Omicidio di Azka,
ergastolo al padre (Video)

SENTENZA della Corte d'assise di Macerata. Per l'uomo, Muhammad Riaz, anche isolamento diurno di 18 mesi. Provvisionale di 200mila euro per i tre figli. Il procuratore Giorgio: «Sono state accolte le nostre tesi, questa vicenda è particolarmente orribile». La difesa: «La decisione dei giudici non rispecchia la realtà di quanto emerso al processo»
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Il procuratore Giovanni Giorgio dopo la condanna all'ergastolo per Muhammad Riaz

 

di Gianluca Ginella (Foto di Fabio Falcioni)

Ergastolo al padre di Azka Riaz, la 19enne morta il 24 febbraio del 2018 dopo essere stata investita da un’auto. Per Muhammad Riaz i giudici della Corte d’assise di Macerata, alle 15 di oggi, dopo circa 5 ore di camera di consiglio, sono usciti con la sentenza di condanna per omicidio volontario della figlia. L’uomo, pakistano 45enne, dopo la sentenza è uscito dal tribunale, per tornare in carcere, senza dire una parola. Oltre all’ergastolo i giudici hanno deciso anche 18 mesi di isolamento diurno per Riaz. Non solo omicidio volontario, doveva rispondere anche di violenza sessuale e di maltrattamenti in famiglia (reato che gli veniva contestato anche per i comportamenti tenuti verso gli altri figli).

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Muhammad Riaz oggi all’uscita del tribunale dopo la sentenza

Il procuratore Giovanni Giorgio, aveva chiesto l’ergastolo per Riaz, ritenendo che l’uomo avesse picchiato la figlia per poi gettarla in mezzo alla provinciale 485, a Trodica di Morrovalle, in modo che venisse investita da un’auto. Cosa che in effetti era avvenuta. «Esprimo soddisfazione perché si è giunti a sentenza – commenta il procuratore –, anche per l’impegno profuso da parte della Corte d’assise, quasi un anno e mezzo dopo i fatti. Da questo punto di vista ci riteniamo soddisfatti. Sono state accolte le nostre tesi. E’ una vicenda particolarmente orribile». Il procuratore si è anche complimentato con la polizia stradale il cui intervento e primi accertamenti sono stati decisivi per avviare le indagini. «E’ quello che ci aspettavamo – dice l’avvocato Paolo Carnevali, che assiste la tutrice legale dei figli, parte civile al processo –. Non sono state mai proposte dalla difesa soluzioni alternative credibili diverse rispetto alla tesi sostenuta dall’accusa». «Siamo assolutamente soddisfatti dell’esito del processo. Eravamo fiduciosi che si sarebbe concluso così. Anche la mia assistita non ha mai avuto dubbi sulla colpevolezza del marito» dice l’avvocato Nardozza che tutela la madre di Azka, parte civile al processo.

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L’avvocato Francesco Giorgio Laganà

«Al di là della tragicità della vicenda, forse questa sentenza segna un momento importante per i fratelli di Azka che possono finalmente voltare pagina e iniziare a pensare al loro futuro» dice la tutrice dei figli, l’avvocato Francesca Forani. Per i tre ragazzi i giudici hanno deciso una provvisionale di 200mila euro. Per la moglie dei Riaz: 30mila euro. «La sentenza non rispecchia la realtà di quanto emerso al processo – dice l’avvocato Francesco Giorgio Laganà, difensore dell’imputato -. Ingiusta, fondata su di un pregiudizio: aver ipotizzato le violenze dall’omicidio e viceversa, fatti che si sono incatenati a vicenda senza che sui alcuno dei due ci sia un elemento di certezza. Speriamo che la sentenza sarà riformata in appello».

 

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Francesca Forani con l’avvocato Paolo Carnevali e la consulente Margherita Carlini

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L’avvocato Maurizio Nardozza

 



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