Andrea, l’uomo delle missioni di pace.
Il ricordo della sorella Teresa:
«Con noi non prendeva mai niente sul serio»

MACERATA - Il racconto intimo e familiare della sorella di Angeli. Il cordoglio di Unimc e della Provincia. Sarebbe tornato ancora una volta all'ateneo all'Humanities Festival per presentare il suo ultimo libro. Il rettore McCourt: «Un modello di come la formazione possa diventare servizio, dialogo e responsabilità verso gli altri». Il presidente Gentilucci: «Il suo esempio e il suo insegnamento rimarranno vivi»

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Andrea Angeli

di Alessandra Bastarè

«Andrea era una persona buona e nel mondo ha fatto tanto del bene dedicando la sua vita agli altri. Com’era in famiglia? Non prendeva mai niente sul serio, almeno con noi». Teresa Angeli, sorella del peacekeeper maceratese ritrovato morto ieri nella sua abitazione in via Gramsci ci lascia un ricordo intimo e familiare di un uomo che, da collaboratore dell’Onu, della Nato e della Farnesina, è stato impegnato in alcune tra le guerre più cruente della fine del Novecento.

«Abbiamo due caratteri molto diversi ma nonostante la lontananza ci siamo sempre voluti un gran bene – racconta la sorella Teresa -. Siamo sempre andati molto d’accordo e ci siamo riavvicinati in questo ultimo periodo quando lui ha capito che aveva solo me. Andrea aveva anche tanti amici e ieri, quando ho appreso della notizia, è stato bello avere tanto affetto e sostegno vicino. Diceva sempre che io sarei morta prima (la sorella ha due anni di più, ndr.) e che i miei figli, i suoi nipoti, lo avrebbero portato in ospizio. Ma non è andata così».

«Come può immaginare, non stava mai fermo, era il suo modo di fare – ricorda -. Quando eravamo piccoli ha fatto molto penare i nostri genitori con le ragazzate tra gli sci, la moto. Una volta, a cinque anni, si era arrabbiato con nostra madre ed è scappato di casa con un orsacchiotto e una bottiglietta di profumo. Ha fatto alcuni metri e il profumo gli è caduto a terra e si è rotto. Lui, con la sua espressione sorniona, ha detto che non sarebbe più scappato».

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Così non è stato. Nella sua carriera di diplomatico ha fatto parte dei contingenti di pace dell’Onu in Namibia, Iraq, Cambogia, Timor Est e nell’ex Jugoslavia, dove ha vissuto per 14 anni. È stato inviato anche nel Cile durante il regime di Pinochet. Fondamentale è stata la sua presenza a Sarajevo, circa 30 anni fa. In quella guerra sanguinaria riuscì a salvare Rosaria Bartoletti, originaria di Brescia, ultima italiana rimasta lì durante il conflitto in Bosnia ed Erzegovina. E poi le missioni per portare la pace nelle prigioni di Kerala, nella base Nato di Herat, e ancora a Nassiriya e New Delhi, fino a Tirana passando per Kabul. Angeli non si è fatto mancare anche l’esperienza di una missione di pace durante la pandemia. Era in Kosovo quando si è diffuso il Covid-19.

Tra i tantissimi messaggi di cordoglio arrivati c’è anche quello dell’Università di Macerata, ateneo in cui Angeli si era laureato nel 1980 in Giurisprudenza e nel 1982 in Scienze Politiche. Nel 2013 era stato anche insignito del riconoscimento di “Laureato dell’Anno” rivolgendo agli studenti un messaggio profondo. «È inutile recriminare. Il mondo va avanti. Noi siamo stati una generazione più fortunata, ma ce ne sono state sicuramente di peggiori della vostra. Cercate di guardare anche ai vantaggi di questa situazione nuova. Voi siete persone più libere di quanto lo fossimo noi trent’anni fa. Allora il posto fisso era una certezza e spesso impediva di immaginare percorsi diversi. Oggi avete la possibilità di partire, di andare altrove, di provare strade nuove. È un vantaggio relativo, certo, ma giocatevi questa carta: poter partire quando volete ed essere liberi» aveva detto Angeli.

giornata laureato 2013_Andrea Angeli con rettore Luigi Lacchè

Andrea Angeli con l’ex rettore Unimc Luigi Lacchè alla Giornata del laureato 2013

«La scomparsa di Andrea Angeli ci addolora profondamente e rappresenta una perdita molto significativa per tutta la nostra comunità – ha detto il rettore John McCourt -. Andrea è stato una figura davvero unica, capace di unire in modo esemplare il profondo attaccamento alle proprie radici e una straordinaria apertura al mondo. Non ha mai dimenticato Macerata e la sua Università, pur mettendo le proprie competenze e la propria umanità al servizio della pace nei luoghi più difficili. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ne ricorda la grande generosità umana, la disponibilità e la semplicità con cui condivideva le sue esperienze, soprattutto con i giovani. Non è stato soltanto un nostro laureato illustre, ma un modello di come la formazione possa diventare servizio, dialogo e responsabilità verso gli altri. Alla sua famiglia, ai suoi amici e a quanti gli sono stati vicini va il cordoglio sincero dell’intera comunità universitaria».

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Andrea Angeli con la presidente Alam Daniela Gasparrini

Angeli sarebbe tornato ancora una volta a Unimc venerdì 16 ottobre, nell’ambito del Macerata Humanities Festival, per presentare il suo ultimo libro, “Fede, ultima speranza. Storie di religiosi in aree di conflitto”. Un appuntamento organizzato dall’Alam (associazione laureati ateneo maceratese) che avrebbe offerto al pubblico l’occasione di ascoltare dalla sua voce testimonianze maturate in decenni trascorsi nei principali scenari di crisi internazionale. «Avevamo fortemente voluto questo incontro e Andrea aveva accolto con entusiasmo il nostro invito – ha detto Daniela Gasparrini, presidente dell’Alam -. Per noi non era soltanto un laureato di successo, ma una persona capace di incarnare i valori più autentici che l’Università cerca di trasmettere: apertura, curiosità, coraggio, responsabilità verso gli altri. Pensare che il 16 ottobre avremmo dovuto averlo di nuovo tra noi rende oggi ancora più dolorosa la sua scomparsa. D’accordo con sua sorella, abbiamo deciso di mantenere l’appuntamento per ricordare Andrea e per far conoscere, soprattutto ai giovani, la sua straordinaria esperienza umana e professionale».

Anche il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci ha ricordato Angeli. «Uomo di grande cuore, coraggio e dedizione, ha partecipato come portavoce a numerose missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, dall’Iraq alla Cambogia, passando per Namibia e Cile. Durante la guerra in Bosnia Erzegovina, con il suo coraggio e senso di umanità, è riuscito a rintracciare e mettere in salvo Rosaria Bartoletti, l’ultima cittadina italiana rimasta a Sarajevo. Nonostante i suoi impegni in giro per il mondo e le residenze tra le Marche, Roma e New York, Angeli è sempre rimasto legatissimo alla sua Macerata, città che portava nel cuore e dove oggi resta un grande vuoto. Tuttavia, il suo esempio e il suo insegnamento rimarranno vivi: l’impegno per promuovere la pace deve essere il filo rosso che collega l’azione di tutti noi amministratori e cittadini. A familiari, amici e a quanti lo hanno conosciuto, va il mio personale affetto e la vicinanza di tutto l’Ente in questo momento di dolore» ha detto Gentilucci.

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