Pd confidential,
Manzi: “A Civitanova sfida aperta,
la priorità è il post sisma”
L’INTERVISTA – La deputata democrat affronta le questioni aperte del partito. Dalla legge elettorale alle elezioni amministrative passando per il terremoto: “In questo momento non possiamo dividerci o impegnarci in alchimie politiche interne destinate a non essere comprese”. A Tolentino “sconfitta senza mezzi termini”
di Fabrizio Cambriani
Dalla sfida della ricostruzione a quella della ricomposizione interna, fino alla bagarre per trovare una sintesi tra forze politiche e consegnare all’Italia una nuova legge elettorale. Il Pd regionale e nazionale vive un momento delicato, soprattutto dopo il calo di consenso registrato alle elezioni amministrative di domenica. A raccontarlo, svelandone i retroscena, la deputata democrat Irene Manzi, anche alla luce del congresso regionale che ha rivelato i profondi dissidi post-sisma tra il Maceratese e il Pesarese legati alla segreteria regionale e all’affare della ricostruzione (leggi l’articolo).
Onorevole Manzi, partiamo subito da quella che tutti davano come una legge elettorale già approvata. A mente fredda: cosa è accaduto realmente giovedì in aula?
L’approvazione di un emendamento, già bocciato dai Cinque Stelle in Commissione e ripresentato in aula, ha fatto naufragare l’accordo trovato tra le 4 principali forze politiche. Per comune accordo, ogni modifica, avrebbe dovuto essere concordata preventivamente. L’applauso in aula dei colleghi del Movimento cinque stelle di fronte a quel voto mi sembra la dimostrazione più eloquente della loro reale volontà: sostenere a parole un accordo da cui non si sentivano vincolati.
A mio avviso c’è stato un grave doppio errore della Boldrini che nel Pd nessuno ha sottolineato. Non è che poi, alla fine, è stato meglio non andare avanti piuttosto che correre il rischio di far approvare altri emendamenti come l’introduzione delle preferenze?
Sicuramente la confusione creatasi in aula nel passaggio tra voto palese e segreto non ha aiutato la situazione. A parte le questioni procedurali, concordo però con la scelta fatta di rinviare il testo in commissione. Dopo la battuta di arresto di giovedì era impossibile continuare come se nulla fosse accaduto. Si è compromesso il percorso iniziato e penso che tutti dovremmo provare a riflettere sull’invito fatto dal Presidente Mattarella a continuare lungo la strada del dialogo tra le forze politiche per trovare una sintesi e nuove basi condivise. Magari recuperando gli stessi alleati di maggioranza. Il ritorno in Commissione dovrebbe servire anche a questo, a mio avviso.
Mi pare che il consuntivo di Renzi non sia positivo. A parte le primarie vinte sul fronte interno, ha ricevuto solo bocciature dagli italiani e dagli organi di garanzia costituzionali. Appena rimesso piede in segreteria un’altra disfatta sulla legge elettorale. Ancora convinta delle bontà del suo progetto?
Penso che le responsabilità riguardo alla legge elettorale e a quello che è accaduto in Aula non possano essere addebitate al Pd. Si è tentato di trovare un’intesa più ampia su un tema cruciale come la legge elettorale e una delle parti si letteralmente è sfilata, e questa non è il Pd. Sono ancora convinta della scelta fatta lo scorso 30 aprile e voglio citare due esempi. Poche settimane fa l’Istat ha rivisto al rialzo i dati stimati della crescita del Prodotto Interno Lordo, frutto anche delle misure adottate in questi anni dal Pd e dal Governo Renzi. Il Consiglio dei ministri ha varato due giorni fa il Reddito di inclusione, uno degli strumenti su cui in questi anni più abbiamo lavorato e che rappresenta per il Pd un aspetto qualificante delle proprie politiche. Questi risultati, pur tra le difficoltà e gli stop registrati, sono frutto anche del lavoro dei governi a guida Pd (Renzi e Gentiloni) e dell’impegno del Partito democratico. E’ vero la riforma costituzionale è stata bocciata, ma penso che le motivazioni alla base delle modifiche costituzionali, siano ancora presenti e in attesa di soluzione. Forse meriterebbero la giusta attenzione anche da parte della prossima legislatura.
Resta il Consultellum proporzionale puro e soglia al 3%? I posti si restringono. Ad oggi, secondo me, 4 o 5 eletti alla Camera di cui uno quasi sicuramente paracadutato da Roma. Una coperta cortissima viste le legittime aspirazioni di molti.
Penso che si debba continuare a fare il possibile per approvare una legge elettorale nuova, magari assicurando anche dei correttivi in senso maggioritario, che consentano di tenere conto anche delle esigenze di governabilità, che ritengo molto importanti rispetto alla situazione italiana. Detto questo, se dovesse rimanere il Consultellum ci misureremo con la legge vigente, cercando di rivendicare il lavoro fatto in questi anni e di sostenere l’affermazione del Partito Democratico alle prossime politiche. Penso sia la cosa più importante da fare anche per ottenere un buon risultato in termini di eletti.
Senza troppe perifrasi: che succede dentro il Pd regionale?
Ci sono stati momenti di tensione e confronto, anche acceso. L’assemblea e la direzione regionale tenutesi poche settimane fa però hanno mandato un messaggio molto chiaro, espresso in numerosi interventi: in un momento così complesso per una parte importante della nostra regione – e mi riferisco al post terremoto – non possiamo dividerci o impegnarci in alchimie politiche interne destinate a non essere comprese al nostro esterno. Dobbiamo rilanciare fortemente l’azione politica del Pd regionale e dei suoi organismi, attraverso un pieno coinvolgimento di tutti. Quindi ripartiamo con più slancio e forza politica, ponendo il tema della ripresa dei territori colpiti dal sisma al centro della nostra azione (ne sono una dimostrazione anche i recenti Stati generali sulle aree interne promossi proprio dal Pd regionale all’Abbadia di Fiastra), rivendicando le azioni compiute, sollecitando l’azione della Regione ed agendo con maggiore determinazione per quello che ancora c’è da fare e per mantenere gli impegni presi con i nostri concittadini.
Morgoni e Carrescia sostengono che rispetto al congresso regionale tutto è cambiato e bisogna cambiare pure gli organismi regionali.
Secondo le regole che il Pd si è dato, gli organismi politici si cambiano, prima della scadenza naturale, o per dimissioni anticipate del segretario o per mancanza di una maggioranza che lo sostenga, con conseguente sfiducia. L’assemblea regionale di poche settimane fa ci dimostra però che c’è ancora una maggioranza motivata a lavorare su quello che di urgente ed importante c’è nel nostro territorio. Penso che la gestione del post terremoto e la ricostruzione siano le sfide più importanti su cui come Partito Democratico dovremmo occuparci in questo momento, a livello politico ed istituzionale.
Dovrebbe convincere Ricci e la Morani che terremoto o non terremoto vanno per i fatti loro. È vero che è dovuto intervenire Martina a mediare?
Il Ministro Martina era a Camerino per un incontro pubblico ed istituzionale a cui io stessa ho preso parte, al termine del quale è tornato a Roma. Il Partito nazionale ovviamente segue con attenzione le vicende regionali, vista anche la complessità della situazione che stiamo vivendo, ma senza interventi o condizionamenti che tradirebbero l’autonomia dei circoli territoriali. La mediazione – che io stessa ho sempre auspicato- è stata trovata al nostro interno, senza imposizioni dall’alto, nella consapevolezza del fatto che la nostra regione e, ancor più il territorio maceratese (e in questo ovviamente mi sento ancor più coinvolta), hanno una priorità assoluta davanti: la gestione del post terremoto e la ricostruzione di un tessuto economico e sociale in questi territori. Penso che tutti noi che abbiamo incarichi istituzionali, ad ogni livello, dovremmo concentrarci principalmente su questo e su come rafforzare l’azione del nostro partito anche in questo senso.
Lo spieghi ai pesaresi, che nei fatti hanno voluto introdurre il danno indiretto senza nessun nesso di causa-effetto con il sisma che sta, da loro, a distanza siderale…
Quell’emendamento (a onor di cronaca non presentato dalla collega Morani), su cui anche io ho più di una perplessità proprio perché vivo in queste zone, non è stato nemmeno esaminato dalla Commissione Bilancio della Camera. Anzi, in quella sede, abbiamo ottenuto come deputati Pd delle aree colpite dal sisma, un ulteriore incremento (da 23 a 33 milioni di euro, con estensione anche al 2018) delle risorse stanziate per il danno indiretto nelle province del cratere. In sede parlamentare in questi mesi, abbiamo fatto un lavoro molto impegnativo sul tema del sisma (con provvedimenti approvati anche dalle forze politiche di opposizione), recependo nei provvedimenti molti dei suggerimenti e delle richieste provenienti dai nostri territori (come ad esempio il danno indiretto e la zona franca urbana). Penso che come parlamentari dobbiamo continuare a lavorare costantemente anche nei prossimi mesi con presenza e ascolto continuo, rivendicando il lavoro fatto ed accogliendo con attenzione le critiche che ci sono per quello che non funziona, impegnando i per risolvere i problemi, senza distinzioni territoriali. È un tema che riguarda l’intera regione e non possiamo sottovalutarlo.
Passiamo alle elezioni di domenica: Tolentino persa senza appello con un Pd fortemente ridimensionato e Civitanova al ballottaggio, ma malmessa rispetto agli altri centri costieri come Porto san Giorgio e Sant’Elpidio. Non sono brutti segnali?
Certamente il risultato di Tolentino non è positivo, si tratta di una sconfitta senza mezzi termini. Penso che nei territori più colpiti dal sisma in questa fase ci sia una volontà di continuità amministrativa e politica e questo va considerato. Ciò senza sottovalutare nulla della sconfitta subita e del segnale che essa trasmette. Su Civitanova posso dire che la competizione elettorale sin dall’inizio non era scontata, visto anche il calibro degli avversari del sindaco uscente. Penso che la partita sia tutta aperta e dobbiamo sfruttare al massimo i giorni che precedono il ballottaggio per rivendicare i risultati positivi centrati in questi anni dall’amministrazione Corvatta.
E come pensate di muovervi?
Fino a domenica 25 è importante, a mio avviso, che tutto il Pd si impegni al massimo nella sfida di Civitanova. Ad urne chiuse e di fronte al quadro complessivo dei risultati penso che vada colto in modo ancor più forte il messaggio dell’Assemblea regionale del Pd di poche settimane fa: rilanciare l’azione del nostro partito sul territorio, con gli iscritti e non solo. Impegno, ascolto e attenzione verso i cittadini, coinvolgimento nelle decisioni, apertura ai problemi. Dobbiamo ripartire con un slancio ed un entusiasmo nuovi, affrontando, anche su scala locale, il tema del dialogo e del confronto con le forze politiche di centro-sinistra per costruire un programma politico adeguato alla fase che sta vivendo la nostra regione.

Ma i pesaresi parlano romagnolo e se stanno ancora nelle Marche è perché in Romagna non conterebbero un tubo, non sarebbero né carne e né pesce, mentre nelle Marche, grazie agli illuminati elettori del Pd con i loro bravi istruttori hanno avuto in consegna la Regione con i risultati che tutti conosciamo per il settore terremoto che sembrava aver fatto danni pure a Gabicce Mare e non a Gabicce Monte che vista la posizione, sarebbe stata certamente più esposta. Ricci, il sindaco di Pesaro sembra già l’erede naturale di Renzi, mentre l’eredita di Ceriscioli verrà raccolta e di sicuro non sarà ripiantata anche se i marchigiani sono sempre stati testardi e poco curiosi. Sennò si sarebbero accorti da un bel pezzo che stanno votando un partito che non c’è. Può esserci un partito che non ha collocazione in Parlamento? A sinistra è come dire una bestemmia, al centro può solo passare il pallone e cercare di andare in goal senza sapere qual è la porta degli avversari. A destra, non credo proprio, l’amicizia con la Confindustria non è più sufficiente, anzi già la credibilità della stessa che è basata sull’esportazione ma non dei prodotti made in Italy, ma di tutta la catena di produzione e commerciale è alquanto decaduta, e poi a destra si occupano di persone e non di chiacchere e soluzioni peggiorative. Ma torniamo ai casi nostri, quelli più terra terra come gli individui che ci camminano sopra. Dice la Signora Manzi che a Civitanova c’é bisogno di Impegno, ascolto e attenzione verso i cittadini, coinvolgimento nelle decisioni, apertura ai problemi. Beh, onorevole, mi arriva con cinque anni di ritardo. Queste sono le stese medesime parole di Corvatta ai tempi della sua elezione. I risultati, per i Civitanovesi sono ben noti e molto diversi da quello che queste belle parole avrebbero dovuto produrre. Concludo con una mia curiosità, visto che non è solo il sindaco a dirlo. Potrei avere una lista delle buone cose fatte da Corvatta in cinque anni? Ah, nella lista potete mettere anche il Palas e la mezza fiera. Se verrà rieletto farà costruire anche l’altra metà, magari da un’altra parte. Uh, non mettete l’arco al mare, lo voleva abbattere ed è stata una sorpresa anche per lui dato che ne hanno fatto il simbolo di Civitanova, naturalmente senza chiedere il parere partecipato.