Esproprio per il nuovo ospedale,
la Regione: «Nove ettari solo
per le strutture murarie»
MACERATA - Da Palazzo Raffello arrivano precisazioni informali dopo la mozione di cinque consiglieri che lamentavano «un eccessivo consumo di suolo». Da conteggiare anche le aree per i servizi e di possibile espansione. Ieri si è svolta una riunione di maggioranza sul nuovo nosocomio

Il rendering del nuovo ospedale di Macerata
di Luca Patrassi
Apparati amministrativi pronti a confrontarsi sulla questione degli ettari da espropriare a un privato in vista della realizzazione del nuovo ospedale di Macerata. Intanto ieri sera c’è stata una riunione dei partiti che formano la maggioranza di centrodestra nel capoluogo e che ha visto presenti i capigruppo consiliari e i coordinatori cittadini. Clima in apparenza disteso anche se non ci sono dichiarazioni dei vari esponenti.
Trapela dalla Regione Marche il fatto che il tema dei nove ettari – è il numero indicato nella mozione dei cinque consiglieri di maggioranza che hanno chiesto di ridimensionare la variante Carancini di 24 ettari – si riferisce esclusivamente alla parte delle opere murarie. Poi – dice la Regione – servono le aree per i servizi, la previsione di una possibile espansione futura e quelle dove sono emersi reperti archeologici. Al momento si parla, informalmente, di 16 o 18 ettari da espropriare.
I cinque consiglieri di maggioranza (Silvano Iommi e Laura Laviano di Forza Italia, Marco Caldarelli per l’Udc, Alberto Tombesi di Fdi e Andrea Blarasin di Vannacci) lamentano che la procedura sta subendo rallentamenti in Provincia per la Vas a causa della richiesta di chiarimenti sull’utilizzo dell’area extra ospedaliera. Tra gli elementi contestati nella mozione presentata, anche il fatto che si andrebbe a produrre un eccessivo consumo di suolo e che nelle vicinanze ci sono aree edificate da recuperare.
Nella parte finale, la mozione chiede all’amministrazione di «limitare la variante urbanistica e il relativo vincolo preordinato all’esproprio esclusivamente all’area di circa 9 ettari, definita come necessaria dal Piano di fattibilità regionale per il nuovo presidio ospedaliero». Chiede, inoltre, di «rimodulare le aree del procedimento e, quindi, escludere dalla procedura speciale d’urgenza i residui 14,45 ettari circa, demandando tempestivamente agli uffici tecnici il conseguente aggiornamento degli elaborati e della perimetrazione per agevolare e snellire il percorso autorizzativo». Infine si chiede di «ricondurre la disciplina urbanistica delle aree escluse all’alveo della pianificazione comunale ordinaria promuovendo, per le funzioni para-sanitarie, soluzioni improntate alla rigenerazione urbana, al riuso del patrimonio edilizio esistente e al contenimento del consumo di suolo agricolo».
Ora è tempo (anche passato) di definire la parte burocratica e chiudere la partita dei palleggiamenti tra Regione e Provincia con il Comune in trepida attesa di firmare i decreti di esproprio o il relativo accordo di cessione delle aree interessate.
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