San Bartolomeo o Sant’Elena:
i nuovi protettori dei terremotati

SAN SEVERINO - Nel borgo di Cesello un dibattito d'altri tempi. Mentre la chiesa della Madonna costruita alla fine del Quattrocento è stata risparmiata due volte dal sisma che ha provocato tutt'intorno distruzione e sfollati
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di Maurizio Verdenelli (foto e video di Anna Maria Cecchini)

Alla porta ideale dell’agiografia dei santi, alla ‘voce’ terremoto, bussa ora un nuovo santo a fianco di quello, storicizzato da secoli, del patrono di Ascoli, Emidio. Parliamo di Bartolomeo, il santo cui egualmente votarsi in caso di scosse telluriche, considerato che votarsi al governo italiano, vecchi e nuovi, sta apparendo piuttosto inutile stando alle varie ma concordi testimonianze delle amministrazioni locali del cratere sismico. Un momento: San Bartolomeo o Sant’Elena? Il dubbio infatti agita le tre famiglie della bellissima omonima frazione montana di San Severino, teatro di questo dibattito che appare d’altri tempi. «Sant’Elena! Dobbiamo tutto a lei»  dice il residente (lo chiameremo Mario, per doverosa privacy) del piccolissimo borgo che ha abbandonato i rumori di Roma per il verde squillante e la pace di un paesaggio collinare al centro della guerra partigiana con un protagonista d’eccezione: Enrico Mattei, fondatore e primo presidente dell’Eni.

Cesello

Cesello

Dice Mario, che abita a fianco della chiesetta di Santa Maria: «Vede? E’ stata costruita alla fine del Quattrocento e il sisma che ha provocato tutt’intorno qui distruzione e sfollati, non ha provocato alle strutture antiche di secoli neppure la più lieve lesione. E neppure alla mia vastissima casa, le scosse hanno fatto danni, una trafilatura solo al fienile, che non è stato per questo dichiarato inagibile. Un miracolo di Sant’Elena». In realtà il santo taumaturgo in questione (alla santa è intestato l’antico priorato) è storicamente San Bartolomeo. Lo scrive nel 1882 il monaco cistercense Bernardo Dall’Uomo al conte Severino Servanzi Collio che lo aveva inviato sul posto: «Nel paesello di Cesello mi recati per osservare attentamente una piccola chiesa intitolata a San Bartolomeo, della giurisdizione del priorato di Sant’Elena e spettante attualmente al sacerdote don Angelo Angeloni rettore del Beneficio di S. Bartolomeo…».

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Santa Maria di Cesello

La chiesetta stessa è stata sempre venerata dai paesani nel nome di San Bartolomeo. Quei paesani che saggiamente e provvidenzialmente si opposero nel 1737 al vescovo Dionisio Pieragostino salvando questo scrigno d’arte dove aveva lavorato il grande pittore Bernardino di Mariotto, erede artistico della celebre Scuola sanseverinate dei fratelli Salimbeni e poi di Lorenzo D’Alessandro.  «Si -dice Mario – ma poi in epoca recente permisero che la pioggia passasse dal tetto rovinato dal tempo mettendo a repentaglio le opere a cominciare dallo splendido affresco della Madonna di Cesello cui il luogo di culto d’ ufficialmente dedicato. Per fortuna che Vittorio Sgarbi, al tempo in cui era pubblico amministratore di San Severino, ha provveduto al restauro della chiesa ancora consacrata, visitabile da tutti e al centro di una festa annuale che raccoglie tutta la gente del luogo sparsa per questa valle meravigliosa».

La frazione di Sant’Elena, grazie ai suoi santi in paradiso, è dunque passata praticamente indenne tra due terremoti, uno più rovinoso dell’altro da vent’anni a questa parte. Tanto che qualche settempedano, sfollato dopo l’evento del 2016, ha trovato temporaneamente rifugio su questo poggio che scopre un panorama infinito tra querce secolari campi di grano e ciliegi che in questi giorni si piegano sotto il peso dei copiosi frutti. Un piccolo paradiso terrestre che una cooperativa di santi (non facciamo a questo punto distinzioni) ha finora protetto. E dove proprio in cima al colle, la presenza di idonee strutture fisse sullo spiazzo di un impianto sportivo, sta a testimoniare l’organizzazione di sagre e feste all’ombra di un campanile. Sant’Elena, San Bartolomeo, pregate per noi.



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