Un progetto al “Confine”
per mettere in rete i propri tesori

Un parco agriculturale nelle Contrade Schito, Botantano e Pian della Castagna con insieme Treia, Cingoli ed Appignano. Al convegno presenti i sindaci Capponi, Messi e Saltamartini, grandi proprietari terrieri e di ville storiche, il ricercatore di fama mondiale Enzo Nastati, l’avvocato Gianfranco Borgani, l’industriale Enrico Rossetti (cave), l’imprenditore agricolo Gianluigi Luzi l’architetto Antonietta Raffaelli, l’avvocato Scrivani ed Euro Buongarzone. Il vincolo del ‘biologico’
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Il convegno nell’agriturismo “ll confine”

 

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La marchesa Adriana Castiglioni, il sen. Luciano Magnalbò, il giornalista Maurizio Verdenelli, il sen. Filippo Saltamartini, sindaco di Cingoli e il sindaco di Appignano Osvaldo Messi

 

Nei giorni scorsi si è svolto all’agriturismo Il Confine, tra i Comuni di Treia e Appignano, un convegno nell’ambito di un progetto per creare un “Parco Agricolo e Culturale” nelle Contrade Schito, Botantano e Pian della Castagna che ricadono nei Comuni di Treia, Cingoli ed Appignano, progetto ideato da Enrico Rossetti, Gianfranco Borgani, Euro Buongarzone e Roberto Marchegiani. Moderatore Gianfranco Borgani, avvocato maceratese esperto in materie ambientali, il dott. Enzo Nastati, docente di agricoltura biologica a livello mondiale, ha spiegato l’importanza di tale tipo di agricoltura rispetto a quella tradizionale, sia sotto il profilo ambientale che sotto quello economico, mentre la dott.ssa Gioia Corvaro, libera professionista esperta nella gestione di risorse comunitarie ed assessore comunale di Sant’Elpidio a Mare, ha affrontato con estrema chiarezza e professionalità il complicato tema dei fondi strutturali regionali e comunitari. Sono intervenuti il sindaco di Appignano Osvaldo Messi per un saluto, quello di Cingoli sen. Filippo Saltamartini, che ha dato la più ampia disponibilità del suo ente a collaborare alla realizzazione del progetto, e quello di Treia, Franco Capponi, uno dei redattori del Piano Agricolo Regionale, il quale ha fatto un quadro della attuale situazione del comparto, mettendone in luce le difficoltà in cui si dibatte, da non sottovalutare in relazione al progetto del “Parco Agricolo e Culturale”, al processo di formazione del quale comunque Treia intende con forza collaborare.

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Enrico Rossetti e il sindaco Messi

Sotto il profilo imprenditoriale è intervenuto Gianluigi Luzi, titolare dell’impresa omonima che lavora centinaia di ettari nel biologico, stipulando con i proprietari contratti per la produzione e raccolta di vari prodotti, tra i quali al farro è data particolare importanza. Come spiegato dagli ideatori in un precedente ed articolato documento, il progetto del “Parco Agricolo e Culturale” si compone di varie fasi, di cui la prima consiste nella Caratterizzazione dell’area, e cioè nella descrizione dell’area da valorizzare. Si tratta – scrivono gli ideatori – di illustrarne in un apposito documento,da predisporre alla luce delle vigenti normative comunitarie, regionali e comunali,la estensione e la zonizzazione, i vincoli e le opportunità paesitico-ambientali,le vocazionalità produttive, la presenza e la qualità degli insediamenti abitativi,di manufatti rurali, di beni storici (con o senza vincoli), i segni lasciati dai recenti eventi sismici, le caratteristiche naturalistico-ambientali (flora, fauna, ecc..), corridoi ecologici e zone di protezione, le caratteristiche geologiche, geomorfologiche ed idrogeologiche (fossi, laghetti, eventuali fenomeni erosivi in attto, ecc..), le strutture ed infrastrutture di servizio (scuole, circoli ricreativi, luoghi di culto, elettrodotti, metanodotti, discariche, ecc..), di attività produttive (opifici, cave, ristoranti, B&B, country-house, esercizi commerciali, ecc.) della viabilità, maggior e minore, la presenza di eventuali “criticità” (aree da bonificare, impatti ambientali significativi, fenomeni di degrado in atto, ecc..).

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L’avv. Gianfranco Borgani

Il secondo passo riguarda invece la formazione di una Scheda “Progetto di Parco agricolo e culturale”, ossia di un documento – scrivono sempre gli ideatori – che andrà poi successivamente sviluppato ed ampliato, che metta in luce ed individui in estrema sintesi e con chiarezza, le potenzialità produttive ed, insieme, ambientali dell’ambito territoriale che ci interessa. Si tratta del documento che, una volta conosciuto da tutti i partecipanti, ampiamente discusso in appositi incontri e una volta che sia condiviso, andrà pubblicato e sottoposto all’attenzione di altri soggetti potenzialmente interessati, nonchè delle amministrazioni locali per avviare con esse un successivo percorso di assunzione delle finalità progettuali e di ricerca delle eventuali opportunità di sostegno finanziario.

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La dottoressa Gioia Corvaro

Terza ed ultima fase del progetto, la fase più importante e di sintesi – conclude il documento degli ideatori – è la identificazione e qualificazione della natura giuridica dell’ente titolare del Progetto. Si legge nel documento: La caratteristica saliente del progetto di cui stiamo parlando è la condivisione tanto del percorso che delle finalità.
Per essere ancora più chiari: non c’è e non ci potrà essere, nel nostro caso,un committente (unico o plurale) ed uno o più soggetti incaricati di predisporre elaborati e documenti. Vi proponiamo un processo progressivo di formazione del Progetto di Parco che, pur comprendendo fasi tecniche ineliminabili quali la raccolta dati, la loro elaborazione, la ricerca delle possibili fonti di finanziamento pubblico e/o di partnership pubbliche o private, sfoci in proposta condivisa e, soprattutto, in un processo di co-realizzazione delle iniziative i cui contenuti andranno a dare corpo all’idea stessa di Parco. Se il Progetto andrà in porto, come noi crediamo e speriamo, a quel punto anche i tecnici ed i professionisti che si sono impegnati avranno il loro equo riconoscimento, così come i titolari del progetto, che saranno tutti i proponenti che lo sottoscriveranno in un apposito protocollo di intesa, trarranno beneficio per le loro attività dalla valorizzazione che ne conseguirà dal concorso di risorse economiche e promozionali che verranno catturate dal medesimo. Poichè diversa è la natura delle attività che andranno coinvolte nella assunzione di responsabilità per la creazione progressiva del Progetto (ad esempio: una o più aziende agricole, esercizi commerciali, B&B, un maneggio, un golf, un museo della tessitura, un accompagnatore turistico, una cava, ecc..) la ipotesi organizzativa che vi proproniamo è quella di una “Cooperativa di Comunità”, ossia di un soggetto giuridico la cui caratteristiva saliente è la mutualità dello scopo associativo (la valorizzazione del territorio in forza della spinta costituita dalla creazione del Parco), il che comporta, ovviamente, la socializzazione degli oneri che il suo perseguimento implica. I beni, i diritti di proprietà e le singole soggettività coinvolte nel progetto di “Cooperativa di Comunità” manterrebbero totale autonomia economica, giuridica ed organizzativa in capo ai rispettivi proprietari.

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Antonietta Raffaelli

Significativa la presenza al convegno dell’arch. Antonietta Raffaelli, titolare di una azienda agricola in territorio di Cingoli, laureata al Politecnico di Milano, diplomata al Chelsea Physic Garden di Londra, docente di progettazione del paesaggio presso l’Accademia di Design Poliarte, ed esecutrice di progetti di parchi e di giardini pubblici e privati, di parchi naturali – tra cui quello del Conero in collaborazione con la sovrintendenza regionale – e di giardini storici. E significativa la presenza anche di Maria Giovanna Varagona, residente in contrada Schito di Treia, responsabile del Museo della Tessitura di Macerata, un vero gioiello culturale che contiene un laboratorio di tessitura in cui dal 1986 si trasmette la tipica tradizione tessile dell’entroterra marchigiano, e dove si raccolgono da molti anni oggetti e memorie di un’arte che è stata capace di testimoniare il progresso culturale dell’uomo nel corso dei millenni.

Tra i presenti l’avv. Pierluigi Scrivani, anch’egli ambientalista, agronomi e tecnici del settore, nonché i proprietari di significative aziende agricole e di ville storiche quali quelle Castiglioni e Appignanesi (ex Romanelli) in contrada Botontano di Cingoli, e Cento Finestre Magnalbò in contrada Schito di Treia, dalla adesione dei quali, insieme a quella di altre consistenti proprietà come quella di Nicola Colonna, estesa per circa seicento ettari tra Appignano, Cingoli e Treia, dipende la reale possibilità del progetto di venire alla luce. Il convegno si è concluso con una cena offerta dalla famiglia Vincenzetti proprietaria del Confine, e con l’impegno da parte di tutti i presenti di ritrovarsi a settembre per aprire una vera e propria fase di realizzazione, con la convocazione di tutti i soggetti proprietari di immobili siti nel territorio individuato come area interessata dal Parco.

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Enrico Rossetti, promotore del parco

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Il sindaco di Treia, Franco Capponi

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Il professor Enzo Nastati

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Il sindaco di Cingoli, Filippo Saltamartini

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