Melodrammi e pellicole
(parole e foto-ritocchi)

DAVOLI A MERENDA - Divagazioni notturne a due passi dalla lirica e non solo per un'estate maceratese da sogno

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di Filippo Davoli

La notte fa già caldo. Siamo ancora ai primi di giugno, ma già l’estate si fa riconoscere prepotentemente. Così, la sera prima di addormentarmi mi metto in finestra a godermi quella po’ d’aria che circola… e con lo sguardo divago sui tetti, soffermandomi qua e là sulla cupola delle Vergini, sul mastodonte dell’Ospedale, sui pannelli solari sopra l’istituto salesiano, e sulla balconata dello Sferisterio. Dev’essere stata proprio quest’ultima immagine a rimanermi impressa dentro se, nel sonno, ho vagato stavolta nel mondo del bel canto. Già arrivavano gli orchestrali dell’Arena, e i camion con le scene per i nuovi allestimenti; già cominciavano ad accendersi i riflettori per le prove, qualche sopranino a smiagolare dalle finestre del centro, e la città tutta a fibrillare per la gioia e l’incanto della nuova Stagione lirica alle porte.

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C’era addirittura un giovanissimo Giuseppe Verdi, alle primissime armi compositive, che stava dedicando al sindaco la sua prima opera lirica: il protagonista, Romano, si affacciava al balcone del suo Palazzo attirato da un sinistro vociare, e scopriva sulla piazza tre file differenti rispettivamente di residenti, commercianti e trasportatori, intenzionati a raggiungere il Primo Cittadino per costringerlo a modificare la Ztl ciascuno secondo un proprio suggerimento che pretendeva migliore di tutti quelli degli altri. L’opera prendeva il titolo di Un giorno di rogne.

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Alle prese con una celesta fattasi recapitare sul terrazzone del Palazzo degli Studi, per estraniarsi dai rumori della movida studentesca che comunque gli avevano ispirato la nuova opera, Wolfang Amadeus Mozart si stava con efficacia applicando alla stesura de Il rutto del serraglio.

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Anche Giacomo Puccini si dedicava al medesimo argomento, nella sua opera Il tamarro.

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Il vulcanico Verdi, tuttavia, dopo il successo del primo lavoro, si era buttato a capofitto nella scrittura, mettendo a punto altre partiture degne di nota: la prima dedicata al polo natatorio, intitolata La tranvata. La seconda gli era nata per un moto di compassione misto a pena nel vedere un residente del centro storico alla ricerca di un parcheggio, nell’opera Il trovatore (del posto). La terza, infine, gliel’aveva ispirata un moto di solidarietà per la città vecchia, dalla quale pian piano fuggivano un po’ tutti: e la Banca d’Italia, e gli artigiani, e i fruttivendoli, e gli alimentaristi, e tanti altri commercianti, e soprattutto i residenti, nell’opera E ‘rmani!

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Anche Puccini aveva deciso di spostare la propria residenza a Macerata, sede feconda di ispirazione: qui gli era nata la M.me Butterfly, in cui aveva affidato al Corpo dei Vigili Urbani l’esecuzione dello splendido Coro Multo. E se è vero che, in fondo, si scrive sempre lo stesso libro, è anche vero che si compone sempre la stessa opera: Giacomo, infatti, aveva dato alle stampe anche un altro suo capolavoro dedicato alle sanzioni per gli automobilisti, Manon Lescamp. Tuttavia, anche l’Apm era entrata nelle grazie del maestro Puccini: per la partecipata aveva scritto infatti la Tasca.

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Infine, di fronte alla dichiarazione dell’opposizione di essere attenta e vigile, e forte nel contrastare le decisioni della Giunta, ancora Giuseppe Verdi aveva composto Una balla senza maschera.

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004-RIUSO-AMARO-325x353Per quanti, insensibili alle delizie del belcanto, cercavano altri eventi in città, il cinema offriva prime visioni degne di nota:

– un capolavoro assoluto come Roma(n), città all’erta.

– Silvana Mangano perlustratrice dell’interno del Park Sì, nella pellicola Riuso amaro.

Enrico Montesano rilettore della normativa per la sosta, nel film Febbre da cavillo.

– un avvincente noir ambientato tra i commercianti cittadini, C’eravamo tanto armati.

Alberto Sordi nella dolorosa storia di un turista sperso nei vicoli cittadini alla ricerca di una toilette, nel film d’azione In viaggio con pipì.

Bud Spencer interprete della storia di un dirigente di banca totalmente dedito all’aiuto dei clienti più poveri, nel film fantasy Lo chiamavano Quattrinità.

– il ginepraio dei sopralluoghi post-sisma, nella pellicola Come faglie al vento.

Aldo Fabrizi protagonista del dramma di un automobilista alle prese con la nuova rotonda di Via Mattei, in Signori, in carrozzeria.

– Per gli amanti della lettura, poi, se in Italia spopolava un saggio intitolato La dittatura dei burocrati, a Macerata aveva la meglio un altro libro, intitolato La dittatura dei barocrati.

005-LUCI-DELLA-CITTA-325x243Infine, appariva in lontananza una figurina esile e goffa, nelle cui sembianze riuscivo a riconoscere quelle magiche del grande Charlie Chaplin. Era a Macerata anche lui per studiare come modificare le Luci della città. Ma qui mi sono svegliato… e ho scoperto che quest’ultimo, a parte Chaplin, non è un sogno. Speriamo non diventi un incubo…


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