Tragedia a Venezia,
la lettera dello zio di Luca Ugolini

DRAMMA - Giancarlo Marcelli affida alla penna il dolore per la scomparsa del nipote: "Immaginare che tanti come lui debbano trovare lontano felicità e certezze mi rattrista"
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Luca Ugolini

 

“Spero che le mie riflessioni possano aiutare i tanti giovani ed ex giovani in difficoltà di prospettive e lavoro, che vivono lontani dalla loro casa con l’obiettivo di divenire attori e non rimanere comparse”. Così scrive in una lettera Giancarlo Marcelli, lo zio di Luca Ugolini, architetto civitanovese di 45 anni morto venerdì scorso a Venezia, dove abitava e lavorava, a causa di un infarto che lo ha colto mentre tornava a casa da una partita di basket con gli amici (leggi l’articolo). Le sue parole le rivolge a chi, come il nipote, si è trovato lontano da casa e dagli affetti per lavorare, dovendo affrontare in solitudine le sfide della vita e della carriera.

“Parlo – dice Marcelli – di quelli che operano lontani per scelta a volte, per necessità quasi sempre. Luca aveva scelto di stare a Venezia per fare l’architetto, dopo un percorso di studi comunque impegnativo, in una sfida solitaria verso le necessità e le aspirazioni. Era, ora mi dicono, un bravo professionista alle dipendenze più o meno certe di grandi figure. Per loro disegnava, faceva plastici e allestiva padiglioni. Qualche sera fa Luca è morto da solo per un infarto, dopo una giornata complessa e la partita di basket del giovedì sera con gli amici. Non so se sarebbe stato diverso altrove, dove Luca non sarebbe stato solo. Sono certo però che la vita nella sua essenza deve trovare protezioni adeguate. Fra un po’ Luca tornerà nella sua città natale trasportato da un carro funebre, tutti lo piangeranno e il tempo affievolirà il dolore di quanti l’hanno adorato. Immaginare che tanti Luca debbano trovare da soli lontano felicità e certezze mi rattrista, credere che così debba essere mi fa arrabbiare, sperare che andarsene sia una necessità della propria indole mi rallegra, purché sia un segno di rispetto verso il futuro, come ha fatto in solitudine Luca. Un abbraccio, zio Giancarlo”.



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