Le opere d’arte salvate dal sisma
possono restare in diocesi:
arrivato l’ok dal ministero

CAMERINO-SAN SEVERINO - L'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro aveva da sempre espresso che i beni rimanessero sul territorio, adesso il via libera per i locali individuati dalla curia

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L’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro ha partecipato alle operazioni di sgombero

 

Il palazzo arcivescovile di San Severino, il deposito Pennesi a Camerino ed i sotterranei del palazzo arcivescovile di Camerino sono idonei ad ospitare le opere d’arte salvate dal sisma. Il responso è arrivato giovedì 7 dicembre, dalla visita all’arcivescovo di Camerino monsignor Francesco Giovanni Brugnaro e a don Cherubino Ferretti, responsabile diocesano dei beni culturali, delle autorità competenti in materia, che hanno dato il loro parere favorevoli sui luoghi di conservazione: la dottoressa Francesca Furst, coordinatrice del segretariato regionale del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per le Marche, il maggiore Carmelo Grasso, comandante del Nucleo carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, l’architetto Gisella Capponi, direttore dell’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro, insieme a tre restauratori tra cui l’architetto Scarpitti che ha curato il progetto di allestimento dei depositi dell’arcidiocesi. Hanno visitato il palazzo vescovile di San Severino, i sotterranei medievali del palazzo arcivescovile e il deposito Pennesi di Camerino, luoghi dove tali opere sono custodite, esprimendo parere favorevole in merito alle condizioni ambientali e di sicurezza predisposte, ringraziando successivamente, per il tramite della dottoressa Furst, l’arcivescovo e i responsabili dell’ufficio diocesano beni culturali per la premura dimostrata nella protezione delle opere stesse che, dunque, resteranno in diocesi. Dal prossimo mese di gennaio, infatti, grazie anche all’aiuto assicurato dal ministero per i Beni culturali, tali opere saranno posizionate in rastrelliere e soppalchi attrezzati per la loro conservazione e l’eventuale esposizione al pubblico.

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«E’ sempre stato desiderio dell’arcivescovo  – commenta l’arcidiocesi  – che i beni artistici e culturali presenti nelle chiese e nelle cappelle della diocesi di Camerino – San Severino Marche restassero, nei limiti del possibile, in diocesi in quanto opere appartenenti al popolo, testimonianza di fede, storia, tradizione tramandata nel corso dei secoli, ad esclusione delle opere gravemente danneggiate che sono stati trasferiti direttamente alla Mole Vanvitelliana di Ancona per il necessario restauro. Una decisione quella dell’arcivescovo che ha trovato anche la condivisione dei sindaci dell’intero territorio, consapevoli che soltanto in tal modo il patrimonio presente nelle chiese e nelle cappelle “ferite” potesse essere tutelato evitandone il trasferimento altrove».

 

 

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