Corneto, studenti o migranti?
L’Acsim di Amanze nel mirino:
«Un business di famiglia»

ACCOGLIENZA A MACERATA - Inail, Agenzia delle Entrate e residenti puntano il dito contro l'associazione per la battaglia legale sull'affitto dell'ex studentato dove ora ci sono i ragazzi del convitto, sfollati dopo il sisma. Si attende la decisione del Consiglio di Stato. L'ente assicurativo sulla onlus: «Mancava dei requisiti di democraticità e le decisioni venivano prese dai coniugi». Il rappresentante legale indagato dopo le verifiche della Guardia di Finanza, secondo cui avrebbe perso i requisiti di una ong. L'Inail: «Accuse che incidono sulla moralità professionale» L'avvocato Mandrelli: «Quella che la vorrebbe come grande evasore è un'immagine distorta»
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A sinistra Daniel Amanze

 

di Giovanni De Franceschi

Da una parte un ente pubblico assicurativo, dall’altra un’associazione no profit che si occupa di extracomunitari. Al centro un ex studentato e un quartiere residenziale di Macerata. Accuse pesanti, procedimenti penali in corso e soldi pubblici. Ricorsi, controricorsi e sullo sfondo anche il sisma. Una certezza: in questa storia nessuno intende mollare. Ma chi sono i protagonisti? L’Inail e i residenti di Corneto da una parte e l’Acsim dall’altra, la onlus che gestisce l’accoglienza di migranti. Il nodo del contendere? Il palazzo che si trova tra il civico 9A di via Pini e il civico 18 di via Bizzarri di proprietà dell’Inal, che attualmente ospita gli studenti sfollati del Convitto “Leopardi”. In breve: l’Acsim, gestita da Daniel Chibunna Amanze e dalla moglie Norma Santori, vorrebbe affittare l’immobile, probabilmente per trasferirci una sessantina di migranti. L’Inail e i residenti stanno provando ad opporsi in tutti i modi.

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A destra, l’edificio Inail a Corneto

Tutto ha inizio il 15 dicembre 2015 quando l’Inail pubblica il bando per affittare l’immobile. Alla scadenza arriva solo una manifestazione d’interesse, quella dell’Acsim. L’ente pubblico provvede all’aggiudicazione provvisoria, in attesa di verificare, prima di affittarlo definitivamente, che la ong abbia i requisiti necessari previsti dal bando stesso. Nel frattempo però la Guardia di finanza piomba negli uffici della onlus. «Le attività ispettive – comunicano le Fiamme gialle all’Inail nell’aprile del 2016 – hanno consentito di rilevare che l’Acsim ha violato le disposizioni in materia di associazioni di volontariato» e ha «utilizzato in maniera indebita i benefici previsti per le onlus». Insomma, secondo il nucleo di polizia tributaria che ha passato al setaccio i bilanci dal 2011 al 2015, l’associazione, per quanto riguarda l’accoglienza di migranti, non avrebbe più i requisiti di una onlus, ma quelli di una vera e propria azienda. Quindi, avrebbe dovuto versare poco meno di 500mila euro di Iva e dichiarare sui 3,2 milioni di ricavi, in modo da poter pagare le tasse. Dall’ispezione della Finanza nasce poi l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, e il relativo contraddittorio tra le parti, che si conclude con un nulla di fatto. «L’associazione – scrivono i funzionari – mancava dei requisiti di democraticità e le decisioni venivano prese dai coniugi Amanze e Santori». Inoltre Amanze «percepiva rimborsi spese non documentati oltre compensi stabiliti con scrittura privata redatta dai coniugi stessi». Senza considerare che alla moglie di Amanze andava uno stipendio  «notevolmente superiore al massimo» stabilito dalla legge, «fino ad arrivare a sei volte la tariffa oraria» del contratto nazionale.

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L’avvocato Bruno Mandrelli

«Si è in presenza – conclude l’Agenzia delle Entrate – di contratti stipulati tra componenti dello stesso nucleo familiare, assenza di documentazione di rimborsi spese ed altri elementi che danno alle presunte consulenze la caratteristica di distribuzione degli utili». Accuse pesanti, che dovranno essere confermate. L’associazione ha fatto ricorso alla commissione tributaria provinciale, perdendo. E ora è pendente il giudizio alla commissione tributaria regionale.

«Recentemente – spiega l’avvocato dell’Acsim Bruno Mandrelli, consigliere di maggioranza in quota Pd – anche il governo, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, ha chiarito che questo tipo di prestazioni assistenziali sono fuori campo Iva, e questo è il nuovo elemento che abbiamo portato alla commissione tributaria regionale. Qui si tratta di una questione tecnico-giuridica, non certo del fatto che l’Acsim ha incassato l’Iva e non l’ha versata. Quella che vorrebbe l’Acsim come grande evasore è un’immagine distorta, l’associazione svolge un’attività meritoria e fornisce un grande contributo nella gestione dei migranti in strettissimo rapporto con gli organi dello Stato, ricevendo controlli severi e serrati.  Certo, nel caso in cui venisse accertato che l’Iva è dovuta, cosa che io non credo, si innescherebbe un meccanismo che dovrebbe essere applicato in tutta Italia. Per quanto riguarda poi lo stipendio della signora Santori – conclude Mandrelli –  forse c’è stata qualche svista burocratica, ma adesso la questione è stata sistemata. Il compenso è in regola con il ruolo di dirigente che svolge, credo si aggiri sui 2.400 euro netti al mese».

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Al centro Daniel Amanze, presidente dell’Acsim; a destra, Narciso Ricotta assessore ai Lavori pubblici

Nel frattempo però queste contestazioni hanno fatto sì che la procura di Macerata aprisse un procedimento penale per reati tributari, che vede indagato lo stesso Amanze. Ma che c’entra tutto questo con il bando dell’Inail e l’assegnazione dell’ex studentato? C’entra nella misura in cui l’Inail ha considerato queste accuse come incidenti «gravemente sulla moralità professionale dell’associazione e dei suoi legali rappresentanti» e pertanto ha deciso di non affittare più lo stabile all’Acsim. Ormai siamo a maggio 2016. Poco mesi e il sisma irrompe nella scena, devastando la nostra provincia. A Macerata uno degli edifici reso inagibile dalle scosse è il convitto “Leopardi”. Così sindaco e dirigente chiedono all’Inail di poter trasferire gli studenti sfollati nel palazzo di Corneto e a ottobre viene stipulato il contratto d’affitto. Ma Amanze e i suoi non si arrendono, vogliono quel palazzo. E così l’associazione presenta ricorso al Tar, con tanto di richiesta di sospensiva, prima respinta e poi riproposta al Consiglio di Stato, che emette un’ordinanza cautelare. Il no dell’Inail rappresenterebbe per la onlus un danno da sanare.

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La sede dell’Acsim in via Roma

Se è vero che l’Acsim non intende cedere di un millimetro, è altrettanto vero però che anche l’ente assicurativo pubblico non retrocede di un passo. Anzi, rilancia. E così nelle more dell’ordinanza cautelare acquisisce  il certificato casellario giudiziale di Amanze, scoprendo che su di lui pende una condanna, passata in giudicato con sentenza della Corte di Cassazione del 2009, per minaccia a pubblico ufficiale. Reato commesso a Montecassiano nel 2001. Per l’Inail dunque il cerchio si chiude: l’Acsim e Amanze avrebbero dovuto comunicare questa condanna, compresi i carichi pendenti relativi all’ispezione della Finanza, non l’hanno fatto e quindi non hanno più i requisiti per prendere in affitto l’ex studentato. Da qui il controricorso, in cui si uniscono anche alcuni residenti, che non vogliono sentir parlare di un centro di accoglienza di migranti a Corneto. A luglio dell’anno scorso la sentenza del Tar, il ricorso dell’Acsim viene respinto. La clausola del bando dell’Inail, secondo cui gli interessati all’immobile non avrebbero dovuto presentare condanne penali e carichi pendenti, «mira evidentemente ad escludere contraenti non affidabili – scrivono i giudici – e che potrebbero per esempio risultare insolventi nel pagamento del canone di locazione di entità non certo trascurabile», poco meno di 50mila euro l’anno per sei anni. Partita chiusa? No, perché l’Acsim si è appellata al Consiglio di Stato.

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Migranti davanti la questura

I timori dei residenti dunque, sono tutt’altro che svaniti. Il comitato Corneto, che si è costituito nell’aprile con 400 firmatari e di cui è presidente Alessandro Gentilucci, ricorda che «una concentrazione di circa 60 immigrati potenziali in un unico stabile ed in più in un quartiere privo di servizi, di spazi ricreativi, presidi di ordine pubblico, nonché con una viabilità difficile, avrebbe potuto creare problematiche varie e situazioni di disagio per tutti, residenti e immigrati. Il complesso immobiliare di proprietà dell’Inail – aggiunge il comitato –  è inglobato all’interno di un contesto abitativo familiare con corti e spazi comuni i quali, prevedibilmente ed inevitabilmente, constatando anche quanto avviene in altre zone di Macerata,si sarebbero potuti trasformare in vero e proprio accampamento. Nonostante attualmente gli ospiti dell’Acsim siano tutti sistemati altrove, anche in soluzioni alberghiere importanti, non riesce a comprendere le reali ragioni che animano tuttora la onlus ed il suo presidente Daniel Amanze, sia con riferimento alla realtà delle cose che per la prosecuzione dell’azione, vista la motivata sentenza del Tar e dato il chiaro ambito di inserimento di tutta la particolare vicenda».

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