Cavallo vince la corsa,
ma è positivo al doping

CORRIDONIA - La gara si era svolta all'ippodromo Martini. Sotto accusa al tribunale di Macerata il proprietario dell'animale e il titolare di una scuderia

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Una corsa all’ippodromo di Corridonia

 

Cavallo da corsa positivo al test antidoping, finiscono sotto accusa il proprietario e il titolare di una scuderia. Entrambi sono imputati al tribunale di Macerata. L’episodio contestato risale al 2013 quando un cavallo da corsa risultò positivo al controllo antidoping di una corsa che vinse. La difesa: «Sostanza assunta 15 giorni prima per una infiammazione, è l’equivalente di una aspirina».

E’ il 9 settembre del 2013 quando all’ippodromo “Martini” di Corridonia si disputa il Premio Kimg. Il cavallo che vince la corsa risulterà poi positivo al controllo antidoping. Da quell’episodio è nato il processo che si sta svolgendo al tribunale di Macerata davanti al giudice Claudio Bonifazi. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Lorenzo Pacini, al cavallo era stata somministrata una sostanza analgesica e antinfiammatoria chiamata “Ossifenilbutazone-Fenilbutazone” ritenuta tra quelle dopanti. L’accusa individua due persone quali presunti responsabili della somministrazione della sostanza al cavallo. Uno di questi è il titolare della scuderia a cui era iscritto il cavallo. Il secondo il proprietario dell’animale. «Si tratta solamente di un antinfiammatorio che era stato fatto assumere al cavallo dal veterinario perché aveva una infiammazione alla zampa. C’è tanto di certificato medico di questo – spiega l’avvocato Michenri Cherubini, che assiste il proprietario del cavallo –. Si tratta dell’equivalente di una aspirina ed era stato assunto 15 giorni prima della gara. Il mio cliente credeva potesse gareggiare e che il farmaco fosse stato smaltito dall’organismo». Oggi è stato sentito il titolare della scuderia, assistito dall’avvocato Giampiero Emiliozzi, che ha respinto ogni addebito. Il processo è stato rinviato al 31 maggio del prossimo anno.

(Gian. Gin.)


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