Un tesoro nella riserva dell’Abbadia,
Unimc svela i mosaici di Villamagna
SCOPERTA - Si sono conclusi gli scavi nel sito archeologico nei terreni della fondazione Giustiniani Bandini. La villa è un esempio unico a livello nazionale
L’università di Macerata riporta alla splendore il sito archeologico di Villamagna. Nella riserva Abbadia di Fiastra un team del dipartimento di studi umanistici dell’università di Macerata, guidato da Roberto Perna e composto da studenti ed ex studenti, ha portato a termine gli scavi nel sito archeologico di Villamagna, nei territori sotto il comune di Urbisaglia. Il ministero dei beni culturali ha avallato una concessione gestita da Carlo Birrozzi, soprintendente all’archeologia belle arti e paesaggio, e dall’archeologo Giorgio Postrioti ha fatto ripartire le ricerche, avviate nei primi anni 2000, con l’aiuto della fondazione Carima e bloccate da 5 anni, grazie anche al supporto della fondazione Giustiniani Bandini, che possiede l’area. La villa è un esempio unico a livello nazionale di villa rustica al centro di un grande latifondo, la cui esistenza, attraverso numerose modifiche architettoniche, giunge fino al VI sec. d.C., documentando così un modello di gestione del territorio che subentra alla crisi delle città romane e che è difficile individuare archeologicamente. Come Perna dichiara: “Quest’anno gli scavi hanno consentito di indagare una parte importante della pars urbana, cioè di quegli edifici occupati dai proprietari della villa”. Molto probabilmente appartenne, almeno nelle prima fase, alla famiglia degli Herenni, famosi produttori di vino, come possono documentare le giare ed altre strutture conservate proprio nelle aree produttive della villa. “Sono venuti alla luce – prosegue Perna – mosaici e pareti riccamente dipinte, che decoravano gli ambienti di un triclinio monumentale che, tramite un portico, si affacciava su un giardino”. L’équipe presuppone che l’edificio sia stato successivamente acquistato da Flavio Silva Nonio Basso, braccio destro dell’imperatore Tito, che la trasformò l’impianto in una villa a padiglioni, con terme e aule di rappresentanza. A sottolineare l’importanza del progetto Giorgio Postrioti: “La ripresa degli scavi di Villamagna , oltre a farci acquisire dati storici di rilievo, consente di avviare un processo di conservazione e restauro delle strutture affioranti, fondamentale per la tutela e la valorizzazione del sito”. Riguardo al progetto di restauro, il rettore Francesco Adornato ha affermato che “si tratta solo di un esempio di quello che l’attività di ricerca di Unimc può portare alla crescita del territorio. La nostra équipe è in grado anche di avviare i primi interventi di messa in sicurezza di mosaici ed intonaci e di pensare progetti di valorizzazione nell’ambito dei quali, intorno ad un coerente progetto culturale con una forte regia storico-archeologica, si possono utilizzare e coordinare tecniche e competenze innovative che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione”.
Importante per il lavoro di potenziamento qualitativo e di valore del sito è il suo essere annesso alla Riserva Naturale Abbadia di Fiastra. Giuseppe Sposetti, presidente della fondazione Giustiniani Bandini, dichiara, a tal proposito, che: “La valorizzazione del patrimonio culturale delle Riserva è uno dei pilastri delle nostre politiche di gestione e sviluppo – ed aggiunge – “il patrimonio archeologico, è al centro della nostra attenzione e speriamo che il sito di Villamagna possa essere presto al centro di un percorso archeologico attrezzato e coerente a partire dalla presenza, in area contigua a quella della Riserva del parco archeologico di Urb Salvia”. Naturalmente l’intervento sul sito archeologico di Villamagna non ha ostacolato le ricerche e la valorizzazione dell’area archeologica della Urbs Salvia. Per l’appunto, il comune di Urbisaglia e l’università di Macerata, in coordinamento con la soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Ancona, hanno portato a termine a giugno lo scavo del tempio repubblicano della città, edificio unico nel suo genere per cronologia e tipologia architettonica, e stanno procedendo al suo restauro e musealizzazione. Riferendosi a tale progetto, il sindaco Paolo Giubileo ha voluto ricordare che: “Si tratta di un intervento previsto dal piano del parco archeologico elaborato alcuni anni fa ed oggi, grazie ad un cospicuo finanziamento, riusciremo ad ampliare il percorso di visita alla città, già ricco di monumenti unici per i quali è stato recentemente predisposto un nuovo sistema di pannelli didattici in grado di rimandare, tramite Qr code, ad un ricco materiale informativo tra il quale le ricostruzioni 3d dei monumenti, utili per capire i ruderi altrimenti leggibili solo dagli occhi degli esperti”.


Mi piace commentare questa notizia interessantissima, sia per la portata storica e archeologica, sia perché è stata fatta dai nostri archeologi dell’UNICAM, sia perché ha fatto lavorare degli esperti. Soprattutto, mi piace vedere la cosa ai fini turistici.
Se la Storia e l’Archeologia ci permettono di vedere da dove veniamo, le scoperte dovrebbero servire, oltre alla discussione dialettica, per ottenere un beneficio economico mediante il turismo. Che investe pure la produzione agricola della zona e il lavoro degli addetti al settore.
I reperti non dovrebbero rimanere chiusi nelle casse (come sta ancora avvenendo con quelli del nostro Risorgimento, con cui potremmo allestire a Macerata il secondo museo del Risorgimento, dopo quello di Roma), ma esposti al pubblico. Quale pubblico? Quello di Ancona, o quello dell’Abbadia di Fiastra, o di Urbisaglia?
Se non traducessimo questo settore storico ed archeologico in una realtà socioeconomica, la politica continuerebbe a rimanere indifferente all’attività archeologica e continuerebbe a lesinare fondi, come se fosse l’ultima cosa da finanziare.
Se ne è parlato recentemente proprio all’Università di Camerino in una recente Giornata di Studio sui risultati del Progetto di Ricerca Picenum Heritage. Tra l’altro, interessante è stata la scoperta che negli alzati verticali dell’Annunziata a Montecosaro, di San Claudio a Corridonia e di Santa Croce a S. Elpidio a Mare, risulterebbe essere stato usato un modulo comune nelle progettazioni e che si potrebbe evidenziare il “piede” bizantino come misura dei mattoni utilizzati in comune… Cosa significa? Significa che, con ciò, la Storia delle tre chiese verrebbe spostata di 300 anni addietro…
Peccato che a Camerino mancavano i politici regionali e la Soprintendenza. Ma non è mai troppo tardi per ravvedersi.
In conclusione: i fondi pubblici spesi per riaffermare la Storia, la nostra civiltà e la nostra identità sono soldi spesi bene. In questa epoca di confusione europea. Soprattutto se servono ad un turismo che non dovrebbe andare poi nei nostri ristoranti tipici a mangiare ciò che i turisti mangerebbero in Emilia Romagna, ma per scoprire e gustare piatti della nostra civiltà contadina, come da tempo sta proponendo Silvano Scalzini nel suo “Picciolo di Rame” al Castello di Vestignano, in quel di Caldarola.
Intanto le mie più sincere congratulazioni al Professor Perna e al suo team.
@Giorgio Rapanelli. Siamo felici che la notizia susciti il Suo interesse e che abbiamo stimolato una riflessione sulla gestione dei beni culturali. Per correttezza informativa, tengo a precisare, come correttamente riportato nell’articolo, che gli scavi sono condotti dal team di archeologi dell’Università di Macerata, UNIMC. – Paola Dezi, Ufficio comunicazione Unimc