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Ruffini si allena fuori dall’acqua:
«Noi professionisti siamo privilegiati,
il dramma lo sta vivendo chi è malato»

IL NUOTATORE di Tolentino, campione del mondo nel 2015 a Kazan, stava preparando gli Europei di Bucarest prima del coronavirus: «Sono passato dalla piscina ad un lavoro totalmente indoor, dove l’assenza dell’acqua e le sensazioni uniche che ti regala si fanno sentire. Ma un vero atleta rispetta sempre le regole»

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Simone Ruffini nell’abitazione di Roma

 

di Francesca Marsili

«Simulare un allenamento di nuoto “a secco”, fuori dall’acqua, è molto difficile. Manca la spinta e l’attrito. Mantenere la propria condizione fisica in quarantena, sopratutto nel nuoto che ha delle limitazioni, lo è ancora di più. Ma noi atleti professionisti siamo comunque dei privilegiati, il vero dramma lo sta vivendo chi è malato o ha perso un caro». Il tolentinate Simone Ruffini, medaglia d’oro nei 25 Km fondo ai mondiali di nuoto a Kazan del 2015, racconta come continua la sua preparazione fisica tra le mura domestiche, in totale rispetto del decreto. Nel nuovo Dpcm firmato dal Premier Conte, oltre il prolungamento delle misure di contenimento per il Coronavirus sino al 13 aprile, si vietano anche le sedute di allenamento degli atleti professionisti e non, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo. Un’ulteriore stretta dopo quella del 25 marzo che sospende oltre le competizioni anche le attività di preparazione collettiva.

simone-ruffini1-283x400 «Il cambiamento è stato radicale, sono passato dalle cinque ore in piscina cinque giorni su sette e due sedute in palestra, ad un allenamento totalmente indoor dove l’assenza dell’acqua e le sensazioni uniche che ti regala si fanno sentire. Ma un vero atleta rispetta sempre le regole» dice Ruffini che, all’avvio delle misure per contenere il contagio, si stava preparando per gli Europei di nuoto di Bucarest attualmente sospesi proprio a causa della pandemia. Classe 1989, il tolentinate è un nuotatore di fondo. Fa parte delle Fiamme Oro di Napoli- Circolo Canottieri Aniene di Roma, città dove convive con la sua compagna Raffaela. Alla domanda se teme che questa periodo di standby possa farlo trovare fisicamente impreparato ai prossimi appuntamenti internazionali risponde: «Chi pratica fondo come me e quindi nuota in acque aperte, deve essere pronto ad ogni eventualità. A Doha nel febbraio di quest’anno, era prevista una temperatura dell’acqua di 33 gradi, mentre poi si è rivelata di 16 ed ho dovuto nuotare con la muta. Professionisti come noi, devono anche saper rinunciare in alcuni particolari momenti come questo, che con lo sport non vanno proprio d’accordo. Con gli orari totalmente stravolti rispetto ai ritmi che avevo pre-Covid-19 dove la sveglia suonava alle 6 per poi correre a tuffarmi in piscina, mi alleno sotto il controllo del mio personal trainer. Cerco di fare un principalmente un lavoro aerobico per evitare di mettere su peso, oltre che di potenziamento muscolare, coordinamento e tanto stretching. Con il nutrizionista seguo una dieta ipocalorica. Provo insomma a mantenermi in forma in attesa del momento in cui potrò finalmente tornare in acqua, anche se passare da una piscina olimpionica ad un piccolo appartamento rende tutto molto difficile». Allenamenti domestici quindi, all’insegna dell’hashtag #iorestoacasa anche per l’atleta Simone Ruffini, che del suo soggiorno, ne ha fatto la sua palestra ai tempi del Covid-19. Iscritto alla facoltà di scienze motorie, il nuotatore confessa di utilizzare il tanto tempo a disposizione in questa quarantena forzata anche per studiare e dedicarsi alla cucina. Occhialini, cuffia e costume per ora devono restare nel borsone, al loro posto tappetino e manubri tra il divano e la cucina. «Per un atleta è fondamentale avere un obiettivo. Ad oggi purtroppo non c’è alcuna certezza sulla ripresa delle attività per ognuno di noi. Teniamo duro, perché è meglio stringere i denti ora che allentare e trovarsi a ricominciare da capo».


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