Acqua dalla sorgente del Nera,
ricorso per aumentare i prelievi
Il Parco: «Sarebbe devastante»
SIBILLINI - L'Ato3 ha presentato istanza al Tar per incrementare la capacità di captazione da 150 litri/secondo a 550. L'appello dell'ente e dei Comuni di Visso, Castelsantangelo e Ussita: «E' inopportuno, si infierirebbe pesantemente su un sistema economico e sociale già martoriato dal terremoto»

Il Nera
«Ci appelliamo alla società Acquedotto del Nera e all’Ato3 affinché, comprendendo le criticità ambientali, sociali ed economiche, si attivino per trovare soluzioni alternative che evitino di sottrarre ulteriore acqua, risorsa vitale per il territorio». Sono le parole del Parco nazionale dei Monti Sibillini e dei comuni di Castelsantangelo, Ussita e Visso. La questione riguarda la captazione d’acqua dalla sorgente San Chiodo da parte dell società Acquedotto del Nera. Il limite fino adesso era stato fissato a 150 litri/secondo, ribadito anche dalla Regione, dopo una recente Valutazione d’impatto ambientale che ha confermato le problematiche e le criticità che non consentono di incrementare significativamente la portata. Il punto è che l’Ato3, il soggetto pubblico che gestisce il servizio idrico in provincia, ha presentato ricorso al Tar per aumentare il limite. Da qui l’appello. «L’acqua è un bene prezioso da tutelare e da sempre rappresenta una risorsa vitale per le comunità dei Sibillini – aggiungono il Parco e le tre amministrazioni – . Per i comuni dell’alta Valnerina il fiume Nera e le sorgenti che lo alimentano costituiscono un sistema ambientale su cui si fondano l’identità stessa del territorio e attività economiche essenziali come il turismo, l’allevamento di trote, la produzione di energia idroelettrica e la produzione di acqua minerale. Il Nera, dalla sua sorgente fino a valle delle gole della Valnerina, attraversa il Parco nazionale, nonché una zona speciale di conservazione e una zona di protezione speciale. Consapevole dell’importanza di tale risorsa anche per l’uso idropotabile, già nel 1999 era stato concesso il nulla osta alla captazione della sorgente San Chiodo per una portata di 150 l/s da parte all’Acquedotto del Nera. Tale quantitativo era stato determinato sulla base di approfonditi studi – anche da parte delle Università di Camerino e di Roma – che dimostravano che un prelievo maggiore avrebbe causato degli squilibri sui sistemi idrogeologici ed ecologici, anche in relazione ai numerosi usi già in atto». Già da quasi vent’anni, quindi, si evidenziava la necessità di individuare risorse alternative, nonché di favorire un uso sostenibile e razionale di questa preziosa risorsa. «E’ noto, infatti – continuano il Parco e i tre Comuni – che solo una modesta percentuale di quest’acqua di altissima qualità attinta direttamente dalle viscere della montagna viene effettivamente utilizzata per bere, mentre la restante parte viene utilizzata per altri scopi domestici, per i quali potrebbe essere vantaggiosamente utilizzata acqua meno pregiata ma più disponibile. Il ricorso presentato dall’Ato3 appare quindi inopportuno, soprattutto se si considera che proprio i comuni dell’Alto Nera sono stati tra i più colpiti dagli eventi sismici del 2016. L’incremento di prelievo richiesto dall’Ato3, fino a 550 l/s, costringerebbe infatti a ridimensionare le attività economiche presenti lungo il fiume Nera, e in particolare la produzione di energia idroelettrica e gli allevamenti di trote, infierendo pesantemente su un sistema economico e sociale già martoriato dal terremoto».
Letto velocemente questo articolo viene da chiedersi se sia giusto che degli enti pubblici siano così preoccupati dal fatto che più di 300.000 marchigiani possano usare dell’acqua pura e cristallina, migliorando sensibilmente il proprio benessere, ma sprecandola anche per lavarsi, mentre gli stessi cittadini potrebbero, come leggo, “vantaggiosamente” (per chi?) usare acqua meno pregiata.
Indubbiamente i motivi addotti per negare che ciò avvenga sono degni della massima tutela, anzi è opportuno descriverli in dettaglio, in modo che i 300.000 marchigiani che stanno pagando un acquedotto autorizzato dal Ministero per lo Sviluppo Economico nell’86, prima ancora che il Parco esistesse, li conoscano appieno: il mantenimento delle attività (private) ittiogeniche, alcune delle quali nemmeno dotate delle apparecchiature di misurazione della portata captata previste per legge, e che naturalmente rilasciano i loro residui nel fiume; la salvaguardia dei produttori di acque minerali, che però captano quantità ridottissime e da altre sorgenti e non si vede cosa c’entrino con l’Acquedotto del Nera; il mantenimento dei profitti idroelettrici dei comuni lungo il fiume Nera, dimenticando però di ricordare che tale concessione è stata emessa nel 1993 con un vincolo espresso che la subordinava all’uso idropotabile previsto per l’Acquedotto del Nera.
Portare quale scusa i legittimi diritti delle popolazioni colpite dal sisma significa prenderle in giro. L’Acquedotto del Nera rifornisce da tempo una zona di Visso, ha dei punti di approvvigionamento di emergenza estiva per altri Comuni della zona, e si sta organizzando con le comunità interessate e la protezione civile per coprire le necessità di diverse zone in cui sono in costruzione le SAE.
La verità è che nonostante le leggi tutelino la salute dei cittadini anteponendo l’uso potabile a tutti gli altri, nella pratica è sempre il vile denaro il primo argomento, come questo stesso articolo dimostra.