Ricostruzione: “Le Marche non contano,
l’Umbria fa la parte del leone”

MACERATA - Riflessioni e prospettive all'hotel Claudiani nel primo degli incontri estivi del circolo Aldo Moro "(Ri)Costruiamo il futuro". Presenti il presidente dell'Istao Pietro Marcolini e il rettore Unipvm Sauro Longhi. In platea l'assessore regionale Angelo Sciapichetti e il rettore Unimc Francesco Adornato
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L’incontro all’Hotel Claudiani del circolo Aldo Moro Al tavolo Pietro Marcolini, presidente dell’Istituto Adriano Olivetti (Istao), Sauro Longhi, rettore dell’università Politecnica delle Marche, l’economista Marco Marcatili (Nomisma) e il sociologo Massimiliano Colombi

 

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Il presidente dell’Istao Pietro Marcolini e il rettore dell’Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi

 

di Maurizio Verdenelli

(foto di Fabio Falcioni)

Le ‘polveri’ hanno preso fuoco piuttosto tardi quando tutto, presente l’assessore regionale Sciapichetti, pareva risolversi nell’ennesimo dibattito di alchimisti su una ripartenza ancora ai blocchi di partenza. Ieri all’Hotel Claudiani di Macerata alla prima uscita (estiva) del circolo Aldo Moro: “(Ri)Costruiamo il futuro, il territorio come risorsa per la rinascita delle Marche dopo il terremoto”. Al tavolo Sauro Longhi, rettore dell’università Politecnica delle Marche e Pietro Marcolini, presidente dell’Istituto Adriano Olivetti (Istao), l’economista Marco Marcatili (Nomisma) e il sociologo Massimiliano Colombi. Dall’altra parte della ‘barricata’ un pubblico (nelle ultime file il rettore di Unimc, Adornato: del low profile ha fatto una religione personale) che non aspettava altro che di prendere la parola per far entrare in scena umori, difficoltà, gramo vivere quotidiano, incertezza quotidiana di chi il ‘dopo terremoto’ lo vive sulla pelle.

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Presenti il rettore di Unimc Francesco Adornato e l’ex assessore di Macerata Stefano Di Pietro

E’ bastato l’accenno alla ‘disperazione’ della gente da parte dell’onorevole Adriano Ciaffi perché subito dopo Giancarlo Copponi, 68 anni, da Muccia intervenisse furente a difesa dei giovani ‘deportati sulla costa che ogni giorno mi telefonano preoccupati: vogliono tornare a casa, in loro c’è ancora tanta vitalità, non scoramento’. Nel ‘mirino’ Pietro Marcolini responsabile, secondo Copponi, di uno stile ‘ironico’ nel trattare il declino fatalmente biologico (tra vent’anni, la statistica insegna che non ci sarà più nessuno, data l’età media dei 280 rimasti) di aree interne come quella di Castelsantangelo sul Nera “dalle 19 chiese”. Un’indicazione, per inciso, risultata poi equivoca al professor Longhi: ‘Allora, 19 parroci?’ nonostante l’intervento di Ciaffi: “In realtà si tratta di 19 chiese-monumento”. “In effetti si deve parlare di 19 affreschi del grande Paolo da Visso, tutta la sua opera sta a Castelsantangelo” avrebbe commentato più tardi, fuori dal Claudiani, l’architetto Silvano Jommi. Da parte sua Renato Pasqualetti ha invece indicato una via possibile di rinascita mettendo in rete quest’immenso patrimonio di capolavori racchiuso dai Sibillini. “E’ necessario un collegamento ricordando che la crisi è preesistente al terremoto” ha detto l’ex assessore provinciale ribadendo il concetto espresso in apertura da Marcatili: “Il sisma è sfida e metafora”.

CircoloAldoMoro_Colombi_Marcatili_Longhi_Marcolini-2-325x217“Marcorè sta portando avanti RisorgiMarche? E’ utile? Penso di sì –ha aggiunto Pasqualetti- considerata la presenza di Rai1 che assicura con le dirette visibilità e successo agli eventi come il caso di Musicultura dimostra”. Tra Marcolini e Copponi, il cui sfogo ‘fiordipelle’ è di chi soffre una condizione di superstress (nel ’97 una generazione dell’alto maceratese si ammalò d’ansia) era intanto sopravvenuta la pace nel nome di Castelsantangelo e di un nuovo piano scuole che tuteli le zone interne. L’ex assessore regionale a Bilancio a Cultura ha sottolineato come il suo tono non fosse ‘ironico’, bensì ‘struggente’ e come al paese siano legati i suoi ricordi giovanili più belli delle vacanze. Tuttavia che il ‘cratere’ sia incandescente –seppure, ha avvertito Marcolini, siano in fila per entrarvi Teramo e Chieti e qualcuno pone attenzione anche alle chiese urbinati – lo hanno dimostrato anche altri interventi (aperti dall’industriale maceratese Alcide Giovannetti) a sostegno di Copponi. “Io resterò a Pievetorina, anzi a Casavecchia, per la rinascita anche di questa frazione che vide perfino crescere e prosperare una banca popolare (negli anni 50, sottoposta senza rilievi ad un ispettore di Bankitalia che avrebbe fatta molta strada: Carlo Azeglio Ciampi ndr)” ha detto Ermanno Piergiacomi, giovane dipendente di Banca Marche.

CircoloAldoMoro_-4-325x217Ed Ivano Tacconi, consigliere comunale maceratese: “Perché la pedemontana delle Marche da Fabriano si è fermata a Matelica?”. Sulle grandi arterie di penetrazione qualche dubbio l’ha espresso, invece, Longhi, nonostante l’elogio alla Quadrilatero da parte del presidente Istao (“Ha provocato danni all’ambiente? Forse…ma”). “Sono per le autostrade della telecomunicazione, per avvicinare i piccoli centri della periferia alle grandi città del mondo, fibre ottiche al posto di nastri d’asfalto dove come nel caso della Valdichienti, ti becchi una multa se hai un po’ di fretta (chiara l’indicazione ad un tratto col limite di 90 km per la cui eliminazione il presidente della Provincia, Antonio Pettinari, aveva annunciato invano all’Anas ndr)”. Ed ancora sui nuovi motori di sviluppo – che hanno dato il titolo al convegno- ecco delineato da Marcolini un progetto neo-keynesiano per una regione che sta arretrando come un depresso territorio del sud. A testimoniarlo ci sono gli ultimi cinque report di Bankitalia, ha sottolineato Marcatili. Le aziende manifatturiere sono sparite per un quarto, l’occupazione in calo continuo, malavita in ascesa lunga la ribollente costa. La situazione è drammatica: ecco perché il post terremoto può essere un’occasione, considerata la fine della bella esperienza (Marcolini ha ricordato i sopralluoghi ‘con la fettuccia’ a fianco di Ciaffi, correva il 1979) dei dodici poli montani che “servirono a dare riassetto demografico ad una regione che aveva visto la sparizione di 3mila marchigiani dalla montagna per il fondovalle e alla costa”.

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L’assessore regionale Angelo Sciapichetti

Occorre riportare sul territorio ‘spaccato’ i giovani, costruire bene con ‘nuove malte e nuove tecnologie’. Eppure tutto questo non basterà: non basteranno i tre miliardi per la banda larga. non basterà “un piano tra innovazione e presepe” (Colombi). Perché le Marche, nonostante il 62% di danni, contano poco o niente sui tavoli “dove l’Umbria fa la parte del leone” ha ‘denunciato’ tra amari applausi l’ingegnere Mario Stizza. “Siamo politicamente deboli, siamo il vaso di coccio manzoniano costretto a viaggiare con vasi di ferro. E certo finisce per affondare la navicella, l’eccesso di burocrazia che blocca tutto nella difficoltà anche di reperire informazioni certe”. Cosa valgono Castelsantangelo, Visso, Muccia, Pievetorina, Camerino, Ussita di fronte ad Amatrice, Norcia, Accumoli mentre nuove realtà ‘terremotate’ si fanno autorevolmente avanti dall’Abruzzo a richiedere la propria ‘parte del cratere’? E’ una guerra di poveri, anzi di disperati ma che le Marche stanno perdendo vistosamente.

CircoloAldoMoro_Marcolini_Longhi_Marcatili_Colombi-3-325x217Quali ricette? Dal laboratorio, ieri sera, dell’Aldo Moro (prossima session il 6 luglio, alle 21, con l’onorevole Enrico Borghi e il professor Massimo Sargolini sul tema: Oltre le mura della città: il valore del territorio). Per Longhi saranno gli anni nuovi della tecnologia a vincere la sfida: “l’automazione creerà occupazione; ma centrale sarà la qualità di servizi, assistenza soprattutto nei luoghi dove ripartire”. Per Marcolini si ricomincia da 3: “da un piano efficace enogastronomico- turistico legato ai beni culturali; da un grande progetto di sviluppo che comprenda il riassetto idrogeologico; infine da un polo di formazione scientifica di altissimo livello come fu la Sogesta che l’Eni volle in una zona interna come quella urbinate” nel nome di Enrico Mattei da Acqualagna.

Vero, ci vorrebbe un altro grande marchigiano come lui per risollevare la regione ‘al plurale’ dalla crisi e dai danni del terremoto, quest’ultimi però che paradossalmente potrebbero risultare ‘funzionali’ alla rinascita complessiva delle Marche. Il finale del dibattito è andato oltre la mezzanotte, in una sala al calor bianco (per meteo ed attiva presenza del pubblico) con una citazione estrema: di Pietro Marcolini in riferimento a Vasco Errani alle prese con la sua trentesima, ponderosa ordinanza: sulla partecipazione. Ci è sembrato di cogliere un po’ d’ironia nell’aria, ma considerato il precedente e l’ora tarda, potrebbe trattarsi da parte del cronista ancora di errata valutazione.



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