La “Casa Rosada” di Piacentini
dalla Carima alla Ubi

INSEGNE DISMESSE - Le storie che si sono sviluppate intorno al palazzo disegnato dall’archistar del fascismo. La Cassa di Risparmio era la Fiat del Maceratese. In piazza Mazzini l'ex 'Banca dell'Adriatico' ospiterà nei primi mesi del 2018 anche VB 'emigrata' da lunedì nel gruppo Intesa Sanpaolo. In piazza Strambi restyling parziale per la Basilica della Misericordia?

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di Maurizio Verdenelli

Il potente dg della più patrimonializzata Cassa del Centritalia sotto quella fitta nevicata dell’84 sembrava San Sebastiano e frecce candide le palle di neve che l’arch. Gabor Bonifazi gli tirava mentre la buffa scena veniva immortalata dal pioniere dei fotoreporter del dopoguerra, Pietro ‘Briscoletta’ Baldoni. Davanti alla ‘Casa Rosada’, quartier generale della banca, opera del celebre Marcello Piacentini, il dottor Enrico Panzacchi stava allo scherzo, lui sempre così severo; di sicuro un po’ meno, quel gran burlone di Gabor che manca a questa città da più di tre anni. A distanza di meno di 12 mesi, in autunno, altro flash. Lo ricordo ancora, terreo in viso, Paolo Pascucci, portavoce della Cassa di Risparmio che mi apre da una porticina laterale introducendomi col favore del buio (era come far entrare la volpe in un recinto di galline) nelle ‘stanze segrete’ del potere finanziario: per parlare, chiarire, certo sedare un’opinione pubblica tramortita da una news senza precedenti.

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Gabor Bonifazi

“Chi poteva immaginarlo? Dirigenti fedelissimi, famiglie perbene legate all’Istituto” ripeteva al cronista come a se stesso, il buon Paolo. Nella mattinata era infatti esplosa come una bomba il caso passato alla storia come ‘Il buco della Carima’: Baldoni, vice cronista di ‘nera’ (sostituiva Giancarlo Pantanetti all’occorrenza) si era precipitato in  redazione dalla questura avvertendo “C’è una questione di soldi…in Carima”. Soldi ammontanti a tredici miliardi, miliardo meno (o probabilmente in più): il loro ammanco avrebbe fatto volare molti ‘stracci’. E c’è chi segnalò pure, a consuntivo, un suicidio. Tredici miliardi: due mensilità del nuovo stipendio più bonus di Lionel Messi la Pulce, che a Montefiore ha un cugino ebanista e presepista a lui somigliantissimo fatta eccezione per l’altezza. Che quei tredici miliardi fossero anche allora considerati non tantissimo, lo dimostrò l’opinione pubblica e certi titoli di giornale che paragonavano l’Istituto di credito ad una‘corazzata’ e qualche tempo dopo anche l’ardita metafora del presidente Dante Cecchi: “Il buco? Come quello di un piccolo verme in una bella mela rossa”.

Così si andò avanti senza trarre insegnamento da quello che stava cambiando irreversibilmente nel ricco capoluogo, così tanto ora profondamente geneticamente mutato e privato proprio dalla sua ‘Fiat’, la Cassa di Risparmio. Certo la fusione con Pesaro aveva fatto perdere centralità ed un po’ di leadership a favore di Pesaro, più forte politicamente, alla Superbanca che Panzacchi guidava con piglio sicuro. Tuttavia sul ponte certo non sventolava (ancora) ‘bandiera bianca’ come nella canzone di Franco Battiato a riprendere la poesia di Arnaldo Fusinato volontario alla difesa di Venezia nel 1848. Il ‘pane non mancava’ e il ‘morbo non infuriava’ (quello della corruzione, non ancora) ma certo i prodromi potevano essere letti e forse l’economia marchigiana tout court sarebbe ancora da vertice in Italia e non arrancherebbe tra quelle del Sud come i report di Bankitalia evidenziano. “Quando alle prime conferenze stampa ancorché circospette, convocate dalle banche più aperte al confronto, chiedevo chiarimenti attorno ad argomenti fino ad allora tabù e lasciati volutamente nel ‘misteriosi’ come ‘sofferenze’, ‘partite incagliate’ e via elencando vedevo facce contrite, dolorosa sorpresa e subito lo stendersi di un gran velo consolatorio ma nessun dato, nessuna ammissione. Soltanto grandi speranze ed auspici nelle magnifiche sorti e progressive dell’economia locale” ricorda Giuseppe Porzi, del ‘Corriere Adriatico’ a suo tempo corrispondente da centri marchigiani famosi nel mondo per la produzione industriale.

ubi-carima-2-325x244E a Fabriano? Il presidente di Carifac, il benemerito avvocato Aroldo Palombini, non apriva ai giornalisti. Era un suo credo. In tempi grassi andava così, non c’era bisogno di ‘difendersi’ davanti all’opinione pubblica, da parte sua sempre un po’ assonnata e colpevolmente speranzosa fino all’ultimo. Ma tutto ora appare profondamente diverso. La ‘Casa Rosada’ disegnata dall’archistar del fascismo, ha variato nel tempo insegne. Da quella, ferrea ed elegante, di Cassa di Risparmio a quelle vitreee e luminose dei loghi Carima e Banca delle Marche. Tuttavia queste ultime rappresentavano lo ‘sviluppo’ di una ‘matrioska’ originaria e feconda: la Banca dei Maceratesi, il luogo eletto dei loro risparmi, quelli di una vita e di generazioni precedenti. E’ accaduto quello che sappiamo benissimo -per chi abbia letto attentamente queste cronache. Adesso un grande Istituto, Ubi Banca, sovrintende a quello che resta di Banca Marche e a Macerata ha fatto il suo ingresso posizionandosi a cominciare dall’ex quartier generale della Cassa di Risparmio dove al secondo piano si respirava aria da ministero delle Finanze, data l’autorevolezza di quest’autentica Roccaforte del Credito marchigiano, espugnata dopo il ‘varco’, o meglio il ‘buco’ dell’85.

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Luigi Vannucci

L’insegna luminosa di Ubi, post moderna come quasi tutte quelle bancarie, troneggia ora all’ingresso di quella che fu la Casa Rosada. Un’altra più armoniosa, in linea col contesto architettonico, è stata invece installata sul prospetto visibile sin dell’inizio del corso principale. Ancora un cambio della guardia a Palazzo e le bandiere stanno lì a testimoniarlo. Quella di Piacentini è destinata a sventolare un po’ meno a Macerata dove lui ha lavorato anche alla Basilica della Misericordia  innestando uno scenario (ricorda via della Conciliazione) che pare destinato alla demolizione per dar illuminazione e visibilità ai giardini del Vescovado. E’ una voce che gira in città e si attendono naturalmente riscontri. “Invece neppure una smentita, solo silenzio –commenta un po’ amareggiato Luigi Vannucci, già funzionario della Fondazione Carima- alla mia critica, pubblica, sul dopo di quella che è stata la parte ‘bella’ di Carima: Palazzo Ricci, la galleria e gli altri palazzi ora ceduti a Comune, Università, Abamc. Panzacchi, grande cultore d’arte, ha lasciato infatti a Macerata qualcosa di importante…”.

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Antonio Parisi Presicce

Dello staff dell’ex dg, faceva parte anche il dottor Antonio Parisi Presicce (cui tanti maceratesi devono) deceduto tre anni fa. Parisi fu poi ‘magna pars’ di Carifac una delle ultime 16 casse ‘papaline’ rimaste autonome in Italia prima di essere assorbita e poi coinvolta nel crac Veneto banca (ma lui non c’era più da tempo). L’istituto, come noto, è stato incorporato da Intesa SanPaolo ed ha ‘cessato’ da venerdì 7. L’emigrazione sarà operativa da lunedì prossimo. Anche in questo caso, metaforicamente ‘fuori dalla finestra’ in vista del capodanno anche le insegne VB solo di recente installate. Nel centro storico, si prevede che l’emigrazione, stavolta fisica, dello sportello di viale Trieste fronte Sferisterio, entri nelle antiche mura in piazza Mazzini per essere ‘accolto’ negli spazi dell’istituto torinese. Annunciati da una elegante insegna, in armonia con la piazza restaurata, de la ‘Banca dell’Adriatico’ fondata nel 1875 e ‘terminata’ il 16 maggio 2016 per far parte della famiglia torinese. E’ un gran crocevia, occorrerebbe quasi un tom tom o un filo d’Arianna (senza Minotauro finale, però stavolta) per districarsi nel labirinto delle fusioni bancarie, in una città una volta ‘regina del risparmio’.


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