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Civitanova, il Tribunale del malato:
«Situazione insostenibile
Chiariscano i tempi dell’ospedale unico»

SANITA' - Ilaria Ricciotti chiede chiarezza sul futuro dei servizi: «In quali tempi verrà costruito? Con quali risorse? Che fine faranno le strutture già esistenti? Oppure questo nuovo polo sarà solo l’occasione per ridurre ulteriormente il personale e propinarci due modelli di sanità: una per i poveri e l’altra per i ricchi?»
mercoledì 6 Febbraio 2019 - Ore 14:49 - caricamento letture
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L’ospedale di Civitanova

 

«Attese di mesi o anni per una visita specialistica, ore di attesa al Pronto soccorso in barella o stanze super affollate, anziani spostati come pacchi». Ilaria Ricciotti, coordinatrice di Cittadinanzattiva e responsabile del Tribunale per i diritti del malato di Civitanova, chiede alle istituzioni «quando si intende risolvere questa situazione sempre più insostenibile e se con l’ospedale unico verrà totalmente o in parte migliorata». L’intervento di Ricciotti arriva in un momento di grande dibattito sull’ospedale unico, che dovrebbe sorgere a Macerata alla Pieve. Ma né la Regione né il Comune sono ancora in grado di dire quando. Nel frattempo in molti, sottolinea la coordinatrice, sono costretti a rivolgersi alla sanità privata: «Chi deve sottoporsi ad un intervento chirurgico e in seguito al cosiddetto ”blocco operatorio” deve rivolgersi ad altre strutture sanitarie perlopiù private». Inoltre è di due giorni fa la decisione del direttore sanitario Massimo Palazzo di sospendere i ricoveri programmati di medicina e specialistica, a causa di un sovraffollamento nei Pronto soccorso di Civitanova, Macerata e Camerino e di mancanza di posti letto (leggi l’articolo). La richiesta è quindi di avere chiarimenti su «come si risolveranno tali criticità nel periodo di tempo necessario per la costruzione dell’ospedale alla Pieve di Macerata, visto che i cosiddetti ospedali di comunità non sono ancora totalmente attivi e attivati. Ed ancora. In quali tempi esso verrà costruito? Con quali risorse? Che fine faranno le strutture già esistenti, molte delle quali ampliate di recente? Forse verranno riconvertite in case di riposo? In ospedali di comunità? In alberghi o destinati ad altri usi? Oppure questo nuovo ospedale sarà solo l’occasione per ridurre ulteriormente il personale medico e paramedico o per propinarci due modelli di sanità: una per i poveri e l’altra per i ricchi? In attesa della realizzazione dell’ospedale unico, carico di molte incognite e di poche certezze non possiamo più reggere ulteriormente una sanità pubblica che non è più in grado di soddisfare bisogni e aspettative. Vista la delicatezza e l’importanza delle tematiche da affrontare – conclude Ricciotti -, riteniamo che la decisione di costruire un ospedale unico vada sottoposta ad una valutazione da parte dei cittadini che non possono affidare la loro salute ad un algoritmo. In medicina, a differenza della matematica, 2+ 2 non sempre fa 4».

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