Comitati di quartiere, niente elezioni
Belinda Emili: «Si torna indietro»
CIVITANOVA - L'ex consigliere comunale sottolinea come a sei mesi di distanza non siano state indette le consultazioni: «Con le nomine dirette non ci sarà gente comune, ma altri avamposti della politica per chi è rimasto fuori»
«Con Ciarapica si torna indietro anche sui comitati di quartiere, dovevano essere eletti entro 60 giorni». Belinda Emili, ex consigliere comunale dell’amministrazione Corvatta e ex presidente della commissione affari istituzionali critica il vuoto in merito alla rappresentanza nei quartieri a Civitanova. «I comitati di quartiere, eletti direttamente dai cittadini – spiega – sono decaduti insieme alla fine della precedente amministrazione e Ciarapica, come da regolamento introdotto dal consiglio comunale durante l’amministrazione Corvatta, avrebbe dovuto indire l’elezione dei nuovi comitati entro sessanta giorni dall’insediamento della sua giunta. Di fatto sono trascorsi sei mesi e, come al solito in barba ai regolamenti del nostro Comune, Ciarapica ha intenzione di eliminare l’elezione diretta dei comitati di quartiere. Rimpiange addirittura il tempo in cui i componenti dei comitati erano di nomina politica e nessuna voce in capitolo avevano i cittadini nello scegliere i propri rappresentanti di quartiere. Come Presidente della Commissione Affari Istituzionali fui io a presentare per la prima volta nel nostro Comune il nuovo regolamento di democrazia partecipata in cui si prevedeva che i consiglieri di quartiere non fossero più nominati dalla politica ma eletti direttamente dai cittadini. Partivamo dall’anno zero in fatto di democrazia partecipata a Civitanova ed è naturale che ci siano state non poche difficoltà nella gestione dei neonati comitati in cui il cittadino doveva essere non più spettatore di decisioni calate dall’alto ma collaboratore nella gestione della cosa pubblica. Con la nomina anziché l’elezione – conclude Emili – si tornerà ad avere comitati formati quindi non più da gente comune che il quartiere lo vive, ma da cortigiani di partito che fanno da paravento alle critiche e al confronto. E allora è proprio il caso di dire “Civitanova indietro tutta” piuttosto che “Civitanova avanti tutta” come andava dicendo Ciarapica nei suoi spot elettorali».

C’è poco da dire. I Comitati di Quartiere debbono essere eletti dai cittadini e non nominati. Se si dovesse tornare alla metodologia delle nomine sarebbe indubbiamente un passo indietro.
Con le ” sonate” che prendevano sindaco e vice sindaco, i comitati di quartieri hanno ben dimostrato di essere voci della città. Indispensabile la loro presenza e che devono eleggersi da soli e fondamentale. Ma poi perché rieleggersi, già c’erano, si riuniscano e ne informino il sindaco. Ma bisogna sempre chiedere il permesso per tutto? Ma cominciamo a sburocratizzare come direbbe Crozza/Maroni.
IL CENTROSINISTRA CHE NON CREDE ALLA PARTECIPAZIONE
Il discorso della “partecipazione” alle scelte amministrative (il cittadino non deve fermarsi all’esercizio del voto) è una questione seria. Specialmente per una Amministrazione “ottimista e di sinistra” (parole di Lucio Dalla), quale quella che ha governato Civitanova. Sappiamo tutti però che non è stato così, sebbene i comitati di quartiere siano stati eletti direttamente (che è un fattore importante). Il discrimine però non sta nell’elezione diretta, ma nella volontà dell’Amministrazione Comunale di essere da stimolo al loro funzionamento e di recepirne le proposte. Per l’Amministrazione Corvatta-Silenzi quella degli organi di partecipazione non è stata un’esperienza esaltante. Si è cominciato dalla presentazione delle candidature, che in alcuni quartieri non hanno raggiunto il numero dei consiglieri da eleggere. Si è proseguito con comitati che in pratica si sono sciolti senza aver mai funzionato. Per alcune questioni importanti (Donoma, Sottopasso Via Carducci) gli organi di quartiere sono stati scavalcati da comitati spontanei, più efficaci. Difficile aspettarsi qualcosa di costruttivo, quando in Amministrazione siedono “capisciotti” che credono solo in se stessi. Come può, infatti, chi definisce le indennità “soldi miei”, tenere in considerazione i cittadini-contribuenti che quegli “stipendi” concedono? Per il Bilancio, i quartieri sono stati ascoltati (tranne nell’ultimo anno solo in alcuni casi, per l’avvicinarsi delle elezioni) a documento contabile già approvato dal Consiglio Comunale. Per non parlare della tanto sbandierata “urbanistica partecipata”, risoltasi in una sorta di pantomima, con decisioni prese sempre a Palazzo. Personalmente posso portare l’esperienza dell’Amministrazione Mobili: comitati di quartiere nominati dal Consiglio (su domande presentate dai cittadini). Il funzionamento è stato apprezzabile, in alcuni di essi l’opposizione era maggioranza, esisteva un coordinamento tra i vari comitati. Ciò poichè, c’era un assessore, Renzo Foresi, che credeva nella partecipazione e nella funzione dei comitati. Non parli il centrosinistra di “lottizzazione”, quando lo stesso ha “spartito” perfino la Biblioteca (per accordi elettorali). Bisogna ricordare che il centrosinistra ha riscoperto “furbescamente” i quartieri in campagna elettorale, ponendoli come punto del proprio programma. Ha subìto come naturale “contestazioni pesanti” nelle assemblee (il vicesindaco ricoderà la “vivace accoglienza” nella Città Alta) e l’apertura non ha avuto riscontro elettorale. I buoi erano già scappati dalla stalla, lasciando Corvatta e i suoi a piedi!