“I sogni son desideri”,
la stella di Popsophia illumina
la notte di San Lorenzo
CIVITANOVA - Serata finale del festival a Lido Cluana. Il sindaco Ciarapica: «Sconsiglio di fare paragoni. Siamo di fronte ad un appuntamento unico nel panorama regionale e nazionale. Abbiamo realizzato un festival dove la filosofia fa spettacolo e tutte le culture, tutte le idee si incontrano e si rispettano»
Un applauso interminabile e un Lido Cluana gremito di persone ha salutato l’ultimo appuntamento di Popsophia che ha concluso la sua stagione a Civitanova.
Il Philoshow “I sogni son desideri nella notte di San Lorenzo” ha incantato il pubblico accorso, possiamo ben dire, da tutta Italia; nella magica notte di San Lorenzo l’uomo abbandona la realtà e affida i suoi desideri più profondi al cielo stellato con la speranza che, per quell’unica notte, anche i desideri possano divenire raggiungibili.
Accanto all’ideatrice e conduttrice della serata Lucrezia Ercoli, un ospite d’eccezione Adriano Fabris, professore di filosofia morale all’Università di Pisa. Insieme hanno indagato il desiderio nostalgico, sentimento ambiguo pervaso da dolore e piacere che rappresenta una condizione ineliminabile dello spirito umano: “La nostalgia non è solo l’inquietudine che si prova nei confronti del presente e che ci spinge a voler rivivere il passato – conclude Fabris – La nostalgia è quel dolore che proviene dalla consapevolezza che, anche tornando indietro, non troveremmo mai le stesse cose che abbiamo lasciato”.
Dalle atmosfere felliniane del film Amarcord alle struggenti note di Adele, il desiderio nostalgico rimane intriso di quella sofferenza che si prova di fronte alla malinconica consapevolezza che nulla rimane immutato ma tutto cambia, compresi noi stessi, e che ciò rappresenta la vera bellezza della condizione umana.
Al termine della serata, il sindaco di Civitanova, Fabrizio Ciarapica, e l’assessore alla Cultura, Maika Gabellieri hanno tratto il primo importante bilancio della manifestazione: “Sette giornate, tre a Lido Cluana e quattro a Civitanova Alta, due veri e propri festival in cui la filosofia ci ha aiutato a capire e sentire il nostro tempo” ha esordito l’assessore alla cultura.
Di grande rilievo le parole del sindaco: “Io sconsiglio vivamente a tutti di fare paragoni con altri festival, soprattutto con quelli del passato, compresi quelli di Popsophia dei primi anni. Siamo di fronte ad un appuntamento unico nel panorama regionale e nazionale. Abbiamo realizzato un festival dove la filosofia fa spettacolo e tutte le culture, tutte le idee si incontrano e si rispettano. Di questo risultato politico dobbiamo andare particolarmente fieri; aver creato uno spazio di libertà, di tolleranza e di riconoscimento reciproco. Ci auguriamo che Popsophia sia un appuntamento che duri tutto l’anno e che sappia connettere tutte le opportunità culturali che Civitanova Marche è in grado di offrire”.





Che posso dire che la signora Gabellieri e’ una bella donna senza che la redazione mi faccia passare nel setaccio della moderazione?
p.s. vere entrambi le cose,della sig.ra Maika e che mi “moderano” qualunque cosa scriva
Non è che a volte si sbagliano con me? Sauro Paolucci, Micucci Sauro, siamo lì è!
Invece di far fotografie con Silenzi, fa subito Futura e poi lascia che sia il pubblico a decidere se fare paragoni o no.
POPSOPHIA, IL GIOCO E’ VALSA LA CANDELA?
Possiamo dire che, da un punto di vista estetico (per restare nella popsophia), Paolucci ha ragione. La signora Maika è baricentricamente più equlibrata. Esce vincitrice rispetto ad altre presenze sul palco, con baricentro basso ed estremità inferiori più corte. Per una valutazione prettamente culturale, la serata ha riprodotto i difetti di Popsophia. Presenza eccessiva sul palco della direttrice, che da “padrona di casa” dvrebbe lasciare più spazio ad ospiti accademicamente più significativi. Il rischio è di scadere nella banalità e di incorrere in “errori grossolani”. Come quando la direttrice ha citato una borgata romana inesistente: “Tor Bella Monica”. Il sindaco a fine serata avrebbe dovuto omaggiarla di una guida di Roma, città dove la direttrice dichiara di vivere, ma che non conosce bene. A conclusione della “quattro giorni” di Popsophia nella Città Alta, è necessario fare un bilancio e anche un confronto con il passato. Il sindaco invita ad evitare “paralleli”, ma trattandosi di impiego di denaro pubblico essi sono inevitabili. Diciamo che Popsophia ha riprodotto alcuni difetti di Futura: ritardo nella presentazione del programma (a pochi giorni dall’inizio), mancato coinvolgimento di scuole e associazioni culturali. Il che ha avuto la conseguenza di una ridotta partecipazione rispetto alla tradizione di Popsophia. Chi non ricorda i vicoli pieni di gente, l’arrivo in piazza ore prima dell’inizio degli eventi per assicurarsi il posto, la ressa di persone per prendere i bus navetta. Niente di tutto questo nell’ultima edizione, con scarso ritorno economico per la Città Alta, la ristorazione affidata a 4 chef della zona e non agli esercizi del borgo. Mai affidarsi ai bilanci positivi di chi organizza eventi o di chi li patrocina (Comune), non faranno mai altro che “autoincensarsi”! In più, tornando ai festival, Futura (il Comune ha rinnovato il marchio senza tenere la manifestazione) si poneva ad un livello più alto. Con ospiti internazionali (Augè, Bauman, Grossman) e registi da Oscar (Sorrentino, Virzì, Moretti). Riferendoci ai costi (poichè sono soldi dei cittadini), Futura – secondo i ben informati – prevedeva una spesa decisamente inferiore a quella di Popsophia. Perciò è giusto chiedersi – al di là di tanti “infatuati” bilanci – se “il gioco è valsa la candela?”. Magari, data la breve durata di Popsophia (il sindaco nell’incontro del luglio 2017 aveva auspicato lo svolgimento del festival nell’arco di un mese), accogliere l’idea di Micucci. Tenere nello stesso periodo Futura e lasciare ai cittadini, tra proposte culturali diverse, un legittimo e doveroso confronto.