La Regione perde… le stalle

IL COMMENTO - La replica autoritaria dell’assessore all’agricoltura Anna Casini agli allevatori terremotati rispecchia una sinistra adusa a impartir austere lezioni al recalcitrante popolo bue
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di Fabrizio Cambriani

Siano benedetti quelli che non hanno niente da dire, e malgrado ciò, stanno zitti. Così, ammoniva Oscar Wilde circa un secolo e mezzo fa. Invece, la vicepresidente della giunta regionale, l’assessora all’agricoltura Anna Casini – evidentemente non paga delle figure meschine che la Regione Marche, anche da lei pessimamente governata, sta ultimamente collezionando – si è lasciata andare a imbarazzanti precisazioni alla stampa, perdendo così una straordinaria occasione per tacere. L’argomento erano le stalle per gli allevatori terremotati, poiché qualcuno di loro – dopo oltre due anni dalla prima scossa – deve ancora vederle realizzate. La risposta risentita della Casini fa seguito a un reportage di Federica Nardi, che da mesi sta letteralmente battendo palmo, palmo le zone dell’epicentro (leggi l’articolo).

animali-neve-azienda-agricola-scolastici-visso-2-400x267Non è ozioso ricordare in proposito, come nella metà del gennaio 2017, fecero il giro del mondo le immagini di tanti animali da allevamento, ricoperti di neve e morti poi di stenti e freddo. “Terremoto, allevatori in ginocchio: isolati, senza stalle mentre gli animali muoiono” titolavano i giornali dell’epoca. In cinque mesi, alla giunta regionale delle Marche, non era riuscito di montare nemmeno un ricovero provvisorio per mettere al riparo bestie e pastori.

AnnaCasini

Anna Casini

Viceversa, nel pieno della bufera di neve, la priorità pubblicamente dichiarata dell’assessora Casini era quella di controllare ed eventualmente sanzionare, chi dai social postava finti animali morti dal freddo. Le parole che usa oggi la numero due di Palazzo Raffaello, in replica alla vicenda sollevata da Cronache Maceratesi, suonano particolarmente stonate. Ogni vocabolo, ogni verbo e ogni avverbio ivi utilizzati, trasudano di saccenteria. Emettono un effluvio di rara superbia. Effondono esalazioni di boriosa protervia. Così come si conviene nella peggiore tradizione di una sinistra adusa a impartir austere lezioni al recalcitrante popolo bue.
Parte con un incipit autoritario e una coniugazione impersonale che nel finale vira sull’io medesimo. E addirittura si conclude con il plurale maiestatis, proprio dei sovrani assoluti. “La ricostruzione deve procedere nel rispetto delle regole e delle norme che la regolamentano – ammonisce inflessibile la Casini – aspirazioni o esigenze personali non possono trovare deroghe costruite ad personam anche quando riguardano attività produttive o si alzi immotivatamente la voce per denunziare ingiustizie che non esistono”.

animali-neve-azienda-agricola-scolastici-visso-8-400x267 Ci piacerebbe sapere se la Regione Marche abbia seguito lo stesso principio di non derogare alle norme severe, ma giuste quando ha acquistato o fatto acquistare immobili ERAP allo scopo esclusivo di dare alloggio agli sfollati. Ben sapendo che non si sarebbero resi disponibili prima di tre o quattro anni. Oppure sarebbe interessante approfondire, sin nei dettagli, le traversie delle casette di plastica, dove ne abbiamo viste di tutti i colori (pare che qualcuna ultimamente abbia il soffitto marcio). Tanto che, personalmente, ho perso il conto dei fascicoli aperti dalla magistratura. Comunque, il fronte dei pochissimi allevatori che sputano sangue ogni giorno sulle montagne, è stato quello più bersagliato. Prima dai terremoti, poi dall’inettitudine del governo regionale e infine dalle maglie di un apparato burocratico demenziale. Che, per esempio, a maggio monta dei tendoni-stalla e poi nell’aprile successivo li dichiara inutilizzabili. Costringendo quel povero cristo di allevatore a sborsare di tasca propria i denari per la piattaforma di ancoraggio. Perché quella costruita dalla Regione con i fondi del terremoto, ha ospitato una stalla dichiarata inutilizzabile dalla Regione stessa. Una roba mai vista, manco nei film di Woody Allen. L’unico dato certo è che ormai questi coraggiosi e indomabili allevatori rischiano di trascorrere all’aperto e sotto la neve pure il terzo inverno. Casomai sarebbe il record di inefficienza planetario. A questo punto della storia, un normale amministratore capirebbe al volo che, visti i tempi che corrono, trovarsi all’improvviso, una pattuglia di troupe televisive pronte a mettere in piedi un altro caso Peppina è un attimo.

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Luca Ceriscioli e Anna Casini

Un normale amministratore, al fine di evitare l’ennesima gogna mediatica, si attiverebbe immediatamente e nel silenzio più assoluto per risolvere questa incresciosa situazione. Invece la vicepresidente della giunta regionale, Anna Casini, bandita ogni prudenza, ha affrontato con piglio decisionista la questione. Non contenta del semplice diritto di replica, ha messo nero su bianco che ci sono problemi difficilissimi. Parlando di complicazioni che riguardano pastori, ha affermato con lodevole proprietà di linguaggio, che, essi intralci sono seri assai e non già questioni di lana caprina. Ci sono di mezzo prescrizioni relative alla ricostruzione. C’è di mezzo la legislazione nazionale. Mica pizza e fichi… Insomma, il classico ingorgo di pastoie burocratiche in cui il povero cittadino che ci si ritrova coinvolto, è costretto a subire pesanti, quanto assurde angherie. Ma contemporaneamente una situazione ideale per il circo mediatico: montare l’ennesimo caso nazionale di malgoverno legato al terremoto. Da trasmettere per giorni in tutte le televisioni, da leggere sui tutti i giornali e da commentare su tutti i social network. Per l’intero governo regionale si tratterebbe dell’ennesima Via Crucis verso il Calvario che li condurrebbe, ormai sfiancati, alle elezioni del 2020. A ben vedere la giusta punizione che meritano quelli che le rogne se le vanno a cercare con il lanternino.

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