Ultimo giorno da rettore per Corradini:
“Disponibile a continuare l’impegno
per questo territorio”

CAMERINO - Il saluto con una intervista realizzata su Facebook: "Unicam è un grande ateneo con potenzialità senza paragoni. La nuova governance di Claudio Pettinari può scrivere una nuova importante pagina della sua storia". Ha guidato l'ateneo durante la crisi del terremoto

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Il rettore Corradini nella sua ultima intervista da numero uno di Unicam

 

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Da rettore più giovane d’Italia all’ultimo giorno alla guida dell’antico ateneo di Camerino, da domani il rettore Flavio Corradini, torna ad essere un semplice professore universitario. Questa mattina, in diretta su Facebook a mezzogiorno ha dato l’ultimo saluto agli studenti, alla comunità universitaria, augurando in bocca al lupo alla nuova governance. “Lascio l’ateneo in un momento particolare, ma ci sono segnali di speranza, progetti di riqualificazione in corso e cantieri aperti. Lo lascio nelle mani di Claudio Pettinari, una grande persona, un grande scienziato, che conosce molto bene l’università, il territorio sul quale insiste, il mondo. Sono sereno e felice, la nuova governance dell’ateneo potrà scrivere una nuova importante pagina della sua storia – ha detto Corradini – facendo sintesi insieme al territorio su importanti progetti di ricerca e sviluppo”. Le ultime parole poi è scoccato il rito dell’ultima intervista in veste di rettore dell’ateneo camerte. Eletto rettore nel 2011 a soli 45 anni, il suo slogan era “Scriviamo una pagina nuova insieme”. Maceratese, venne eletto con il 60 per cento dei voti, si scontrò con il professor Fabio Massi, camerte, che però non raccolse gli stessi consensi. Dietro la scrivania, accumulati tanti premi, una pergamena in cui gli studenti ringraziano “il nostro capitano, per averci traghettato fuori dal porto”, chiaro il riferimento alle difficoltà enormi del terremoto. “Per carattere sono una persona che difficilmente si accontenta, al termine di un progetto gioisco, ma dopo trenta secondi ne ho già un altro in testa. Mi sarebbe piaciuto lasciare l’università con una maggiore stabilità, dopo un anno difficile come questo, vi sono dei cantieri in corso. Questo dà instabilità alla nuova governance, perchè alcune pagine restano aperte – ha aggiunto il rettore – ma saprà interpretare al meglio la crescita dell’ateneo”. Sono numerose le soddisfazioni che Corradini porta a casa dopo sei anni trascorsi da numero uno di Unicam: “Tra gli aspetti di maggiore soddisfazione la partecipazione attiva e proattiva dei territori, perchè è sulla specializzazione dell’ateneo e sulle vocazionalità del territorio che abbiamo puntato, all’inizio del mio mandato abbiamo dovuto ricucire, sia all’interno che all’esterno.

corradini-1-650x366Abbiamo usato le conoscenze dell’ateneo in collaborazione con i sistemi produttivi ed imprenditoriali, l’università è un volano per lo sviluppo del territorio, abbiamo scritto una pagina interessante e di grande innovazione, abbiamo predisposto contratti con centinaia di imprese, interessanti le collaborazioni con Nuova Simonelli, Lube, Conceria del Chienti, Fileni”. Sotto il suo mandato, Corradini ricorda di aver visto nascere una trentina tra start up e spin off: “E’ nato un ecosistema incredibile, di realtà innovative che lavorano con il sistema produttivo esistente, quando abbiamo iniziato a parlarne ci guardavano come marziani, con alcune centinaia di nuove posizioni lavorative ed alcuni milioni di euro nei bilanci. L’università di Camerino, sin dai primi momenti in cui sono stato eletto mi ha dato fiducia incondizionata. Ero il rettore più giovane d’Italia, questo è stato da stimolo a livello nazionale, dopo di me sono stati eletti altri giovani rettori. Camerino è un ateneo incredibile, che sa dare opportunità, è questo il valore aggiunto di Unicam, il legame forte, la rete sociale, la passione, l’entusiasmo, la gente che non guarda l’orario, ho lavorato in tanti atenei e questo altrove non l’ho trovato. E’ un grande ateneo, dai numeri più piccoli, ma che ha potenzialità senza paragoni, per questo siamo riusciti a fare cose grandi”. A livello umano e professionale il professor Corradini si sente arricchito dopo questa esperienza: “Oggi sono un uomo diverso, ho imparato a gestire grandi situazioni e comunità diverse, dagli studenti al personale, ai docenti, tutto questo me lo sono ritrovato in famiglia e con gli amici. Ho interpretato questo ruolo a modo mio, dal primo approccio manageriale dei primi mesi, ho spostato tutto su una posizione di leadership, serve una figura pregnante, si deve essere convincenti per trasformare e portare le persone verso un’idea. A fine mandato ho avuto un consenso più ampio, rispetto a quello con cui sono stato eletto, in consiglio di amministrazione e senato accademico, non ho mai dovuto ripresentare un argomento, ho sempre ottenuto votazioni all’unanimità, questo non è banale”. Il momento più difficile, che per sempre resterà scolpito nella memoria del Flavio Corradini uomo, è la notte del 26 ottobre 2016, quando rientrato a Camerino da Macerata, sotto la pioggia battente, ha visto fiumi di studenti andare via. “E’ in quei momenti che ho capito di essere andato oltre il ruolo di rettore, di essere un riferimento come uomo, la gente voleva abbracciarmi, stringermi la mano, per superare il terremoto nessuno ha una ricetta valida, ma posso dire ciò che per noi ha funzionato. La prima cosa è stata quella di dare immediatamente segnali positivi, il che non significa dire che va tutto bene, perchè la gente era disperata – racconta il docente – significa trovare il modo per dire che nella vita ci sono ostacoli, uno di questi difficilissimo è proprio il terremoto, ma che non dobbiamo farci ostacolare da essi, il terremoto non avvisa prima, è un momento da affrontare. Vi sono problemi facilmente risolvibili, altri più difficili, ma a cui occorre dare risposta”.

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Il rettore Flavio Corradini con la maglietta dell’ateneo

L’ateneo di Camerino dopo le scosse è stato da esempio per l’intero territorio, con lo slogan #ilfuturononcrolla, diventato virale. “Dietro queste parole c’è il ragionamento che avremmo fatto lezione ovunque, perchè l’università non è l’edificio in cui si sta, ma quello che c’è dentro, non è importante il luogo in cui si è, l’obiettivo dell’università è quello di crescere in conoscenza e far crescere chi ha voglia. Sotto questo nostro convincimento in molti si sono riconosciuti, è stato efficace averlo fatto subito, è una predisposizione, non una ricetta, dell’intero ateneo”. Da domani Corradini dovrà reinventarsi un nuovo ruolo: “Sono diverso da sei anni fa, ho appreso molto sullo sviluppo economico, sul rapporto con le imprese, l’internazionalizzazione, le reti sociali. Si può usare ciò che ho imparato o quello che già sapevo fare, l’informatico, sono scelte che la società deve fare, io sono a disposizione per continuare ad impegnarmi in questo senso, per questo territorio. Poco importa il ruolo che avrò, sono a disposizione per poter utilizzare quanto ho saputo fare, voi decidete ed io faccio”. Sotto la guida di Corradini per Camerino si è allontanato lo spettro di una perdita dell’autonomia dell’università che è sotto i diecimila iscritti, si sono sperimentate soluzioni amministrative e gestionali poi diventate legge nazionale. “L’università di Camerino deve correre, non può permettersi di usare la stessa velocità degli altri atenei a livello nazionale, questo può stancare i muscoli, ma è uno stimolo continuo. Non ci si gode a lungo i successi e si pensa sempre a nuovi progetti, questo porta i risultati. Sono contro un mandato eccessivamente lungo, ben venga il mandato unico, ma sei anni sono pochi, il numero congruo è di otto anni. Il ricambio è necessario per mantenere sempre fresca la mente dell’ateneo, in bocca al lupo a Claudio ed alla nuova governance”.


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