Dalle imprese della montagna,
una ricchezza di 200 miliardi:
Symbola lancia la sfida della ripresa
TREIA - Si è conclusa la prima parte del festival della soft economy, Fabio Renzi: «Dalle filiere del legno all'artigianato tradizionale, l'Appennino è stato scelto come laboratorio di sostenibilità». Per la seconda parte, prevista domani, le conclusioni saranno affidate ad Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo

Ripartire dalla ricchezza dell’Appennino. Si è conclusa oggi la prima parte di Symbola, il Festival della Soft Economy, che per tre giorni ha portato Treia al centro del dibattito nazionale, tra politici, attori istituzionali, parti sociali, imprenditori, associazioni di categoria: buone pratiche, analisi di scenario, proposte e progetti. Domani e sabato è in programma la due giorni del seminario estivo della Fondazione Symbola, che quest’anno pone il tema “Coesione è competizione, sfidare paure, solitudini e diseguaglianze per costruire il futuro”. La mission di Symbola è da sempre quella di porre sotto i riflettori le eccellenze di Italia nei diversi settori, per farne confronto di idee, proposte operative, progetti di innovazione. Nel teatro comunale di Treia alla prima sessione “Coesione è competizioni” sono attesi tra gli altri l’ex parlamentare Giovanna Melandri, Nando Pagnoncelli di Ipsos, a tirare le conclusioni sarà Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo. Nel pomeriggio “Italia della responsabilità sociale” ci saranno Domenico De Masi sociologo, tra gli altri, Sabina Ratti della Fondazione Mattei Eni, le conclusioni affidate a padre Enzo Fortunato direttore della sala stampa del convento di Assisi. Sabato mattina per la terza parte scendono in campo Catia Bastioli di Novamont, il presidente nazionale Confindustria Vincenzo Boccia, l’ad Enel Francesco Starace, il presidente della Camera Roberto Fico, l’ex premier Paolo Gentiloni.
FOCUS SUL TERREMOTO – Uscire dall’emergenza, avviare la ricostruzione, idee per la rigenerazione territoriale delle aree colpite dal sisma sono stati i temi del primo giorno del festival, martedì. Ecco alcuni spunti di riflessione. Giorgio Menichelli, segretario provinciale Confartigianato ha denunciato il fatto che dopo il decreto dello scorso 21 giugno, mancano i decreti attuativi per dare una spinta agli investimenti, chiedendo deroghe per permettere alle piccole imprese locali di partecipare alla ricostruzione, definendo Civitanova «long driver» economico della provincia. L’imprenditore Adolfo Guzzini ha invitato a rilanciare l’aeroporto di Falconara, Nando Ottavi di Nuova Simonelli ha proposto di fare un laboratorio per l’innovazione e di dare vita a zone industriale in cui si intrecciano anche servizi sociali. L’imprenditrice Orietta Maria Varnelli ha parlato di riportare i “margini” dell’entroterra al centro, nel “dopoguerra del post terremoto”, attuando un piano strategico su scala regionale. Gino Sabatini presidente Cna Marche ha denunciato il calo del fatturato delle piccole e medie imprese nel cratere pari al -9 per cento, evidenziando come il settore delle costruzioni possa fare da traino alla ripresa, chiedendo di dare maggiori poteri ai presidenti di Regione, rispetto alla struttura commissariale. Gianni Niccolò, direttore di Confindustria Macerata, citando il sociologo Aldo Bonomi ha affermato che le parole chiave sono comunità, territorio, governance e coesione sociale, confermando la necessità di un piano strategico. Alla tavola rotonda, il sindaco di Ascoli Guido Castelli ha lanciato l’idea che il termine cratere debba avere confini fluidi, per partire dall’idea di un rilancio complessivo dell’intero sistema regionale. Francesca Pulcini presidente regionale Legambiente ha ricordato come la ricostruzione del tessuto sociale delle comunità, sia la vera sfida. Il segretario della Fondazione Symbola Fabio Renzi ha sottolineato come servano progetti coraggiosi per rendere stimolante vivere sull’Appennino. Il presidente regionale Luca Ceriscioli, dopo aver reso noto che dei 2900 progetti di ricostruzione presentati, a fronte di 40 mila domande attese, solo un quarto sono stati approvati, ha detto che su 851 cantieri di opere pubbliche ne sono partiti soltanto due, per la macchinosità delle procedure burocratiche, al contrario dell’Anas, che su duecento cantieri ne ha già fatti partire la metà, grazie a procedure più spedite. Secondo il presidente un freno alla ricostruzione delle opere pubbliche è la necessità che i Comuni individuino il responsabile unico di procedimento in un dipendente della pubblica amministrazione, assunto a tempo indeterminato e da almeno cinque anni, nel settore tecnico di riferimento, secondo lui servirebbe una deroga da parte del legislatore.
PROGETTI STRATEGICI DI RILANCIO, MANCANO I FONDI – Riguardo al Patto per la ricostruzione e lo sviluppo portato avanti dall’Istato, che prevede 135 progetti, con investimenti per un miliardo e 700 milioni di euro, con la creazione di diecimila potenziali posti di lavoro e della ricerca “Nuovi sentieri di sviluppo dell’Appennino marchigiano”, commissionata dal Consiglio regionale agli atenei delle Marche, Ceriscioli l’ha definita «una visione strategica al quale hanno lavorato diversi soggetti, l’accordo preliminare avvia un percorso che sarà attuato più in là negli anni, il piano collega le risorse strategiche con i fondi europei, noi siamo in tempismo perfetto, poi si andrà a cercare con il nuovo governo, le risorse di completamento». Il presidente di Symbola, Ermete Realacci ha indicato tre elementi per il post terremoto, il settore delle costruzioni come volano per la ripresa, il puntare maggiormente sulle norme per le aree interne e la piena attuazione della legge sui piccoli comuni, «vanno fatti investimenti strategici sui servizi e non una dolce eutanasia sui piccoli comuni», unito al terzo fattore la ricostruzione dei beni culturali per cui ci sono a disposizione per dieci anni i fondi dell’otto per mille, quantificabili in circa due miliardi di euro. Evidenziata la necessità, in vari interventi, di pianificare una strategia, per evitare la dispersione e la perdita delle cospicue risorse disponibili.
GLI OSTACOLI NEL POST TERREMOTO – La necessità di creare possibilità di lavoro e fattori attrattivi per far restare i giovani, in un lasso di tempo breve per evitare lo spopolamento è stata evidenziata dal rettore Unicam Claudio Pettinari, mentre Silvia Spinaci segretario Cisl Macerata ha posto l’accento sul mancato coordinamento della Regione per ripensare i servizi di welfare, agli anziani e quelli scolastici, nei piccoli centri colpiti dal sisma. Franco Capponi, referente Anci commissione sisma, ha denunciato che già sono state nove in parlamento le modifiche al decreto sul terremoto, invitando a ritornare al modello gestionale del 1997, indicando nel problema della conformità urbanistica uno dei maggiori ostacoli alla partenza della ricostruzione privata.
BUONE PRATICHE E OPPORTUNITA’ – Un innovativo progetto di assistenza agli anziani, “Smart village”, che coinvolge Mogliano, Petriolo ed altri otto comuni del Fermano, è stato presentato dal rettore della Politecnica delle Marche Sauro Longhi, indicandolo come un modello virtuoso che dovrebbe finanziarsi in modo autonomo. Dalla seconda giornata, che ha illustrato l’accordo Appennino Parco D’Europa, operativo ormai da 23 anni, sono giunti altri spunti positivi. Si è appreso che il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ha proposto la candidatura al riconoscimento Mab, riserva di biosfera Unesco. I riconoscimenti Unesco sono fattori qualificanti per il turismo legato alle aree protette. Illustrati dal presidente del Parco dei Sibillini, Oliviero Olivieri i positivi numeri della zona del lago di Fiastra e dei sentieri naturali collegati, con presenze tra le duecento e le mille persone al giorno nel culmine della stagione estiva, con le presenze turistiche arrivate ad un milione e 50mila nella stagione turistica prima del sisma. Raccontato l’esempio positivo del parco delle Foreste Casentinesi, che ha introdotto i prodotti agricoli del territorio nelle mense scolastiche e nelle feste popolari e sagre tramite le Pro Loco, oltre a valorizzare la filiera locale dell’abete bianco. Da Fabriano il presidente del Parco Gola della Rossa, il sindaco di Fabriano Gabriele Santarelli ha evidenziato come siano state avviate una serie di collaborazioni con enti locali ed il consorzio delle Grotte di Frasassi ed avviato il merchandising del Parco.
L’ATLANTE DELL’APPENNINO, LA RICCHEZZA DELLA MONTAGNA – Presentato oggi l’Atlante dell’Appennino, prima di fare il punto sull’incompleta attuazione della legge sui piccoli comuni. La ricchezza prodotta dalle imprese montane è di 202 miliardi di euro, pari al 14 per cento a livello nazionale. Sull’Appennino hanno sede poco meno di un milione di imprese, pari al 17,2 per cento del livello nazionale. L’economia dell’Appennino, in linea col resto dell’Italia, deve la maggiore quota di ricchezza prodotta ai servizi: in media 76% circa del totale (il dato italiano è 74,4%), con l’industria al 20,8% (23,4% Italia nel suo complesso) e l’agricoltura al 3,2% (Italia 2,2%). Notiamo che agricoltura e servizi portano al valore aggiunto totale dell’Appennino una quota maggiore di quella che portano a livello nazionale. Nell’ambito dell’agroalimentare le 149 denominazioni DOP e IGP appenniniche (il 51% sulle 294 totali in Italia) hanno una produzione di 207 mila tonnellate certificate per un valore alla produzione stimato intorno ai 1,2 miliardi di euro. Quanto alle produzioni vinicole, ricadono nel sistema appenninico 197 denominazioni DOP e IGP (il 37% sulle 526 complessive in Italia), con un valore alla produzione dell’imbottigliato stimato in circa 820 milioni di euro. Nel suo complesso, il vasto paniere di produzioni DOP e IGP dell’Appennino ha un impatto economico di forte rilievo, stimato in oltre 2 miliardi di euro in termini di valore alla produzione. «Dalle filiere del legno, in grado di rifornire un segmento sempre più importante di una moderna e rinnovata industria delle costruzioni, a quelle agroalimentari che possono beneficiare dei mercati e della ristorazione locali – spiega Fabio Renzi, segretario generale della Fondazione Symbola – dall’artigianato tradizionale e di qualità alla manifattura digitale, dalla organizzazione di una più evoluta offerta turistica alla promozione del patrimonio culturale, fino alle cooperative di comunità, nuove forme di sussidiarietà sociale che innovano il welfare locale: i tanti esperti che hanno dato il loro contributo a questo Atlante convergono nell’individuare l’Appennino come laboratorio di sostenibilità».

