Le casette non arrivano
e le macerie bloccano i centri storici

SISMA - E’ difficile vivere nei container d’estate. Molte famiglie rinunciano alle Sae per l’autonoma sistemazione e non ritornano più nei luoghi d’origine. Come se ciò non bastasse la fine dell’emergenza “decretata” per fine agosto. Si vuole la desertificazione di tutto l’entroterra?
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Nell’area del terremoto l’emergenza non è finita e non finirà per adesso. Anzi quella che si era indicata come “la strada della rinascita” è una strada lastricata di dolore, di lacrime, di depressione, ma anche di morti. E non solo quelli deceduti per il crollo delle abitazioni. L’ultimo, un suicidio, si è verificato a Sarnano (leggi l’articolo). Aveva soltanto 57 anni ma non ha retto al dolore di essere rimasto privo della sua casa distrutta dal sisma. E questa non è una supposizione perché l’uomo ha lasciato un biglietto in cui ha spiegato a chiare lettere che le cause del suicidio andavano trovate nel terremoto. Se addolora la morte di qualsiasi persona diventa atroce sapere che un terremotato si è ucciso perché non è stato fatto nulla per aiutarlo. Di chi la colpa? Di chi ha ritardato l’iter per l’arrivo delle casette? Di chi non gli è stato vicino per confortarlo?

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Visso a otto mesi dal sisma

Forse la colpa è di tutti noi che abbiamo fatto troppo poco per difendere gli interessi legittimi dei terremotati. Perché non abbiamo fatto arrivare la voce dei terremotati là dove si sta decidendo ogni giorno la loro sorte. Forse ci siamo fatti abbindolare da quanti in coro sostengono ancora oggi che tutto va secondo le regole. Ma quali regole? Non certo quelle della solidarietà umana, quelle che mettono al primo posto la persona. E le persone coinvolte in questo terremoto sono tante, sono migliaia. Ma anche i morti cominciano ad essere tanti. Non solo quel 57enne di Sarnano. Non possiamo infatti dimenticare un 31enne di Camerino che aveva avuto l’attività commerciale distrutta dal sisma (leggi l’articolo). Anche lui qualche mese fa, prima di togliersi la vita, ha gridato tutta la sua disperazione e la sua rabbia in un lungo post sulla sua pagina Facebook in cui lamentava l’assenza delle istituzioni. E quanti altri saranno morti in circostanze analoghe, o anche per malattie conseguenti al terremoto, e non se n’è saputo nulla? Non è pur vero che nelle farmacie sono aumentati i consumi di ansiolitici per curare la depressione o altre patologie similari che hanno colpito quanti abitavano e abitano nelle zone terremotate?

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Manuela Berardinelli, presidente dell’associazione Alzheimer uniti Italia

E più volte ha lanciato un appello per gli anziani malati la presidente nazionale e regionale dell’Associazione Uniti Italia Manuela Berardinelli per sottolineare come queste persone e i loro familiari vivano un’emergenza nell’emergenza perchè avendo perduto la casa hanno smarrito anche quel poco di identità e di memoria delle cose che gli restava. Nei dodici Comuni più gravemente colpiti dal sisma un terzo dei 15mila abitanti ha oltre 65 anni. Ma anche altri appelli sono stati lanciati in altri campi per lamentare l’insufficienza degli organici e la deficienza dei mezzi di soccorso. Ci riferiamo al Sap, il sindacato di Polizia di Macerata che in un documento ha scritto tra l’altro: “Il ministero ha fornito alla Questura terremotata delle auto ma, purtroppo, sono arrivate tutte vetture vecchie con chilometraggi superiori ai 100mila chilometri, alcune di 150mila e 180mila chilometri. Non è possibile utilizzare un parco vetture obsoleto: quale garanzia di pronta assistenza si può dare ai cittadini in tali condizioni?”

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Un intervento dei vigili del fuoco a Castelsantangelo

Anche i vigili del fuoco, che con gli agenti di Polizia, vivono più a diretto contatto con i terremotati, hanno fatto sentire la loro voce. Lo hanno fatto in un incontro tra la Federazione nazionale sicurezza della Cisl e alcuni esponenti del Parlamento e del Governo. In particolare è stata fatta presente l’assurdità di una circolare del Dipartimento dei vigili del fuoco in cui si stabiliva che da lunedì 12 giugno “i vigili del fuoco dovevano sospendere le loro attività di aiuto, assistenza e soccorso nei luoghi del sisma” (leggi l’articolo). “Abbiamo chiesto – attraverso i nostri rappresentanti – di chiarire con il nostro Dipartimento quale lavoro dovranno svolgere i vigili del fuoco nei territori terremotati, fino al termine dell’emergenza decretata per fine agosto”. E’ stato fatto anche presente che “i vigili del fuoco sono indispensabili e che se si deciderà di togliere i vigili si rischia che la popolazione si senta abbandonata… Abbiamo ancora tante persone che giornalmente sono accompagnate da noi vigili del fuoco nelle case diroccate per il recupero dei loro beni primari”. In quell’incontro si è parlato anche “di organici carenti, delle risorse ancora non disponibili per il pagamento del personale, che non riceve gli straordinari per il sisma da novembre, e delle sedi operative”

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Giovanni Zavaglini

Tra tante lamentele è stato commovente vedere la gioia di un sindaco, quello di Gualdo, Giovanni Zavaglini, che con coraggio e dopo non poche difficoltà è riuscito a riaprire piazza Vittorio Emanuele III ai suoi cittadini riducendo notevolmente la dimensione della zona rossa (leggi l’articolo). E’ stato grazie proprio al primo cittadino che una quarantina di persone è riuscita a tornare a casa. Ma fa anche molto piacere apprendere che il sindaco di Gagliole, l’avvocato Mauro Riccioni, noto anche come “il sindaco gratis” perché ha rinunciato a tutte le sue indennità, sia riuscito a far risparmiare allo Stato la bella somma di due milioni di euro in quanto i terremotati del suo paese hanno avuto bisogno di un certo numero di casette in meno rispetto a quanto previsto. Infatti erano state inizialmente previste 28 casette, poi ridotte a 28, quindi a18, subito dopo ad 8 e infine a 4. Questo perché, stanche di attendere, molte famiglie hanno preferito rinunciare alle casette. Bene quindi per lo Stato un risparmio di due milioni. Ma l’unico dubbio può venire pensando che forse quei due milioni possano finire ad incrementare il fondo che sarà destinato a risarcire il “danno indiretto” subito a causa del sisma dalla provincia di Pesaro. Né si può escludere che quei milioni possano servire per le casette destinate all’Umbria. A pensar male però si fa peccato…

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Mauro Riccioni, sindaco di Gagliole

Chi ha fatto peccato è stata Norcia. Era un “peccato di ingordigia” perché, approfittando della debolezza economica ed istituzionale del nostro territorio, aveva avanzato la proposta di trasferire appunto a Norcia la sede del Parco nazionale dei Sibillini. Ma fortunatamente sembra che il pericolo sia stato sventato. Non altrettanto è avvenuto con Ancona che sta cercando di assorbire, e ci sta riuscendo, gli Ersu, le Camere di commercio e le sedi di Confindustria. E questo ufficialmente a sostegno della competitività delle imprese e del territorio. Ma nelle dichiarazioni di un assessore regionale in merito alla fusione delle Camere di commercio è emerso “che è necessario trovare celermente forme diversificate di collaborazione che tengano in considerazione la regia e le prerogative regionali in tema di sviluppo economico locale da un lato e il rapporto di prossimità e sussidiarietà delle Camere nei confronti del sistema economico marchigiano”. Quindi la regia è della Regione e la sussidiarietà (sussidiare = sovvenzionare) degli enti camerali. Ma anche in questo caso a pensar male si fa peccato…Ma torniamo ai nostri problemi e cioè alle casette che non arrivano mai e quando arrivano quella che doveva essere una mattinata di gioia, di soddisfazione e di abbracci si è purtroppo trasformata in una giornata di rabbia, di dolore, di pianto e di rancore. E’ accaduto a Pescara d’Arquata dove l’assegnazione delle casette (finalmente dopo otto mesi dal sisma) è avvenuta tra urla e insulti. Ma i ritardi non sono dovuti alla burocrazia, al marchingegno complicatissimo per fare gli appalti e avere tutte le autorizzazioni, ma ad una scelta precisa. Come abbiamo visto nel caso di Gagliole, il ritardo induce le famiglie a rinunciare alle casette. Più tempo passa e più persone decidono di trovare l’autonoma sistemazione e lo Stato se la cava con un contributo risparmiando un bel po’ di soldi.
Il che significa che le persone, i loro sacrifici, le loro angosce non contano nulla.

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Le macerie nella frazione di Tempori, Ussita

L’importante è risparmiare. Come sicuramente si risparmia nel portare via le macerie dalle strade dei centri abitati. Il lavoro viene svolto ottimamente e anche celermente (tenendo conto delle molte regole da rispettare, per la cernita del materiale, per il trasferimento nei siti di stoccaggio ecc. ecc.) dal Cosmari di Macerata. E’ stato calcolato che in provincia di Macerata le macerie dovrebbero essere circa 287.000 tonnellate e ne vengono smaltite da mille a 1.300 al giorno (questo volume , assicura il Cosmari, sarà triplicato con il nuovo impianto che entrerà in funzione nel mese di luglio). E’ evidente comunque che si tratta di un lavoro che andrà molto per le lunghe e per smaltirle tutte le macerie non basterà l’intero 2018. Tenendo conto di questo quando rientreranno i nostri terremotati nelle loro case? E’ vero che le macerie sono considerate come rifiuti e solo aziende come il Cosmari sono in grado di assicurare questo lavoro evitando infiltrazioni mafiose. Ma in tutta Italia non ci sono aziende analoghe, specializzate nello smaltimento dei rifiuti, e altrettanto refrattarie ad infiltrazioni mafiose, da poter affiancare al Cosmari per accelerare i lavori? Bastava trovarne un paio.
E’ evidente che di questo passo finiremo come l’Aquila. Dopo otto anni dal sisma restano ancora da smaltire un milione e mezzo di tonnellate di macerie.

 



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