Che musica maestro,
ad Appignano dal 1882
In piazza celebrata la banda con un libro e un concerto
di Maurizio Verdenelli
La chiamavano ‘la banda del maritozzo’, per via del dolce (ben innaffiato grazie ad una capace botte a fianco del tavolino stracolmo di delizie) messo a disposizione dei musicanti dopo ogni concerto in piazza. Anche l’altra sera il rito mangereccio- allargato alla folla dei presenti- si è ripetuto anche se maritozzi e vino sono stati sostituiti da aranciata (in bottiglie di plastica) e pasticcini all’interno del circolo cittadino all’ombra della targa che ricorda il bandito Bellente. Già, la targa in ceramica (un’altra ce n’è all’ingresso) di Pietro Masi, il brigante gentiluomo disertore dell’esercito napoleonico e santo laico di Appignano: a due passi da lì, nel salone del circolo che ricorda pure Leguminaria, la terracotta e i frantoi storici locali, si è consumata l’agape fraterna che ha concluso la festa della Banda musicale cittadina, altra icona paesana. Entrambe storiche: se la notte del Bellente si celebra nella memoria del 1812, la Banda Musicale ha una storia che risale ad appena 70 anni dopo. Nel 1882, quando tredici dipendenti comunali costituirono il corpo filarmonico municipale agli ordini del maestro Romeo Giovannoni. Tutte ‘notizie’ presenti nel bel volume presentato nel corso della serata in piazza, a cura del professor Alberto Meriggi. Il titolo? “Banda musicale di Appignano. Storia, suoni e protagonisti di un sogno realizzato”.
Due anni di lavoro certosino da parte dell’attuale presidente del Centro di studi storici maceratesi, di recentissima nomina dopo la scomparsa del fondatore Pio Cartechini. Tanti i ricordi da parte degli intervenuti che si sono un po’ sovrapposti alla pubblicazione, tuttavia chi poteva frenare lo tsunami sincero ed entusiastico di tanti protagonisti (tra i quali il presidente della banda, Giovanni Silvi e il sindaco Osvaldo Messi) e ‘pionieri’ al microfono del collega Giovanni Fermani, con fratello direttore d’orchestra? Nessuno, certo. Anche se il musicologo professor Riccardo Graciotti, da parte sua, ha provato con successo a riportare la materia ‘principale’ al centro. Meriggi ha ricordato qualche episodio dei percorsi della corpo bandistico in terre extramarchigiane: momenti ‘trionfali’.
Gli applausi ma anche certe scene da ‘scherzi a parte’ con il pullman di Appignano a tirarsi via ‘sovrappensiero’ (da parte dello stanco autista) il gran pavese, talvolta, dei paesi ospitanti tra il genuino stupore della folla. Accadde in Abruzzo, ha ricordato l’autore che ha poi tirato fuori dal cassetto l’episodio (usiamo il singolare per comodità) del ‘maritozzo’ di cui sopra. “Ce n’erano tantissime altre, di storie” sospira il professor Meriggi “ma non c’è stato forse il tempo per menzionarle”. E il direttore d’orchestra Andrea Mennichelli: “Non esistevano, un tempo, le strade veloci di adesso e quando la Banda partiva per il sud era notte alta. L’arrivo era ai primi chiarori dell’alba. Il pullman si fermava in aperta campagna. Che era successo? Nulla. I musicanti dovevano però scendere e farsi qualche chilometro a piedi prima d’entrare in paese ad ‘ottoni spiegati’, intonando cioè la musica. Era un classico, l’entrata doveva essere così: trionfale. Ma che fatica!”. L’altra sera invece solo applausi e meritoriamente tanti elogi per la Banda che ha eseguito un perfetto concerto davanti ad una platea strapiena con tanti ospiti provenienti dai paesi vicini, a cominciare da Treia.


