«Metamorfosi di Macerata:
colpa della globalizzazione incontrollata»
L'INTERVENTO di Mattia Orioli, coordinatore provinciale del Nuovo Cdu
«Una ridente città di medie dimensioni posta al centro dell’Italia, fortemente caratterizzata per una “pace” e “qualità” e “spensieratezza” della vita, si è fortemente trasfigurata, per dar spazio ad una realtà sociale e quotidiana tipica delle grandi città, dove i fenomeni di criminalità, e delinquenza sono purtroppo fatti noti». Così Mattia Orioli, coordinatore della provincia di Macerata del Nuovo Cdu (Cristiani Democratici Uniti), analizza la situazione di Macerata.
«Sulla scorta dei recentissimi fatti di cronaca di delinquenza cittadina, oramai quasi quotidiana, pongo l’accento riflessivo sulla metamorfosi della nostra città, la quale sta assumendo sempre più un’immagine tipica di periferia metropolitana. Dalla rissa e accoltellamento in piazza Mazzini e viale Trieste (in centro cittadino), sino agli arresti per spaccio organizzato a Macerata».
Orioli ringrazia le forze dell’ordine «senza le quali ben più diverse sarebbero le dimensioni e la rilevanza di questi fatti, ma tolto l’aspetto puramente tecnico con cui si sta affrontando questo problema attuale» e propone sul piano politico sociale, una riflessione.
«Nulla a mio modo di vedere è per caso, e la trasformazione o meglio metamorfosi della città non è un fatto estemporaneo come in un primo momento si è voluto far intendere da alcuni, ma purtroppo una costante che sempre più si sta acutizzando nel quotidiano, con fatti socialmente gravemente pericolosi. Ciò che veniva minimizzato non poco tempo fa come percezioni, ad oggi purtroppo sono fatti tangibili e reali e quotidiani. Ritengo infatti, che i promotori del cosiddetto globalismo, più delle volte sono refrattari all’accettazione che determinate dinamiche possono condurre a cause ed effetti, talvolta gravi se non gravissimi, minimizzando e declassando il tutto come una semplice percezione o escludendo il dibattito deviando il tutto come bigottismo o estremismo di vario genere. Ritengo che una certa cultura globalizzante, relativista, sterilizzante e distruttiva dell’identità in quanto tale sia uno dei fenomeni maggiormente preponderanti della metamorfosi della nostra città ma anche dell’intero paese. Tale cultura politico – economica e socializzante molto in voga nel radical chic della sinistra massimalista internazionale e di fatto locale, ha condotto la nostra città proprio nelle fauci della globalizzazione incontrollata, la quale pur avendo alcuni aspetti positivi, ne racchiude altrettanti negativi e di notevole gravità e pericolosità. Infatti non avendo gli anticorpi di una grande città, di una grande periferia, tali fatti di criminalità che un tempo si sarebbero visti solo nelle grandi periferie delle metropoli sono oggi a casa nostra, ed ecco qua che di fatto si materializza la cd. Globalizzazione. La piccola città, identitaria, di cultura di qualità, controllata e sicura, diviene ad un tratto come la periferia di una grande città, di una metropoli».
Il coordinatore del Cdu sottolinea come i confini tra la piccola città e la grande spariscono, nelle più svariate forme e questioni: «Lla tipicità annacquata per dar spazio a visioni globalizzanti, che si riflettono su tutto, dal proliferare di numerosi centri commerciali per passare all’appiattimento della cultura identitaria con azioni e decisioni di discussa qualità, con effetti sensoriali apparenti volti all’esaltazione dell’impatto virtuale ed immediato a discapito della sostanza, come nel caso dell’illuminazione dello Sferisterio o nel caso dell’orologio “di plastica”, per non parlare poi del centro storico, il quale perde la sua identità, i suoi negozietti tipici il suo artigianato le sue peculiarità, per dar spazio ad un’unica periferia priva di confini che mette la nostra città alla pari dello standard globalizzante delle periferie metropolitane delle grandi città, le quali non hanno nulla a che vedere con la nostra vera e reale storia antichissima identitaria e culturale oltre che fortemente valoriale. Ebbene questa ideologia, la quale non vorrebbe né confini né identità, ma un mondo piatto, sterile e mono colore, è proprio frutto di una politica che da troppo tempo indiscutibilmente sta dominando la nostra città ed il nostro territorio, riducendolo allo stato desolante e fortemente critico dell’attuale. Questa ideologia globalizzante, pone le sue basi nella distruzione dell’identità, dei valori, ed il confine, ne rappresenta il nemico acerrimo in quanto limite a tutela proprio dell’essenza e quindi dell’identità stessa, la quale la si vorrebbe appiattire e standardizzare per dar spazio ad un’area virtuale ove non vi sono confini, differenze ne culture ne qualità ma soltanto automi alla stregua di grandi manipolatori, moderni feudatari. Ecco che richiamo al senso di difesa che un tempo veniva identificato attraverso la costruzione di mura cittadine a tutela dell’identità e dei suoi cittadini in primis, ed oggi dovremmo proprio renderci conto che il senso del limite e quindi del confine è una salvaguardia proprio di noi stessi della nostra città, a tutela della nostra storia, identità, civiltà, ma soprattutto pace, vivibilità e valori assoluti di riferimento, come quelli Democratici, Civici e Cristiani.
Poi il riferimento agli stranieri: «In altre parole, la criminalità e la delinquenza è una realtà non acuta nel nostro territorio nella nostra città, con fatti limitati e di certo rari; la nostra delinquenza locale “nostrana” era di fatto gestibile, così come nel resto del paese abbiamo fenomeni più o meno acuti in merito; ma proprio perché abbiamo già i nostri delinquenti, non si può di fatto ampliare la possibilità che ne sopraggiungano di altri, per giunta sconosciuti, non facilmente identificabili, provenienti da altri paesi. Infatti risulta notorio come questi soggetti “stranieri” siano soggetti che di fatto hanno fatto aumentare il numero di reati nel territorio. Risulta ancora una volta chiara la cultura della falsa integrazione, speculativa relativista e globalizzante, contro invece una vera e sana cultura solidale dell’integrazione, che non si basa su un’accoglienza forzata e sfrenata ma su un’integrazione moderata, adeguata sicura ma soprattutto realmente caritatevole e umanizzante, dove le persone che si vogliono realmente e veramente integrare e contribuire al bene della società vengono messe in condizioni di farlo, mentre per le altre le quali vorrebbero solamente delinquere, dovrebbero essere allontanate o meglio non fatte per nulla entrare. Ed ecco come le politiche Nazionali di fatto si proiettano anche nel locale ed ecco come due visioni politiche incidono nella società anche periferica e locale come la nostra città Macerata».
Orioli conclude con il riferimento alle prossime elezioni: «Credo che la presa di coscienza di tali dinamiche vada oltre alla più classica delle bagarre politiche di parte ma che per il bene della nostra società e città, si debba fare una riflessione. Per questo ritengo a distanza di alcuni mesi dalle elezioni di Macerata 2020, che urge fortemente cambiare politica ma soprattutto, di superare una certa ideologia che forzosamente ci si vuole impartire, come quella globalista e massimalista internazionale, riportando invece al centro i veri valori, la vera identità cittadina, storicamente economicamente culturalmente che ci appartiene e ci rappresenta».

Tutta colpa di questa sinistra che ha affossato definitivamente la citta’ ecco xche’ ci sono questi episodi incontrollabili e la chiamano ” Citta’ della Pace”, se ero il sindaco mi ero dimesso da quando ci stati gli orrendi fattacci avvenuti l’anno scorso.
Fa piacere leggere il pensiero politico di Mattia Orioli del nuovo CDU. Non vorrei sbagliare, ma il CDU ha ciurlato nel manico con troppe forze politiche di ogni latitudine. La posizione espressa è chiaramente anti-PD e anti-Sinistra e anti-amministrazione Carancini. Ho l’impressione che questa nuova prospettiva stigmatizzi la vecchia politica del CDU, molto ondivaga e per niente riconducibile al nuovo corso. Infatti, avete lasciato a Salvini il compito di rappresentare alcune vostre istanze. Comunque, non è mai troppo tardi. Vedremo il CDU alle prossime amministrative. Ma spero che cominci prima delle amministrative riaffermare il nuovo corso.
Il CDU si è sciolto venerdì scorso (https://www.alganews.it/2019/07/14/il-cdu-esce-dalla-scena-politica-consegnando-il-simbolo-scudocrociato-alloblio/)
e già c’è il nuovo CDU?
Come l’araba fenice.
Più o meno un copia incolla di tanti commenti. In linea con il pensiero globalizzato, no, riguarderebbe troppe “culture”, però unanime tolti quelli che Orioli già toglie. Mi piacciono alcuni passaggi come quello che mi fa immaginare Macerata che non ride più e che soprattutto non è più centro di se stessa ma ridotta ad una periferia. Di Corridomnia, di Piediripa? Comunque una periferia e credo che cosa più cattiva non poteva dire. Mi piace il richiamo alla costruzioni di nuove mura per difendere l’identità del maceratese o comunque di tante alte cittadine che si trovano a vivere le stesse situazioni. Forse un po’ eccessiva ma seppur visionaria rende l’idea e chissà che magari visto che la Storia si ripete spesso, invece di nuovi supermercati non si cominci a fare progetti diversi. Noto un certo rimpianto per la vecchia criminalità nostrana, gestibile, a Macerata beninteso, nelle grandi città il problema era già sicuramente meno gestibile. Di certo si è allargata e non mi pare tanto che sia globalizzata dal momento che ognuna forza criminale la sua identità continua a tenerla e quelle nuove si classificano con il paese d’origine. Certo ciò non toglie che a volte si confrontano per la spartizione del territorio sennò ci sarebbero sparatorie, massacri, battaglie metropolitane tutti i giorni e finora più di qualche sporadico scontro tra bande di stile filo americano non leggo ma questo è già folclore. Concludo sugli effetti gravi che certe cause provocano. Questi effetti sono gravi perché si espandono o perché nascono da cause già gravi? Appena tra il mio non avere niente da fare trovo un po’ di tempo, voglio dedicargli qualche riflessione.
Sembra di capire che ci sono dinamiche che conducono a cause che conducono a effetti che conducono a trasformazioni anzi no a metamorfosi per le quali a Macerata si vive come bacarozzi… le nostre vite senza storia violentate da una dismisura di geografia… i fondamenti della vita sociale sono talmente deteriorati che il suicidio non serve, lascia intatto troppo orrore.