Storie di bulli e cyberbulli:
giovane a scuola con la vodka
12enne in reggiseno su Whatsapp
CIVITANOVA - Il punto sulla situazione è stato fatto ieri sera durante un incontro organizzato dall'associazione Risorgimento. Emersi i dati del fenomeno ed episodi in provincia. L'ispettore Raffaele: "Aumentano i reati in rete e diminuisce l'età di chi li compie"

L’incontro sul cyberbullismo: da sinistra Angelo Mercanti, l’ispettore Raffaele Daniele, Alessia Marzoli e Stefania Flagiello
di Laura Boccanera
(Foto Federico De Marco)
Aveva inviato la foto in reggiseno della sua amichetta di 12 anni ad un gruppo Whatsapp, la foto era diventata pubblica e un altro minore l’aveva salvata e condivisa sul social Ask. La dodicenne aveva ricevuto una marea di insulti e ingiurie. Si diventa così vittime di cyberbullismo, una forma di bullismo ancora più violenta, senza emozioni, aggressiva e devastante. La storia arriva dal Maceratese ed è successa un po’ di tempo fa. E’ uno dei tanti esempi di forme di prevaricazione che portano sempre più minori a ricorrere a psicologi e terapeuti per tentare di ricostruirsi un’identità anche nella vita reale. Il punto è stato fatto ieri sera al teatro Conti nel corso di un incontro organizzato dall’associazione Risorgimento a cui hanno partecipato l’assessore ai servizi scolastici Piergiorgio Balboni, la psicologa Stefania Flagiello, Alessia Marzoli e l’ispettore della polizia di Stato Raffaele Daniele. Il dato è inquietante: nel biennio 2013-2014 il fenomeno è cresciuto a livello nazionale passando dal 8,4% al 16,5% e almeno un bambino su due è stato vittima di un episodio offensivo o irrispettoso. «Ho chiesto in un incontro con le classi quinte elementari di una scuola di Civitanova in quanti non avessero Whatsapp sul telefonino, hanno risposto solo in due – commenta l’ispettore Daniele – in rete la maggiore età si conquista già in quarta elementare. Aumentano i reati in rete e diminuisce l’età di chi li compie non rendendosi neanche conto che ingiuriare o scaricare foto di coetanee è diffusione di materiale pedo pornografico. Fortunatamente in provincia ancora non abbiamo fenomeni di cyberbullismo tale da provocare episodi gravi come suicidi o violenze, ma il dato è in costante crescita».
Una differenza sottile quella fra bullo e cyberbullo, soprattutto per gli effetti che determina sulla vittima che nel caso della prevaricazione in rete viene tormentato sempre, in ogni tempo e luogo: «la vittima perseguitata online non ha tregue – commenta l’ispettore – in più il cyberbullismo non conosce pietà. Il web incattivisce, la maggior parte degli utenti non direbbe in faccia quello che ha il coraggio di scrivere sui social». Ma la nostra provincia conosce anche casi di derisione di bambini disabili e abuso di alcool già alle scuole medie. Arriva da una scuola civitanovese il cattivo esempio di un ragazzino sorpreso a scuola con la vodka nascosta in una bottiglietta d’acqua. La scuola in quel caso prende un provvedimento e il giorno dopo l’avvocato dei genitori scrive alla dirigenza per lamentare un “eccesso di mezzi di correzione”. A tracciare un quadro psicologico del bullo e delle vittima la psicologa Flagiello che ha illustrato anche le componenti di rischio sulla salute e l’insorgenza di particolari patologie a seguito di una persecuzione prolungata nel tempo. I rimedi arrivano sia dalla prevenzione che dalla legge,come ha spiegato l’avvocato Marzoli, in particolare da un nuovo disegno di legge per combattere proprio il cyberbullismo, ma c’è una limitazione: «una volta che una foto viene diffusa non c’è modo per riappropriarsene, potremmo anche cancellarla, ma non sapremo mai in quanti l’hanno salvata e condivisa».







La droga legale.
che bella la Marzoli.