Partita la nuova rassegna dialettale,
un omaggio a Silvio Spaccesi
MACERATA - Apertura sabato scorso con Patre pe’ procura, prossimo appunatamento con Grisù, Giuseppe e Maria
di Walter Cortella
Fino al 15 dicembre il Don Bosco ospita una rassegna di teatro amatoriale interamente dedicata al dialetto, in particolare quello che si parla, seppure con qualche leggera differenza, in una vasta area che abbraccia il maceratese, il fermano, lo spoletino per spingersi fino al reatino e all’anconetano. Un ampio bacino che può offrire alle compagnie un’ottima chance di circuitazione. Perciò, fin dalla prima edizione il Gran Galà del dialetto porterà alla ribalta, nel corso di sei serate, le migliori produzioni di questo territorio. Alla Compagnia Teatro Club Amedeo Gubinelli di Sanseverino l’onore sabato scorso di aprire la manifestazione con Patre pe’ procura, un lavoro scritto negli anni ’60 da don Anselmo Gubinelli, parroco di quella città e profondo conoscitore dell’animo umano e dei costumi locali. Si tratta di una produzione ormai storica che ha toccato il rispettabile traguardo delle centocinquanta repliche nell’arco di venticinque anni. Il regista Alberto Pellegrino, instancabile nel mantenere lo spettacolo sempre fresco e gradevole, è molto legato a questo testo, sicuramente il più profondo e ricco di umanità dell’intera produzione di Gubinelli. La vicenda si dipana in un non ben identificato paese del maceratese dove un parroco, sempre preso a risolvere i piccoli-grandi problemi della collettività pastorale, deve vedersela anche con gli screzi nati tra due congregazioni in disputa per futili motivi: lo stendardo delle Figlie di Maria è vecchio e sdrucito, mentre le Cattoliche ne avranno uno nuovo, da sfoggiare in prima fila durante la processione. E come se non bastasse, un giorno il sagrestano Pasquà trova una creatura in fasce, abbandonata nel confessionale. Inutile dire che la scoperta dà adito ad un tourbillon di maldicenze e malignità più o meno velate, anche perché il povero don Piero, in uno slancio di umanità, decide si tenere in canonica la piccola trovatella, incurante del giudizio negativo di tutti, a cominciare dalla fedele perpetua Celestina per arrivare fino al vescovo. Intanto Lucia cresce nella convinzione che don Piero sia davvero suo padre, opinione del resto condivisa da buona parte della comunità parrocchiale, ormai spaccata in due fazioni opposte. Ma don Piero continua imperterrito sulla sua strada, respinge la proposta di Donna Alfonsina che è disposta a nominare la bambina sua unica erede a patto che venga messa in collegio, ma all’improvviso….. Nessun timore, non svelerò il finale della commedia per non defraudare i futuri spettatori.
Il mio primo incontro con questa commedia risale al 1994, al Mugellini di Potenza Picena. Mi colpì, ma non più di tanto. Forse aveva bisogno di un buon rodaggio. Viceversa, la replica del Don Bosco mi ha favorevolmente impressionato e nel momento più ricco di pathos mi ha addirittura commosso. I protagonisti sono ormai diventati un tutt’uno con i personaggi «disegnati» con maestria da don Gubinelli e rifiniti dal regista che ha curato in modo particolare l’allestimento con l’inserimento di brani musicali di Rossini, Roberto Vecchioni, Mimmo Locasciulli e Goran Bregovic e il supporto delle immagini in bianco e nero di Mario Giacomelli e Gianni Berengo-Gardin. Nella rinnovata scenografia di Roberto Cetriolo si sono mossi con bravura, sicurezza e credibilità Fabio Sparvoli, nel ruolo di don Piero, Silvana Piantoni (Celestina, la perpetua), Paola Egidi (Dilina, la gazzetta del paese), e Cesare Bordo (Pasquà il sagrestano). Genuina e spontanea la loro recitazione. Da segnalare il felice e incoraggiante debutto di due promettenti attori in erba: Enrica Tomassini e Luca Zaganelli, per nulla intomoriti nei panni di Lucia e Mauro. I due ragazzini costituiscono il futuro della Compagnia. La performance dei settempedani è stata accolta dal pubblico con calore. La commedia, pur affrontando una tematica di una certa profondità, è divertente e ricca di battute argute e spassose.
La Rassegna proseguirà sabato prossimo con Grisù, Giuseppe e Maria, divertente pièce di Gianni Clementi, nella versione maceratese curata da Quinto Romagnoli. Ogni serata è dedicata ad una delle tante organizzazioni onlus che operano sul territorio a favore delle categorie più deboli e disagiate, con il prezioso e insostituibile contributo di migliaia di volontari. Prima dello spettacolo Patre pe’ procura, ha preso la parola la Rosaria Ruiti del Balzo, presidente dal 2002 della delegazione maceratese della Croce Rossa Italiana per sensibilizzare il pubblico, ove ce ne fosse bisogno, sulle molteplici e intense attività di supporto svolte da questo meritorio ente.
(Foto di repertorio)


