Chili di eroina nelle borse etniche,
la Cassazione annulla per 2 imputati
Confermate le altre pene

SENTENZA - La vicenda riguarda una indagine che ha portato al sequestro di un sostanzioso quantitativo di stupefacente. Otto gli imputati, su 10, che hanno fatto ricorso. Per due di questi i giudici del terzo grado hanno rinviato alla Corte d'appello

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Una delle borse conteneti eroina

 

Chili di eroina in viaggio dal Pakistan dentro borsette etniche, dieci le persone finite sotto accusa: ieri si è svolta l’udienza in Cassazione per 8 degli imputati (due non hanno fatto ricorso). Per due delle persone sotto accusa i giudici del terzo grado di giudizio hanno annullato con rinvio, per gli altri pene confermate. L’indagine sul traffico di stupefacente era stata condotta dalla Squadra mobile di Macerata e dal Gico della Guardia di finanza di Ancona. Gli investigatori sono riusciti a tracciare e intercettare pacchi con la droga che arrivavano nella nostra provincia, in alcuni casi direttamente in uffici postali. Come quello che il 27 giugno del 2015 era stato ritirato a Corridonia da una coppia: Maurizio Paggi, 38 anni, e Cristiana Tognetti, 37. Pacco che conteneva 5 chili di eroina ed era stato intercettato dalla Squadra mobile che aveva arrestato la coppia, marito e moglie. Dietro la spedizione di quel pacco, stando alle indagini della Squadra mobile, c’era il pakistano Shoaib Ullah, 31. Secondo gli investigatori tra l’ottobre del 2014 e il giugno del 2015 Tognetti e Paggi avrebbero effettuato 4 ritiri per un totale di 18 chili di eroina. I pacchi erano poi stati consegnati a Ullah e a suoi presunti complici come il 39enne tunisino Walid Gharsellaoui (che avrebbe partecipato a due consegne) e il connazionale Zia Ur Rehman Khan, 33 anni (una consegna). Le indagini avevano portato ad un ulteriore sequestro di droga, a Civitanova.

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L’avvocato Jacopo Allegri

Tra il 21 e il 22 luglio del 2015 c’era stata la consegna di un pacco con all’interno 5.943 grammi lordi di droga alla dominicana Belys Fautina Azcona, 42 anni. Secondo quanto accertato dagli investigatori Ullah si sarebbe accordato con la donna affinché ricevesse a casa sua il pacco e avvertisse il pakistano Walayat Khan, 51 anni, dell’arrivo. Quando c’era stata la consegna, Ullah per timore di controlli, aveva incaricato altre due persone, il 46enne Gohar Zaman, pakistano, detto “zio Gohar” e il 24enne Mohsin Raza, anch’egli pakistano, di ritirare lo stupefacente. Quando erano andati a ritirarlo erano stati arrestati dalle Guardia di finanza. In manette era finita anche la dominicana Azcona. Le indagini erano proseguite e al loro completamento avevano portato sotto accusa 10 persone.

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L’avvocato Simone Matraxia

I giudici della Cassazione hanno annullato con rinvio per Walid Gharsellaoui (che era stato condannato a 10 anni) e per Mohsin Rasa (era stato condannato a 4 anni), difeso il primo dall’avvocato Jacopo Allegri, il secondo dal legale Simone Matraxia. «Nulla da dire sull’operazione ma al mio assistito è stato attribuito un ruolo che era di altre persone. È vittima di uno scambio di ruoli – dice l’avvocato Allegri –. La mia è stata una lotta impegnativa contro la sentenza della Corte d’appello». Confermate le sentenze per le altre persone che hanno ricorso in Cassazione: Gohar Zaman (6 anni), Shoaib Ullah (10 anni), Zia Ur Rehman Khan (10 anni), 4 anni a Walayat Khan (4 anni), Paggi (4 anni), 2 anni e 8 mesi a Tognetti.


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