“Chi mi ha ucciso?”
il Teatro del Sorriso
mette in scena Trapanese

RECENSIONE - Al Lauro Rossi la compagnia di Ancona ha chiuso il 49° Festival Macerata Teatro con lo spettacolo tratto da un testo del giornalista Rai. Domenica 10 dicembre le premiazioni e l'Enrico IV della Ctr

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di Walter Cortella

L’ultimo atto della kermesse maceratese si è consumato con l’esibizione al Lauro Rossi del Teatro del Sorriso di Ancona che ha messo in scena “Chi mi ha ucciso?”, un thriller tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo Trapanese, il noto giornalista che per lungo tempo ha prestato servizio alla sede Rai del capoluogo dorico. L’adattamento teatrale è stato curato da Giampiero Piantadosi, regista storico della compagnia anconetana e interprete di tanti spettacoli di successo, da Zizò de Palumbèla a In nome del Papa Re ad Arsenico e vecchi merletti, tanto per citarne i più famosi. Per l’occasione Piantadosi indossa l’uniforme del maresciallo dei Carabinieri Luigi Braschi, alle prese con un caso strano e complesso, un vero rompicapo, che mette a dura prova le sue qualità investigative.

chi-mi-ha-ucciso-3-325x236L’incipit di  Chi mi ha ucciso? fa pensare subito ad Agatha Christie, l’indiscussa first lady del giallo classico, e al suo famoso Dieci piccoli indiani per la particolare location e la paradossale situazione nella quale si vengono a trovare i protagonisti della pièce. La scena si apre su un’elegante biblioteca di una villa isolata, sperduta nella campagna marchigiana, in zona impervia. I signori Cerri, moglie e marito, ingaggiati tramite un’agenzia di servizi, hanno raggiunto la villa già dalla sera avanti. È loro il compito di accogliere gli ospiti, invitati da un misterioso «Autore». Fin dalle prime battute la coppia mostra segni evidenti di nervosismo: durante la notte hanno percepito presenze misteriose. Insospettiti, si rivolgono al locale Comando dei Carabinieri. E così entra in scena il Maresciallo Braschi il quale si rende immediatamente conto della singolarità della situazione e delle gravi responsabilità che ricadranno sulle sue spalle. Scopre che dalla villa è impossibile fuggire, né si può comunicare con l’esterno: i cellulari non hanno campo e ciò acuisce il suo disagio. La situazione si presenta subito delicata, ma con grande professionalità mantiene la calma, in attesa di sviluppi. Intanto arrivano gli ospiti. Hanno accolto l’invito a cuor leggero, convinti di trascorrere una serata diversa dal solito, lontani dalla routine quotidiana. Provengono da località diverse, esercitano professioni varie e non hanno mai avuto modo di incontrarsi. Sono dei perfetti sconosciuti. Sulle prime ostentano sicurezza. Infatti, nessuno di essi si è posto alcun interrogativo sull’identità del padrone di casa.

chi-mi-ha-ucciso-2-325x217Dopo i primi convenevoli, però, affiora un generale senso di disagio. La presenza del sottufficiale conferisce a tutti un misurato ottimismo, tuttavia gli ospiti lo assillano con le più strane domande, alle quali il povero Braschi non sempre è in grado di dare una risposta sensata, convincente e razionale. Anche lui brancola nel buio più fitto. Nell’intimo le sue sicurezze vacillano, ciononostante cerca di mantenere un atteggiamento calmo ed equilibrato. La svolta decisiva si ha quando la più giovane degli ospiti, Luce Anselmi, crede di riconoscere un volto familiare in Manuel Romualdi. Anche il maresciallo a ben pensarci è convinto di aver incontrato un giorno quell’uomo, così come il giornalista Giorgio Catanese è sicuro di ricordarne il nome. Ma sì, certo, è proprio lui! Alcuni anni prima era stato accusato di aver ucciso la sua fidanzata, quella Luce che ora è viva e vegeta, lì davanti a tutti. Anche Manuel è un redivivo! C’è qualcosa di inspiegabile, di misterioso. Col passare del tempo gli ospiti si accorgono che in qualche modo c’è un filo che li lega tra loro e in particolare ad uno di essi, uno scrittore, ma che nulla ha a che fare con l’Autore che ha diramato gli inviti. Gli amanti del genere thriller possono stare tranquilli, non svelerò altri particolari. Non voglio defraudarli del piacere di leggere il romanzo di Trapanese o di gustare la pièce di Piantadosi. Mi limiterò a dire che a questo punto l‘autore vero, Giancarlo Trapanese per intenderci, si allontana da Agatha Christie e lascia che il suo romanzo imbocchi una via del tutto originale per assumere alla fine una propria fisionomia.

chi-mi-ha-ucciso-1-325x202 Pur rimanendo ben saldo nel poliziesco classico, si avventura nella fantascienza ed entra in un mondo parallelo governato da leggi spazio-temporali diverse, dove è possibile fluttuare tra passato e futuro, passando attraverso un particolare varco, peraltro difficile da individuare. Entrare in quell’universo sconosciuto presenta un alto tasso di rischio. Se da un lato è possibile modificare il corso degli eventi, dall’altro c’è il pericolo di perdersi in una galassia infinita, senza la possibilità di tornare indietro nel tempo. Gli eventi narrati dai protagonisti si susseguono a ritmo serrato, con continui cambi di scenario. Ciò che sembra possibile e spiegabile diventa incredibile e inammissibile un istante dopo. Il povero maresciallo Braschi si barcamena come può per non perdere la lucidità essenziale per risolvere il caso. È consapevole del fatto che lui rappresenta la Legge e che il destino futuro dei presenti è nelle sue mani. Alla fine il suo sforzo viene premiato. E come? Ho promesso di chiudermi in uno strategico e volontario silenzio. «Chi mi ha ucciso?» è un romanzo di buona fattura e dalla trama intrigante. L’ottimo adattamento curato da Giampiero Piantadosi ne ha fatto un thriller teatrale di qualità, capace di tenere lo spettatore incollato alla poltrona fin dalle prime battute. Solo alla fine, quando il caso è del tutto chiarito, si concede un applauso liberatorio.

Il regista ha due grossi meriti: oltre ad aver portato in teatro l’opera di uno scrittore contemporaneo che già da alcuni anni occupa un posto di prestigio nella scena letteraria italiana, ha avuto felice intuito nella definizione dei singoli personaggi. Inoltre, ogni componente del cast è parso a suo agio nel proprio ruolo. Ci sono personaggi più presenti sulla scena, come del resto era prevedibile: il maresciallo Braschi (Giampiero Piantadosi), l’amico Catanese (Ettore Budano), Manuel Romualdi (Riccardo Rossi) e l’«Autore» (Giovanni Ninivaggi), ma nel complesso, il Teatro del Sorriso ha fornito una performance corale di qualità, con una lieve ma doverosa riserva sulla dizione in generale. Un piccolo neo che nulla toglie al valore della pièce. Particolarmente ricca e d’effetto la scenografia ideata da Laura Zappelli. Con «Chi mi ha ucciso?» e la presenza di Giancarlo Trapanese si è chiusa in bellezza la fase competitiva del Festival maceratese. Domenica 10 dicembre, alle ore 16,30, ci sarà la proclamazione dei vincitori e la cerimonia della consegna dei premi e del trofeo “Angelo Perugini”, seguita dall’Enrico IV di Luigi Pirandello, messo in scena dalla Ctr di Macerata, con la regia di Paolo Nanni.  

(Foto di scena di Ettore Lambertucci)


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