Giovanni e il suo presepe internazionale,
la favola del vescovo elogia la diversità
L'OMELIA DI NATALE di monsignor Nazareno Marconi durante la messa nella basilica della Mater Misericordiae di Macerata. Un racconto semplice e diretto sull'importanza di costruire armonia a fronte di ciò che rende le persone diverse

Il vescovo Nazzareno Marconi
Torna la speranza nell’omelia di Natale del vescovo Nazzareno Marconi che stasera, intorno a mezzanotte, ha pronunciato l’ormai tradizionale “favola” che accompagna la celebrazione della Vigilia di Natale nella basilica della Mater Misericordiae di Macerata. Dopo l’omelia shock dell’anno scorso, con Gesù Bambino che se ne va di fronte a un mondo intrappolato dalla burocrazia, Marconi quest’anno ha regalato ai presenti una parabola che partendo dal presepe del “signor Giovanni” racconta la bellezza della diversità e della necessità di costruire una comunità armonica. «E’ proprio il fatto che siamo tanto diversi tra noi a rendere il mondo bello», dice il vescovo della diocesi di Macerata, Tolentino, Cingoli, Recanati e Treia.
Di seguito il testo completo dell’omelia.
Era la sera del 24 dicembre e il signor Giovanni, stanco ma felice, stava per chiudere la vetrina del suo negozio di cartoleria. Il signor Giovanni aveva lavorato fin da giovane in quella cartoleria del centro storico, fin da quando i ragazzi di terza liceo venivano a comperare con 10 lire due fogli protocollo a righe per il tema di italiano. Oggi i nomi di alcuni di loro erano nel suo negozio sulla copertina di qualche libro o come firma di un articolo di giornale ed il signor Giovanni era orgoglioso di questo, come se fossero stati non solo dei clienti, ma dei suoi veri allievi.
Questo Natale gli piaceva particolarmente. Come ogni anno aveva messo per tempo in vetrina le sue migliori statuine del presepe, con la fontanella, la stella cometa di varie misure e la carta disegnata che sembrava una roccia vera. Da qualche anno però se ne vendevano sempre meno e il signor Giovanni, dopo il 26 dicembre, doveva rimetterle mestamente dentro le loro scatole. Era davvero un peccato che la gente stesse perdendo il gusto di fare il presepe, pensava Giovanni. Poi successe quello che non sperava.
Il Papa, quel Papa che aveva preso il nome di Francesco, proprio il Santo inventore del presepe, cominciò a riparlare del presepe alla gente con semplicità e passione. Aveva anche scritto una lettera sul presepe ed era andato a Greccio, nella patria del presepe, per accenderne le luci.
Questo aveva mosso la curiosità e la nostalgia del presepe tra le persone, che guardavano di solito distratte la sua vetrina. Prima un signore anziano, poi una coppia di giovani, poi una mamma con due bambini agitatissimi… Il signor Giovanni aveva svuotato la vetrina ed era dovuto andare nel ripostiglio, a prendere altre serie di statuine per ricostruire più volte il presepe esposto. Le ultime le aveva vendute proprio poche ore prima e ora, chiudendo la porta, si rese conto che la gente che sarebbe andata alla Messa di Mezzanotte nella chiesa dietro l’angolo, passando davanti alla sua vetrina illuminata, non avrebbe potuto vederci nessun presepe.
Si fermò, sentendosi quasi in colpa, come se solo lui non avesse risposto all’invito così bello e gioioso che il Papa aveva fatto in quel Natale.
Allora riaprì la porta del negozio e si mise a rovistare fra le scatole accatastate del ripostiglio. Era certo di non avere più una serie completa di statuine del presepe, ma forse con quelle scartate negli anni – perché si era rotto l’asinello, o la ditta aveva spedito un re magio in meno… – era ancora possibile rabberciare un presepe.
Raccolse tutto quello che trovò, prese gli ultimi pezzi di carta di roccia dai colori più strani, che nessuno aveva voluto. Le casette rimaste, tutte più o meno difettate, facevano sembrare il villaggio dei pastori un panorama terremotato, ma il tutto era ancora abbastanza gradevole o perlomeno curioso.
Le statuine, di colori e dimensioni tutte diverse, gli richiesero un supplemento di creatività. Le mise in scala, dal più vicino al più lontano, per mascherare con la prospettiva che non ce n’erano due della giusta dimensione. Alla fine il risultato era addirittura bello: quel presepe sembrava grandissimo perché dalla statuina più grande in primo piano a quella più piccola sullo sfondo, sembrava ci fossero chilometri di distanza.
I tre re magi erano da sempre rappresentanti di popoli diversi, ma quelle tre statuine che alla fine riuscì a trovare, sembravano addirittura venire da pianeti diversi… era proprio un presepe internazionale!
Dentro la grotta Maria e Giuseppe erano un poco più armonici, ma a guardarli bene sembravano l’immagine di tante famiglie di oggi: dove pare tanto difficile trovare l’intesa, perché i gusti in comune paiono sempre meno, mentre ciò che ci differenzia appare ogni giorno più chiaro.
A questo punto il signor Giovanni entrò nel panico: non trovava neppure una statuina di Gesù Bambino!
Non poteva fallire, ora che era tanto vicino al successo. Mancava ancora mezz’ora alle 24 ed ebbe una illuminazione: se correva a casa, lì una statuina di Gesù Bambino l’aveva dimenticata in un cassetto dall’anno precedente. Si mise il cappotto e partì deciso.
Quando fu di ritorno dopo una ventina di minuti vide la gente che stava andando alla Messa di mezzanotte accalcata davanti alla sua vetrina. Cosa era successo? Si chiese preoccupato. Quando si fece largo a fatica rimase senza fiato.
Quel presepe, fatto con gli scarti del mondo delle statuine, era davvero bello. Mentre lo costruiva con fatica, non si era reso conto che è proprio il fatto che siamo tanto diversi tra noi a rendere il mondo bello. Certo trovare l’armonia non è facile, ma l’armonia difficile è certo la più bella e preziosa. Non aveva mai fatto in vita sua un presepe più bello.
Ma la cosa più sconvolgente, che gli fece cadere una lacrima di gioia profonda, fu che nella piccola capanna vide brillare un Gesù Bambino, così ben fatto e luminoso da sembrare vivo.
Ma quando mai? Il cristiano deve essere pecorella e le pecorelle sono tutte uguali… se Gesù si è incarnato nell’Impero Romano e non in Argentina ci sarà un motivo… peraltro per il cristiano il mondo è orrendo, è il cielo ad essere bello… possibile che il ripetere tante volte Padre nostro che sei nei cieli non sia servito a niente?
Marco 4,10-12
10 Ora, quando egli fu solo, coloro che gli stavano attorno con i dodici lo interrogarono sulla parabola. 11 Ed egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a coloro che sono di fuori tutte queste cose si propongono in parabole, 12 affinché vedendo vedano ma non intendano; udendo odano ma non comprendano, che talora non si convertano e i peccati non siano loro perdonati».
E’ evidente la fortissima, dispettosa antipatia per quelli di fuori…
Se i magi venivano da pianeti diversi erano intergalattici, non ‘internazionali’.
…e già, un’altra bella favola, certo, per cercare ancora di convincerci di qualcosa che, nella realtà dei fatti di tutti i giorni e nelle strade, ma quasi mai dentro le chiese (oggi sempre più chiuse), non è, non accade, se non di rado, mentre accade qualcos’altro, si, che di sicuro non è una favola ma una dura realtà. La favola è bella, si, dolce e malinconica, certo, come il ricordo del Natale di quando eravamo bambini e non conoscevamo il mondo e quando le fiabe, si sa, erano necessarie per farci crescere, ma da adulti, poi, dobbiamo certamente continuare a raccontarle ai nostri bimbi, si, ai bimbi, ma nessuno può pretendere che, se diventati veramente adulti, possiamo continuare a crederci. Tanti auguri. gv
Ma se provassimo a rovesciare le cose?
.
Invece che essere buoni per almeno UNO solo giorno l’anno e incivili, (e arrivisti, prevaricatori, brutte persone, arrampicatori sociali, ladri, cattivi, ecc ecc ecc) per gli altri 364 se fossimo cattive persone per un giorno solo e PERSONE MIGLIORI per gli altri 364 giorni?????????
.
.
.
https://www.fabiosroom.eu/it/canzoni/un-blasfemo-dietro-ogni-blasfemo-c-e-un-giardino-incantato/