Mister Giampaolo primo con la Recanatese
E’ il fratello dell’ex tecnico del Milan:
«A Marco serviva tempo per costruire»

INTERVISTA - Federico, che sta guidando i leopardiani in vetta alla Serie D, parla della sua squadra e dell'esonero di suo fratello maggiore dopo la vittoria a Genova: «I giocatori erano entusiasti del suo lavoro, forse ha avuto problemi con la dirigenza. In certe piazze non ti perdonano niente»
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Federico Giampaolo, allenatore della Recanatese

 

di Marco Cencioni

«C’era da ricostruire tutto, non gli hanno dato il tempo di farlo. Mi dispiace davvero tanto: e pensare che si dice che in un momento di difficoltà contano i punti». Federico Giampaolo, 49enne mister della Recanatese, vive un momento diametralmente opposto a quello del fratello maggiore Marco, ormai ex allenatore del Milan. Lui è in vetta al girone F della Serie D «è una vera sorpresa, nessuno di noi si aspettava di ottenere cinque vittorie nelle prime sei partite», e nella giornata in cui la sua squadra ha firmato un’impresa come quella di giocare dal 17esimo in inferiorità numerica, rimontando due volte il Real Giulianova al “Fadini” per poi vincere nel recupero, non pensava certo di dover commentare l’esonero del fratello, avvenuto ieri sera dopo la vittoria, seppure sofferta, contro il Genoa a Marassi.

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Marco Giampaolo, ex allenatore del Milan

Mister, cosa ne pensa di quanto accaduto al Milan e a suo fratello nelle ultime ore?

«Per arrivare ad una società così prestigiosa Marco ha fatto tanti sacrifici, ha lavorato sodo e che l’abbia fatto bene sono stati i risultati che ha ottenuto nella sua carriera a dimostrarlo. Sono dispiaciuto che non gli abbiano concesso il tempo che meritava per portare avanti l’obiettivo che gli hanno chiesto di centrare: costruire un progetto con una rosa molto giovane e puntare alla zona Champions, che è a quattro punti. Bisogna stare dentro queste situazioni per capire le dinamiche, Marco mi ha raccontato che i giocatori erano entusiasti dei suoi metodi di lavoro, non so se a questo punto abbia avuto dei problemi con la dirigenza. In certe piazze non ti perdonano niente».

A proposito di piazze, come si trova a Recanati?

«Ho avuto modo di visitarla, è una città molto elegante. Si sta davvero bene e si può lavorare con strutture importanti e con molta tranquillità, che è un vantaggio rispetto ad altre realtà. Appena sono arrivato sono stato accolto da una società strutturata a livello organizzativo e con competenze calcistiche importanti. L’unica richiesta che mi è stata fatta è di valorizzare i giovani, l’ambiente è quello ideale».

giampaolo1-325x244Ha detto qualcosa di particolare ai suoi ragazzi alla fine del primo tempo del match di Giulianova?

«Ho solo sottolineato che la cosa fondamentale era non mollare a livello psicologico e che avevamo l’obbligo e il dovere di provarci sino alla fine. A Giulianova è difficile in condizioni normali, figuriamoci in quelle che ci siamo dovuti trovare ad affrontare. Soprattutto dopo aver incassato il 2 a 1 non era facile, invece la squadra ha risposto alla grande come se non ci fosse l’inferiorità numerica, dimostrando di avere non solo una forte personalità ma anche valori importanti».

Come gestirà la settimana dopo un’impresa del genere e in vista del prossimo avversario?

«La vittoria, per come è maturata, ci dà grande stima e consapevolezza. Ma è un’arma a doppio taglio ottenere un successo del genere. Dobbiamo proseguire un percorso di crescita, trovare la nostra mentalità vincente e capire che con il minimo sforzo non si ottiene nulla».

Recanatese capolista a sorpresa, come vivete questo momento?

«Nessuno immaginava di partire così e con un bel vantaggio sulle inseguitrici dopo sole sei giornate. Dopo la sconfitta in casa contro il Notaresco ci poteva essere un momento di instabilità, ma ci siamo fatti forti per la prestazione offerta nonostante il risultato ottenuto e abbiamo risposto in campo. E’ chiaro che vincere aiuta ad allenarsi, ma questo stimolo in più deve portarci ad avere ancora più possesso dei nostri mezzi: dobbiamo alzare man mano l’asticella perché per stare in alto occorre sbagliare il meno possibile».

 

 



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