Festa Lube, Prodi all’Eurosuole:
“Dobbiamo imparare a cantare in coro”

CIVITANOVA - L'ex presidente del Consiglio al forum organizzato per i 50 anni di storia dell'azienda ha indicato la strada per uscire dalla crisi:  "Destinati a scomparire se non stiamo tutti insieme. L'Italia è ancora la seconda potenza europea per sviluppo industriale, ma le Marche sono passate da essere tra le prime 5 in classifica alle ultime 5". Giulianelli ha parlato del futuro e degli investimenti tecnologici che saranno messi in campo
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Romano Prodi

 

di Laura Boccanera

(foto Federico De Marco)

«Dobbiamo imparare a cantare in coro, vale per il Paese e per le aziende, la singola impresa da sola non riesce più ad avere quella forza di mercato che oggi è necessaria». Il professor Romano Prodi ha  parlato di Europa ed economia al forum Lube e usa la metafora del coro per indicare la via di uscita da una crisi che ha portato le Marche dalle prime 5 posizioni tra le regioni industrializzate agli ultimi 5 posti. Dopo la festa di ieri, oggi è il giorno della riflessione in casa Lube. Una convention che ha portato l’azienda, a 50 anni dalla fondazione a guardare al mercato e a guardarsi dentro, forte di un successo frutto del cambiamento maturato negli ultimi 3 anni, ma consapevole della necessità di spingere ora l’acceleratore su innovazione tecnologica e smart factory. Un incontro denominato “Osservatorio Lube” per fare una riflessione fra manager, agenti e fornitori su cosa vorrà dire la distribuzione da qui in avanti. E’ stato Fabio Giulianelli nel suo intervento a toccare e motivare il suo staff. Una relazione che tocca svariati punti: l’impresa, la banca, il terremoto, i giovani. «Di fronte alla crisi abbiamo avuto la giusta determinazione per non subire passivamente, ma per aggredire il momento e da questa pressione siamo usciti rafforzati, abbiamo verificato la tenuta della nostra azienda». Il leit motiv dell’amministratore è che non bisogna solo partecipare, ma vincere nel mercato globale: «E’ nel dna della Lube, l’abbiamo ripetuto più volte e i numeri, che sono lo specchio della verità, ci mostrano perché. Siamo passati da produrre una cucina a considerare la cucina un mezzo».

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Fabio Giulianelli

E i numeri dicono che nel 2016 Lube è prima del settore per vendite totali con 169milioni di euro, battendo anche la competitor principale, Scavolini ferma a 166milioni e conquistando una quota di mercato del 10,8%. E partendo da questi numeri per il 2018 l’azienda di Treia prevede grossi investimenti per l’adeguamento tecnologico di tutta la produzione trasformando l’azienda in una smart factory: connettività, accorciamento del time to market, produzione just in time con la possibilità di iniziare a produrre subito dopo l’ordine attraverso un sistema informatizzato che porta la cucina dal progetto e dall’ordine del cliente direttamente in macchina. E infine un colosso di 24 metri di altezza, il magazzino automatico e la linea di assemblaggio automatica. Ma Giulianelli, quasi uno Steve Jobs marchigiano, parla anche di ciò che ha circondato la famiglia Lube in questo periodo: il terremoto, l’Europa: «l’Italia deve rimanere nell’Euro» ha detto. E sul nodo del sistema bancario: «La Lube è il primo cliente di Banca Marche, se quando l’istituto ha avuto problemi fossimo scappati in massa ci sarebbe stato il fuggi fuggi, serve un’azione responsabile e oggi rivendichiamo questo atteggiamento, non abbiamo portato via i conti correnti». Infine un messaggio per i giovani: «Dare diritti senza esserseli conquistati è un modello educativo sbagliato, è demagogia. Non dobbiamo togliere le difficoltà ai giovani di oggi senza consentire loro di misurarsi con le proprie capacità e responsabilità». Poi è stata la volta di  Prodi che nel suo intervento ha sostenuto la necessità dell’unità, del Paese come delle imprese, del potere economico e di quello politico.

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 «Non sarò divertente come Eros Ramazzotti – ha esordito – ma sarò più breve». E difatti in circa mezz’ora di intervento ha indagato le ragioni di una crisi partendo dal Rinascimento, quando l’Italia riscuoteva successi in ogni settore, un primato perso con la prima globalizzazione come ha definito la scoperta dell’America. «Oggi l’Europa è destinata a scomparire rispetto a Cina e Usa se non stiamo tutti insieme. Dobbiamo imparare a cantare come un coro – ha continuato il professore -. La Cina non è più in quella fase di copiatura del made in Italy, è una potenza con uno sviluppo tecnologico impressionante e che sforna ingegneri e progettisti tre volte l’Europa». Prodi ha parlato anche della necessità di recuperare livelli alti di preparazione scolastica negli istituti tecnici e infine è arrivato alle Marche: «L’Italia è ancora la seconda potenza europea per sviluppo industriale, ma le Marche sono passate da essere tra le prime 5 in classifica alle ultime 5. Un’azienda è competitiva – ha concluso – se ha un prodotto qualificato, un target preciso e un mercato globale in tutto il mondo. Bisogna rafforzare gli istituti tecnici e rafforzare il sistema dei fornitori. Non può essere una singola impresa a raggiungere la forza di mercato necessaria per sopravvivere».

 

Le nozze d’oro della Cucine Lube: super festa con Ramazzotti e De Sica per i due volte campioni d’Italia

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Il sindaco Ciarapica

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