Un anno perduto inutilmente

IL COMMENTO - Sisma: Il 2017 finisce malamente, proprio come era cominciato. Così come a gennaio il governo regionale non era riuscito a montare le stalle per gli animali, a fine dicembre non riesce ancora ad assemblare una sistemazione decente e rispettosa delle persone. Regali elettorali, strenne natalizie che vanno agli amici fidati, i terremotati possono ancora pazientare. Siamo davanti a uno Stato che non esiste più
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di Fabrizio Cambriani

Giusto dodici mesi fa si chiudeva una fase terribile. Tre spaventose scosse di terremoto, in poco più di due mesi, ci facevano contare morti e feriti. Radevano al suolo interi paesi. Distruggevano edifici. Mettevano in mezzo alla strada migliaia di nostri concittadini. Un cambio di vita radicale e repentino per molti che si vedevano costretti a ricominciare daccapo la loro esistenza. Giusto un anno fa le angosce e le tristezze del trauma di chi aveva perso un lavoro o una abitazione, volgevano però anche in fiduciose aspettative. Tutti i sentimenti di attesa e di speranza erano indirizzati verso i vari livelli di governo del Paese. Migliaia di occhi di padri di famiglia, di vecchi e di bambini posavano lo sguardo verso Ceriscioli e la sua giunta oppure verso il neonato governo Gentiloni. L’occhio fisso e fiero del marchigiano aduso al lavoro che non chiede mai niente di più del dovuto. Oppure sguardi spenti e malinconici di chi è ormai consapevole che, causa l’età avanzata, non potrà tornare mai più lassù, nella sua casa in montagna. Nemmeno per morire tra le sue cime verdi appena spruzzate dalla prima neve di novembre. O ancora occhi vispi e felici di bambini che ingenuamente pensano che si sia trattato solo di un brutto gioco. E che tutto, come per magia, tornerà all’improvviso come prima.

cambriani-3-325x217Il bilancio, a un anno esatto di distanza, è fallimentare. Le attese e le fiduciose aspettative, impresse negli occhi di quei terremotati, sono andate totalmente e colpevolmente deluse. In dodici mesi esatti, a parte demolire qualche rudere estremamente pericolante e portare via parte delle macerie, non è stato fatto assolutamente nulla. Non un mattone che sia uno è stato piazzato su di un muretto. Nel sisma del ’97, tanto per fare un paragone, dopo sedici mesi dalle scosse, la ricostruzione leggera non solo era partita, ma era addirittura in fase di avanzato completamento. Qui siamo ancora a correggere e limare ordinanze e decreti. Quanto alle casette di plastica è meglio stendere un velo pietoso e non infierire più di tanto su uomini di governo che ormai sono diventati, a parere di tutti, evidenti casi umani. Anche se la prima scandalosamente iniqua distribuzione di risorse griderebbe già da sola vendetta al cospetto di Dio. A Recanati, per dire, città lontanissima dall’epicentro, vanno 25 milioni di euro. Grazie al terremoto, che non ha nemmeno sentito, avrà il municipio nuovo di zecca tra un anno massimo. Alla distrutta Camerino chissà quando ci metteranno le mani. Regali elettorali, strenne natalizie che vanno agli amici fidati. Quelli che hanno fatto la differenza per far vincere Ceriscioli alle primarie. I terremotati possono ancora pazientare.

cambriani-1-325x252E infatti, la giunta regionale, nonostante l’inaudita gravità della situazione, non ha cambiato di una virgola il suo organigramma e la sua agenda politica. E che anzi, nel nominare la sua nuova segreteria generale, (manco a dirlo pesarese, a 140 mila euro l’anno) ha voluto, attraverso una legge ad hoc, abbassare il livello dei requisiti professionali, quando la situazione avrebbe imposto addirittura il profilo di un Consigliere di Stato. Un anno che ha visto girovagare inutilmente per l’epicentro, come frati cercatori, presidente e assessori, distogliendoli dall’importantissima fase programmatoria di cui la Regione è competente, ma ne è totalmente latitante. Di come ricostruire un intero, esteso territorio, ormai ne parlano solo la Fondazione Merloni e l’Istituto Olivetti. La parte pubblica, il Consiglio Regionale ha rinunciato al suo ruolo, cioè a fare politica. O meglio l’ha dato in outsourcing a questi due soggetti. Tuttavia i consiglieri regionali intascano intatte, ogni mese, le loro laute indennità. Siamo davanti a uno Stato che non esiste più. Una Repubblica che, oltre ai pochi presìdi sul territorio presenti solo sullo stemma dei carabinieri, lascia i suoi cittadini abbandonati ai loro problemi. Incapace di rispondere alle loro legittime richieste, diventa però di colpo, subito presente e minacciosa quando si tratta di perseguirli a norma di legge, in caso di infrazione delle regole. Fa impressione vedere quale e quanta differenza vi sia tra l’efficienza e l’efficacia del pubblico e quella del privato.

cambriani-2-325x217Se volete misurare questo abisso e perdere ogni residua speranza nelle istituzioni, basta andare a Pioraco. Lì il Gruppo Fedrigoni ha già ricostruito a norma di legge un intero stabilimento cartario andato distrutto, con la scossa del 26 ottobre, assieme alle sue macchine produttive. In soli nove mesi sono state realizzate fondazioni e ancoraggi per centinaia di metri e innalzato una nuovissima copertura. Una quantità di cemento armato e di acciaio spaventosa. Già da gennaio partirà una delle due macchine gravemente danneggiata e tutta rinnovata. Dopo solo quattordici mesi si torna a fabbricare carta. Il tutto grazie agli anticipi di cassa – siamo nell’ordine di decine e decine di milioni di euro – di questo imprenditore privato. Una mole impressionante di lavori che è stata affidata alla ditta Stella di Fiuminata, con tutti dipendenti del posto. E non extracomunitari da pagare a giornata reperiti chissà dove che nottetempo si ubriacano e fanno a botte. Eppure stiamo parlando dello stesso terremoto, della stessa burocrazia, della stessa nazione.

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Francesco Merloni con il sindaco di San Ginesio Mario Scagnetti

Il 2017 finisce malamente, proprio come era cominciato. Così come a gennaio il governo regionale non era riuscito a montare le stalle per gli animali, a fine dicembre non riesce ancora ad assemblare una sistemazione decente e rispettosa degli uomini. Nel frattempo e nelle pause di lavoro, eminenti politici di maggioranza, trovano il tempo per lanciare strali, con lunghi e articolati scritti sui social network, contro i così detti partiti populisti e demagogici. Del tutto ignari – ahimè – che sono proprio essi stessi il loro prezioso e insostituibile carburante.

 

 

 

 

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SIMBOLO – Un asino dell’azienda agricola Scolastici



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