Le Ciurme sono pronte,
presentato il Palio di San Giovanni:
dieci giorni di eventi
PORTO RECANATI - La gara si svolgerà il 25 agosto ma sarà preceduta e seguita da numerose iniziative a cominciare dal 19 agosto. Il presidente dell'ente, Italo Canaletti: «Ci sarà molto altro, con un unico, grande filo conduttore: le tradizioni portorecanatesi». Da non perdere il 20 agosto lo spettacolo "Storia della nostra storia”, del regista Michelini e “Ndamo a giogà de fora”, il 22 agosto, festa su corso Matteotti dedicata ai più giovani. Preambolo a tutti gli eventi sarà la Sagra delle cozze dell'Adriatico (4-5 agosto)
Palio storico di San Giovanni, 10 giorni di eventi a Porto Recanati. L’edizione numero 24 al via dal 19 agosto. Gli eventi sono stati presentati oggi dal presidente dell’ente palio, Italo Canaletti. Il clou il 25 agosto con le Ciurme che si contenderanno il palio. Ma prima e dopo tanti eventi attendono a Porto Recanati. «Ci sarà molto, molto altro – dice Canaletti – con un unico, grande filo conduttore: le tradizioni portorecanatesi». La dieci giorni partirà il 19 agosto con la benedizione del Palio di San Giovanni nella piazzetta E. Medi, per poi continuare il 20 agosto con uno degli eventi più attesi: lo spettacolo “Storia della nostra storia”, del regista portorecanatese Andrea Michelini. «Un tuffo nelle origini di Porto Recanati – spiega Canaletti – nel puro spirito che anima le manifestazioni organizzate dall’ente Palio storico di San Giovanni». Lo spettacolo si svolgerà all’arena Gigli alle 21,30 con ingresso gratuito. Si tratta del racconto dell’epopea di due fratelli Neno e Giggio, che riprende vita col racconto del regista Michelini. La storia sarà sostenuta e intervallata dalla musica, con la colonna sonora dal vivo di due eccellenze portorecanatesi; il maestro David Crescenzi, direttore d’orchestra di fama mondiale, e il maestro Roberto Lucanero, ambasciatore della fisarmonica nel mondo. Il regista Michelini rivolge «un sentito ringraziamento a Giacomo Manuali del “Sì con te market viale Europa” che ha reso possibile l’evento e naturalmente all’ente Palio che fortemente lo ha voluto». Durante la serata verrà fatta una raccolta fondi a favore della Croce Azzurra. Il 22 agosto invece, in collaborazione con l’oratorio, appuntamento con “Ndamo a giogà de fora”, una festa alle 21,30 lungo corso Matteotti dedicata ai più giovani. «Con le intenzioni – sottolinea Canaletti – anche in questo caso di andare alla riscoperta delle tradizioni. Nello specifico l’attenzione si sposterà sui giochi di una volta». Poi la sera del 25 agosto l’evento clou con la gara. Le Ciurme metteranno in spalla le coffe e si contenderanno l’ambito Palio. A chiudere la 10 giorni, il 29 agosto, alle 16,30 al largo Porto Giulio ci sarà il Palio dei Muccolò. A fare da gustoso preambolo a tutte queste iniziative dedicate alle tradizioni portorecanatesi, un’altra iniziativa, anche questa in qualche modo legata alla tradizione, ma in questo caso gastronomica, con la sagra delle cozze dell’Adriatico, denominata simpaticamente “Brutte ma buone” che si terrà il 4 e 5 agosto con apertura stand dalle 19, presso il cortile Diaz.
IL PALIO, IN DUEMILA AL VOTO – Quest’anno i portorecanatesi hanno votato il loro Palio di San Giovanni. In quasi duemila hanno preso parte alla “chiamata alle urne” delle scorse settimane per votare il proprio preferito elaborato artistico, tra quelli che hanno concorso all’iniziativa dell’ente Palio, organizzata in ogni minimo dettaglio dal responsabile del concorso artistico Giuseppe Russo, segretario dell’Ente. L’opera che ha avuto il maggior numero di consensi popolari è quella dell’artista di Catanzaro Leonardo Garigliano, 32 anni. In questi giorni l’opera è in fase di realizzazione del gonfalone.
IL PALIO, STORIA – Il palio di San Giovanni è dedicato al patrono della città. Unico nel suo genere, «il Palio – dice Italo Canaletti – non trova analogie con altre manifestazioni del territorio regionale ed extra regionale. Si discosta da ciò che viene comunemente inteso per “Palio storico” poiché non fa riferimento all’epoca medievale: non vi è alcuna Signoria, né gioco equestre né combattimento tra cavalieri. Il quadro storico è quello della costa marchigiana alla fine dell’800 e i primi del ‘900, quando il piccolo borgo marinaro aveva da poco ottenuto l’autonomia dal Comune di Recanati (1893). Al centro della rievocazione c’è la figura dello “sciabbegotto”: con questo termine dialettale si intende la categoria lavorativa marinara che utilizza la rete da costa. Gli “sciabbegotti” lavoravano in “Ciurme”, dirette dai “Parò”. Dopo aver effettuato la selezione del pescato, lo sciabbegotto aveva il compito di sistemarlo in grandi ceste di vimini, dette “coffe”, e, dopo aver infilato le coffe in un robusto bastone, si avviava in coppia, correndo, verso il mercato ittico. Durante la corsa verso il mercato occorreva non perdere il pesce: questo avrebbe significato diminuire i guadagni per tutti, poiché i compensi erano proporzionati al ricavato. La gara del Palio riproduce proprio questa corsa, con pesce e “coffe in spalla”.
GARA E REGOLE – Punto d’orgoglio per gli sciabbegotti era dimostrare le proprie abilità in tutte le operazioni, in particolare quella di portare il pesce al mercato ittico per primi al fine di ottenere il prezzo più alto. Due sono quindi gli elementi fondamentali ed imprescindibili per la corsa del Palio: velocità e metodo. Se da un lato occorre arrivare primi alla meta, dall’altro è necessario non perdere il pesce lungo il percorso. I Quartieri cittadini Castennou, Sammarì, Centro storico, Montarice, Santa Maria in Potenza, Europa e Scossicci, ognuno con la propria “ciurma” di atleti, si sfidano, senza esclusione di colpi, in una corsa a staffetta nel cuore della città, trasportando a spalla due ceste, collegate con un bastone e ricolme di pesce (peso di 25/30 chili), proprio come un tempo facevano i loro nonni. A cornice della competizione si ricrea l’ambientazione del tempo: attraverso i figuranti, i loro abiti, i loro mestieri e il loro quotidiano, si rianima il paese di fine ottocento, consentendo ai turisti di immergersi in un’altra epoca storica e alla gente locale di ritrovare le proprie radici.


