Anche a Civitanova il 18 sarà la data di partenza per i bar del centro.

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Valentina Mecozzi

Mentre alcune strutture a gestione familiare hanno iniziato con le prenotazioni e l’asporto, altri hanno scelto di attendere e consentire al cliente di accedere ai locali.

Tra i bar aperti c’è il Caffè del Viale in viale Matteotti: «abbiamo ricominciato il 4 maggio con l’asporto. All’inizio era tutto abbastanza complicato anche per il divieto di somministrare il solo caffè – spiega Valentina Mecozzi, responsabile del bar -, poi anche i clienti si sono abituati e ad esempio sabato in tanti sono venuti visto che c’era anche il mercato ortofrutticolo e molta gente in giro. Certo, va tutto confrontato con il momento storico, ma abbiamo fatto più scontrini di quanti ce ne aspettavamo. Ora aspettiamo di vedere con certezza i divieti e le norme che regolano il nostro settore. Per il 18 dobbiamo ancora organizzarci con le distanze, capire quanti accessi potremmo avere, ma abbiamo visiere e materiale igienizzante». Ancora tutto chiuso invece al Caffè Maretto, lo storico locale sotto i portici di Palazzo Sforza.

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Luca Leonardi (foto di repertorio)

Luca Leonardi che gestisce il locale ha preferito attendere: «Caffè Maretto costa 130 euro al giorno solo di corrente, abbiamo 14 dipendenti, per cui se riapriamo dobbiamo essere nel pieno della produttività, altrimenti andiamo in perdita. A Montegranaro con la pasticceria di famiglia (il Bar pasticceria Leonardi) abbiamo riaperto, ma perché è un’attività più piccola, a carattere familiare. Maretto è un’altra storia e ha costi talmente elevati che occorre ponderare ogni passo – spiega – per il 18 ci stiamo preparando, con il consulente dell’hccp faremo una riunione assieme al personale: abbiamo acquistato il materiale in plexiglass da mettere sul bancone e adesivi per indicare a terra i vari percorsi per chi deve andare al bancone, chi ai tavoli e chi al bagno, creando percorsi dedicati. Sui tavoli non sappiamo ancora le misure esatte, ma non dovremmo avere grossi problemi. Per l’esterno vorremmo fare domanda al Comune per l’occupazione di suolo pubblico nel portico che si trova a sinistra dell’ingresso per poter avere più spazio».

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Vinicio Vallorani (foto di reportorio)

Oltre alla chiusura per la pandemia lo storico bar pasticceria Ternana ha dovuto fronteggiare recentemente anche un grosso danneggiamento dovuto ad un cospicuo furto avvenuto poco prima di Pasqua e non ha ancora riaperto: «sono entrati e ci hanno portato via sigarette e alcol per quasi 28mila euro – racconta Vinicio Vallorani – ma ci sono almeno altrettanti danni per i problemi che ci hanno causato alla struttura. Sono riusciti a staccare un frigorifero con i gelati. Si sono sciolti e l’acqua ha rovinato il parquet per cui prima della riapertura abbiamo dovuto anche fare dei lavori. Ora ci siamo però. Grossi problemi non dovremmo averli perché il locale è molto grande. Abbiamo individuato 2 ingressi e 2 uscite, abbiamo preso tutti i dispositivi di protezione e sicurezza, plexiglass, dispenser con l’igienizzante all’ingresso».

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Matteo Massi Caffè Galleria (foto di reportorio)

Ha un po’ rivoluzionato l’interno del suo locale Matteo Massi del Caffè Galleria. Pur potendo aprire anche lui ha deciso di evitare l’asporto: «non ci interessava, riaprire per qualche aperitivo e 20 o 30 caffè al giorno non sarebbe stato vantaggioso, anche perché fino a una settimana fa di gente ne girava davvero poca. Sulle regole per la riapertura ancora non è tutto chiaro, ma ci siamo attrezzati: all’interno del locale metteremo a terra dei bollini per individuare la distanza di un metro tra un cliente e l’altro e abbiamo tolto i tavoli. Lasceremo solo delle panche che fungono da tavoli alti per il consumo di colazioni e caffè. All’esterno avevo già fra i tavoli dei divisori in vetro per cui utilizzerò quelli anziché il plexiglass».

(foto su Macerata di Fabio Falcioni)

 

 

 

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